Sono destinati a diventare star, anche se nessuno ci crede. Un colpo di fortuna e i Fire Saga andranno all’Eurovision Song Contest.

Il mondo si divide in due categorie: chi ama Will Ferrell e chi non l’ha mai potuto sopportare. Più che legittimo. Non è infatti una comicità da tutti quella spinta e a briglie sciolte del comico americano, che da sempre ha puntato sulla sua stessa figura e mitologia per condire di sé i film di cui è stato protagonista, tanto da pellicole più introspettive per quanto sempre leggere quali Vero come la finzione, a produzioni familiari che sono entrate nelle tradizioni festive come Elf o in quelle opere dure e pure dove gli eccessi sottolineavano la demarcazione tra qualsiasi altro tipo di comicità e quella firmata Ferrell. Una carriera, dunque, che riserva ancora ben pochi segreti, ma non per questo priva di barlumi di simpatia con cui l’attore, sceneggiatore e produttore si presta al meraviglioso mondo del cinema.

Era, infatti, sospinto da curiosità spropositata il nuovo film targato Netflix che avrebbe visto Will Ferrell farsi accompagnare da Rachel McAdams nella vistosa e cialtronesca esperienza di Eurovision Song Contest: La storia dei Fire Saga, presa dell’evento musicale che unisce sullo stesso palco i migliori talenti europei del panorama della canzone, per rappresentare l’Islanda con un iconico duo di aspiranti cantanti. Provenienti da un minuscolo paesino della nazione nordica, dove balene si mostrano in nuoto sincronizzato e in cui un urlo troppo forte può causare lo scioglimento di un ghiacciaio, i protagonisti Lars Erickssong (Ferrell) e Sigrit Ericksdottir (McAdams) riescono a raggiungere l’obiettivo della vita, mettendo però a rischio il loro rapporto e dovendo proteggersi dai piani malvagi di un’alta carica del loro Paese.

Le premesse, quindi, c’erano tutte, e la maggior parte vengono anche soddisfatte. Ma nella sua visione godibile, che non manca di restituire l’ilarità promessa, quello di cui si sente la carenza in un film come Eurovision Song Contest: La storia dei Fire Saga è la privazione di una vena demenziale che avrebbe potuto esaltare ancor di più la storia dell’improbabile band e che avrebbe visto arrivare in cima all’assurdità la pellicola con Ferrell e McAdams. Diviso in due sottoinsiemi narrativi, quello del concorso sonoro e la love story dei due protagonisti, il film diretto da David Dobkin ha, infatti, delle vette molto meno creative dal punto di vista del potenziale comico rispetto a quanto il materiale di partenza avrebbe potuto concedere, con una sceneggiatura e dei momenti di sconsideratezza che si fanno avanti, ma sembra abbiano paura di avanzare fino in fondo. Un’opportunità che era il tema stesso dell’Eurovision a poter permettere, comunque ben sfruttato per quanto posto sul freno che la pellicola sembra tirare e che lo fa proprio in virtù di quell’opposizione romantica che, invece di contribuire all’accelerazione della commedia, tende leggermente a smontarla.

Ciò che va legando i personaggi di Lars e Sigrit, questo intreccio amoroso che presta un tono più prettamente sentimentale a un racconto che avrebbe dovuto sfruttare sul versante della commedia l’universo dell’Eurovision, si aggrava inoltre di una complicata sospensione dell’incredulità se vista in rapporto agli interpreti che vanno vestendo i ruoli dei protagonisti, certamente apprezzando la chimica della coppia, ma non potendo che evidenziare come anche per Will Ferrell sia arrivato il momento di concentrarsi su altri ruoli in contesti più adatti. Un re-casting che, forse, avrebbe potuto quindi meglio integrare una linea di trama come quella romantica con il corrispettivo comedy, di cui bisogna andare ad accettare la presenza di Will Ferrell più in quanto personaggio in se stesso che interprete adatto alla narrazione.

Nonostante, però, le perplessità che Eurovision Song Contest: La storia dei Fire Saga può suscitare, in quei suoi veri momenti di follia, quello che lascia trasparire è un senso di divertimento genuino che avremmo voluto meno corretto e magari più incentrato su quel tipo di illogicità di cui sappiamo capace una personalità come Ferrell. Che inoltre, nonostante la sua verve, si lascia surclassare dalla luce e dallo splendore di una Rachel McAdams che vorremmo vedere sempre più inserita nel filone dell’intrattenimento comico, in una doppietta tra Game Night e Eurovision Song Contest che ne fa risaltare i risultati nell’ambito della comedy e affiancata, inoltre, in questa sua esaltazione dal comprimario Dan Stevens, che nel russo Alexander Lemtov e nelle tonalità profonde del suo brano Lion Of Love si mostra come una delle cose migliori del film di Dobkin.

La scena del song-along, tra le migliori del film | Video e Foto Credits: Netflix

Nell’aspettativa di un Blades of Glory – Due pattini per la gloria, asciugato di molto e reso meno incisivo e dirompente di quanto avrebbe potuto, con comunque un intermezzo musicale centrale di grande impatto e il sogno di poter cantare nato da Waterloo degli Abba, Eurovision Song Contest: La storia dei Fire Saga è una hit passeggera che potrà accompagnare per una stagione, ma che non è detto che potrà rimanere nella lista Billboard dei grandi successi.