Strabiliante musical di Broadway, Hamilton è disponibile sulla piattaforma Disney+ per una visione immersiva e in lingua originale.

È il sogno di molti quello di poter andare, un giorno, a Broadway. Entrare nei meandri di un teatro che ha fatto la storia dei musical, che ne ha dettato gli stili, le avanguardie, i cambiamenti di anno in anno, non smettendo mai di risplendere di quelle luci che sono tanto nei riflettori quanto nelle star che si sono succedute su quel palco, inondate da un’aurea d’oro che sembra il teatro stesso a infondere. E, a determinare il sogno e il successo di testi musicali tramutati in sinfonie e canzoni, è spesso il tempo, che scandisce la fama, i premi e la risonanza che un’opera può avere, fino ad incantare. 

È quello che è avvenuto con Hamilton e la leggenda che continua, dal 2016, a circondarlo. Anzi, da un anno prima, quando ha debuttato Off-Broadway prima di diventate il fenomeno che si merita d’essere. Prima di tutto è la sua creazione che sorprende per la determinazione che un animale da palcoscenico come Lin-Manuel Miranda ha incanalato per la realizzazione di musiche, testi e libretto del musical. Un lavoro riconosciuto nel 2015, ma consacrato l’anno successivo con il Grammy Awards per il miglior album di un musical teatrale, ma soprattutto con undici Tony Awards su sedici nomination e il Premio Pulitzer per la drammaturgia a Lin-Manuel Miranda. 

Lin-Manuel Miranda in una scena di Hamilton | Foto: Disney+

Una meteora che non sembra tramontare e che in pochi anni è entrata nella conoscenza comune della cultura di massa, affermandosi come uno dei capisaldi della nuova frontiera musicale-teatrale, conquistando una notorietà che oramai la precede e che permea di sé qualsiasi aspetto della vita moderna, sociale e culturale. Un vero e proprio mito dei tempi moderni, un musical già fattosi classico, che non esalta la figura di uno dei padri fondatori degli Stati Uniti D’America, né glorifica – come alcune polemiche vorrebbero far credere – il suo ruolo istituzionale. Pur sfruttando, effettivamente, una personalità controversa da cui Miranda è partito prendendo come base la biografia scritta dallo storico Ron Chernow, ciò che l’interprete e esponente ne ha fatto è stata la rivisitazione in chiave narrativa di un uomo problematicizzato all’interno della sua storia, messo a nudo sotto ogni suo aspetto. 

Una scena di Hamilton | Foto: Disney+

Non ci sono favoritismi in Hamilton, non c’è la volontà di discolpare politici corrotti o biechi giochi di potere, alleanze o avversità. C’è il racconto di un personaggio, un ragazzo fattosi uomo e condotto, nel musical, fino alla sua morte, mettendo in prospettiva ciò che la Storia con la S maiuscola ha lasciato passare e ri-modulandola con il distacco dell’era contemporanea per saperne gestire colpe e vittorie. Un elemento criptico, ma attentamente gestito da Lin-Manuel Miranda, che nella definizione di “eroe” nella sua terminologia più tipica non ricerca un faro da seguire, ma lo declina sotto varie sfumature negli apparati della narrativa, ricollocandolo nella trama e nei fili che sceglie di tirare, con l’importanza di una presenza eccedente nel cast di latini e afroamericani che, se per alcuni può rappresentare la facilità con cui portare dalla propria parte la storia, ne va invece riconosciuto il bisogno di affermarne il significato principale che è poi il musical stesso a voler tirare fuori. 

Con una presa di coscienza imprescindibile su ciò che si va trattando e come si va trattando, è poi la meraviglia quella che va estendendosi su di un musical come Hamilton, l’incredibile comprensione di come fondere ciò che è stato con ciò che è ora e usufruirne per una colonna sonora che nelle sue declinazioni rap e negli arrangiamenti ogni volta di differenti stili, presenta un tappeto sonoro su cui è impossibile non volersi dimenare, così come i suoi attori sul palco fanno. Un cast che sembra l’incarnazione di un coro d’angeli ognuno con la sua personale grinta, con il suo particolare timbro e la penetrante capacità di arrivare sotto pelle lì dove vanno generandosi i brividi. Un’amalgamarsi di talento che accomuna ogni singolo membro di una compagnia d’interpreti in cui è la limpidezza della loro innata bravura a lasciare attoniti più di quanto le sole musiche potrebbero fare, dove l’ironia del Re Giorgio di Jonathan Groff, l’autorità del George Washington di Christoper Jackson, l’essenza cristallina di Philipa Soo, la grinta tormentata di Leslie Odom Jr., la forza di Renée Elise Goldsberry e l’irriverenza di Daveed Diggs ne fanno un tutt’uno con i loro personaggi, elevandoli nelle loro performance singole e di gruppo.

Non lasciando un attimo di fiato al pubblico, rapito dal turbinio vorticoso dell’ensemble coreografico che popola con fervore il palcoscenico, Hamilton vive di un’energia che passa tutta per quelle canzoni che fanno la storia del musical e che ribattono proprio sulla necessità di assicurarsi un’eredità per il futuro. Un testamento che l’opera di Miranda sancisce con un lascito di cui l’universo del musical sarà sempre grato e di cui tutti, da ora in poi, conosceranno il nome: Alexander Hamilton.