Seconda collaborazione video con gli amici di SilenzioinSala.com! Cosa sono le Sfide Impossibili? Scopritelo qui.

“Io odio il jazz!” ammette vergognosa Mia, mentre Sebastian, contrariato da questa affermazione, cercherà in tutti i modi di convincere quella che diventerà la sua compagna ad amare questo genere musicale. Stiamo parlando – e non a caso – di un passaggio del musical La La Land, opera che mi permette di spiegarvi cosa abbiamo cercato di fare io, Aurora e Samantha in questa Sfida Impossibile di SilenzioinSala.com.

Gli amici di Silenzio in Sala, portale nato nel 2002, si descrivono come “amanti del cinema e delle sue complessità ma, soprattutto, amanti della condivisione delle idee e delle opinioni. Il cinema è una cosa seria, è vero, ma è anche la più divertente delle arti e – senza dubbio – quella più vicina ai sogni”. Sulla base di questa doverosa premessa, e parlando proprio di condivisione di contenuti e passioni, abbiamo unito le forze cercando di spiegare il nostro punto di vista, andando a pescare lì, da quel genere cinematografico amato e odiato, citato e copiato, indispensabile e, a volte, maltrattato: IL MUSICAL. 

Musical: o lo ami o lo odi!

“A me non piace il musical!”. Aurora Tamiglio, caporedattrice di SIS, si presenta così, con un’affermazione forte e, a dirla tutta, molto comune tra i cinefili. Fermarsi a riflettere sui motivi per cui il musical è un genere poco considerato potrebbe portarci via decenni: in poche parole, non lo sentiamo nostro perché è il genere cinematografico americano per eccellenza. Ha in sé qualcosa di magico, incantato, e la finta allegria che lo pervade potrebbe infastidire, perché spesso e volentieri non rispecchia la realtà e non si pone nemmeno il problema di non rappresentarla. L’età del musical rappresenta la più immediata e felice realizzazione del sogno americano, una potente metafora di quel principio che – nei secoli – ha spinto milioni di persone a migrare: se lavori duro e hai talento, ce la puoi fare. Ecco perché gli americani sono così affezionati ai musical!

E c’è qualcuno – non ameriano – che il musical lo ama incondizionatamente, ne valorizza il ruolo nobile che ha avuto e che ha nella storia del cinema. Il musical non parte dal talento del singolo, ma è un grande lavoro di squadra, un’opera che può stare in piedi solo se c’è equilibrio. Dal cast, ai coreografi, dalla regia agli sceneggiatori, dalla musica agli autori delle canzoni, il sapiente dosaggio di questi ingredienti lo rende speciale nel tempo.

DECENNI DA MUSICAL

Facendo un balzo indietro nel tempo e volendolo contestualizzare, il genere musical è strettamente connesso alla nascita del sonoro e i suoi copiosi numeri musicali sono pensati per attrarre al cinema il grande pubblico dopo il crollo della vendita dei biglietti a seguito della Grande Depressione del ’29.

Un’iniezione di ottimismo per un’industria al collasso, che tra gli anni ’20 e anni ’30 vive un’epoca d’oro. Le principali major si specializzano, spuntano così i primi grandi nomi: Ginger Rogers, Fred Astaire, e poi ancora Shirley Temple e Judy Garland. Poi, esplode negli anni ’50 quasi fino alla saturazione. 

Il musical viaggia nel tempo, si trasforma, vince premi su premi, racconta la storia e affronta tematiche mai viste prima: negli anni ’60 arriva West Side Story, un moderno Romeo e Giulietta che, tra immigrazione, emarginazione delle minoranze etniche negli USA, diventa una vera e propria finestra sulla realtà sociale contemporanea.

Negli anni ’70 e ’80 acquista una connotazione più dark (per esempio, Cabaret) e diventa mezzo di denuncia. E c’è il via libera alla follia quando The Rocky Horror Picture Show arriva nelle sale (1975): è un film insolito nel suo genere, con ingredienti che spaziano dal comico alla fantascienza, dalla parodia dei B-Movie ai vecchi film horror. La sua atmosfera è improntata al mistero e al terrore, ma con una certa aria trash, surreale e comica che rende la pellicola cult al primo sguardo.

Gli anni a seguire saranno principalmente caratterizzati dal Rinascimento Disneyano: film musicali/musical che sposano l’animazione. Le major non sono poi così interessate al genere puro, che viene praticamente abbandonato.

E NEGLI ANNI 2000?

Nel video qui sopra, ovviamente, oltre a parlare brevemente della storia del musical, abbiamo parlato di film del genere che hanno in qualche modo rivoluzionato l’era moderna. Singin’ in the RainSpettacolo di VarietàSweet Charity… c’è davvero un pizzico di tutti i musical classici in La La Land, opera del 2016 firmata dal giovane prodigio Damien Chazelle. Il film non è solo un mero omaggio visivo o musicale, ha al contrario l’ambizione di raccogliere il testimone da queste pellicole che hanno fatto la storia e realizzarne una sorta di versione moderna. In La La Land si respira aria di musical, ma gli interpreti sono tutt’altro che ballerini o cantanti di Broadway, sono persone normali. Mia e Sebastian (Emma Stone e Ryan Gosling) sono due millennials qualunque con un sogno nel cassetto, ma che devono necessariamente scontrarsi con la realtà, con le difficoltà economiche, con la competizione della Hollywood moderna in cui il talento potrebbe non essere sufficiente, e in ultimo con la paura di non essere all’altezza. L’aspetto musicale, quindi, non è altro che il veicolo attraverso il quale emerge il disagio di una generazione a caccia di sogni, elemento che trasforma La La Land nel film simbolo del nostro tempo. 

Insomma, la nostra Roberta sarà riuscita a convincere Aurora e Samatha ad amare questo genere cinematografico?