Il 10 Luglio durante la rassegna Arianteo a Milano, si è tenuta la proiezione in anteprima del film Stay Still. Abbiamo partecipato alla presentazione del film da parte della regista Elisa Mishto e il dj Apparat, vero nome Sascha Ring, che ha curato le musiche del film, in conversazione con Alessandra De Luca di Ciak. Ecco cosa ci hanno detto.

Stay Still (leggi qui la recensione su SilenzioInSala.com) è la storia di Julie, una ragazza apparentemente normale che non riesce a fare a meno dei suoi guanti gialli, ricoverata in una clinica psichiatrica, dove conosce Agnes. Così come Julie rifugge dalle responsabilità e passa la sua vita in attesa, Agnes è il suo opposto, avendo fatto tutto ciò che una donna della sua età dovrebbe fare: ha un compagno e una bambina, un lavoro e molte responsabilità, anche lei però con i suoi problemi. Sono una l’opposto dell’altra e insieme riusciranno a dare una scossa alla loro vita.

È stata una presentazione un po’ tormentata quella avvenuta il 10 luglio al cinema all’aperto dell’Anteo di Milano, l’Arianteo. Nonostante un cielo sereno per tutta la proiezione del film, a un certo punto, proprio verso la fine della pellicola, ha iniziato a piovere. Nonostante un fuggi fuggi generale, i pochi coraggiosi sono riusciti a rimanere e ad ascoltare l’incontro che avrebbe accompagnato la fine del film. Un incontro molto più intimo e familiare, senza microfoni e palchi, ma sulle scale, rifugio di fortuna dalla pioggia, come tra amici, quando un temporale estivo ti prende di sorpresa. Ciò non ha tolto interesse alle parole della regista Elisa Mishto e del dj Apparat.

Elisa ha cominciato la conversazione spiegandoci da dove ha tratto l’idea del suo lungometraggio d’esordio:

“13-14 anni fa, ho cominciato a girare un documentario sulla malattia mentale, ambientato a Reggio Emilia dove c’era l’Ospedale psichiatrico San Lazzaro, un ospedale enorme, con 3.000 pazienti. Autogestito e autonomo, nel senso che producevano il proprio cibo ed era tutto fatto all’interno con i pazienti, era in realtà una città nella città. Aveva influenzato molto Reggio Emilia e la sua storia. Molti anni dopo ho girato un docufilm sull’evoluzione dell’Ospedale San Lazzaro in quelle che sono diventate le cliniche psichiatriche, dal momento che Basaglia era stato molto attivo nella città. Ho girato il documentario facendo una ricerca per almeno due anni, a volte stando anche per un mese tutti i giorni nelle cliniche psichiatriche. Ho quindi raccolto un sacco di informazioni, di aneddoti, di personaggi, di atmosfere che mi sono piaciute moltissimo.”

Comincia così Elisa il suo percorso d’interesse nelle cliniche psichiatriche, sviluppandolo in Stay Still. La regista le vede come un luogo di attesa, dove non accade nulla, una sorta di bolla dove i pazienti rimangono fermi, senza lavoro e senza relazioni sociali.

Inoltre, l’ozio viene visto in questo film come una sorta di ribellione in un mondo che non sa stare fermo. Elisa ha ricordato come, durante la quarantena, molti le hanno scritto che vedendo il film, si sono sentiti proprio come i personaggi del film, nonostante la pellicola sia stata girata molto prima. È così che per sorpresa anche di Elisa, il tema del film è diventato un qualcosa di reale e concreto.

Ma è anche una pellicola sulle aspettative che abbiamo nel confronto degli altri e sopratutto sulle responsabilità, dalle quali la protagonista rifugge. Una figura che nonostante stia ferma, riesce comunque a smuovere qualcosa nei personaggi che l’accompagnano.

Sascha Ring, conosciuto come Apparat, ci ha raccontato com’è stato scrivere la colonna sonora del film. Ci ha spiegato come volesse riprendere una colonna sonora che non fosse solo d’accompagnamento, ma che divenisse simbolo riconoscibile del film, come le colonne sonore degli anni ‘80/’90 (citando Top Gun), riprendendo quindi dalla pop culture e trasportandola dentro al film. Ma nel film non ci sono solo canzoni originali, il lavoro di Sascha è stato anche quello di supervisore musicale, dove, insieme ad Elisa, ha scelto canzoni esistenti che potessero andare bene col film e le sue atmosfere. Il suo lavoro, insieme a Philipp Thimm – suo collaboratore di lunga data – è stato quello di mettere insieme le varie canzoni e riempire dei possibili buchi per rendere il tutto omogeneo e armonioso. Non è la prima volta che Apparat realizza colonne sonore per film e serie tv: le più famose sono quelle per Capri Revolution (per la quale insieme a Thimm ha vinto il David di Donatello) e l’iconica intro della serie tv Netflix, Dark.

Il film è stato presentato ad Alice nella città nel 2019, nell’ambito della Festa del Cinema di Roma.