Basato sul fumetto di Greg Rucka, The Old Guard, con Charlize Theron e Luca Marinelli, è disponibile su Netflix

L’immortalità, quella che tutti agognano, quella che nessuno sa portare. Le implicazioni sono varie, molteplici, accomunano tutti quelli che ce l’hanno e fanno invidia a chi, in realtà, non saprebbe cosa farne. È sul perché dell’immortalità che The Old Guard si interroga mescolando l’azione a una delle condizioni più bramate e più rinnegate al mondo, che arrovella i suoi personaggi nati dalle trame e dai disegni di Greg Rucka. Con una sempre impeccabile Charlize Theron, l’action movie vede alla regia Gina Prince-Bythewood ed è ora su Netflix

Impeccabile perché incredibilmente adatta a qualsiasi tipo di produzione di cui scelga di far parte, inattaccabile nelle vesti della sempre eterna Andromaca da Scizia di cui vuole condividere il peso di un numero di anni che ha, ormai, smesso di contare. Lo stallo dell’immortalità in The Old Guard si fa situazione comune tra la protagonista Andy e i suoi soldati-fratelli, piccolo esercito che, oltre a dover accettare lo scorrere inesorabile del tempo e di quello che si trascina dietro, è assieme indispensabile manipolo di eroi di cui questo mondo ha bisogno, più di quanto loro stessi ne siano consapevoli. Una messa in discussione dell’efficacia delle loro azioni e dello sfruttamento di questa continua giovinezza che sarà la nuova arrivata Nile (Kiki Layne) a ribaltare, un risveglio necessario per chi ha passivamente accettato la ripetizione circolare e all’apparenza infruttuosa di tutti quegli anni.

Partendo come film d’azione, è sullo scopo che a ognuno di noi è riservato su questa terra che si concentra con attenzione il film Netflix partito dalla carta stampata per arrivare direttamente sulla piattaforma streaming. Cosa siamo destinati a fare in questo mondo, come lo lasceremo, qual è il fine di tutto se, più l’umanità avanza, più sembra che le atrocità non abbiano fine. È il dolore accumulato negli occhi quello con cui si aggrava lo sguardo della Andy/Andromaca della Theron, secoli e secoli di lotte, combattimenti, credere di perseguire degli ideali per vederli poi torturati, annichiliti, sottratti alla realtà vivente nella generazione dopo.

L’insensatezza del proprio camminare su di un pianeta fatto di guerre e sofferenze, di racconti riprovevoli e ingiustizie perpetrate, costituisce il primo nemico nella lotta che in The Old Guard la protagonista dovrà affrontare, intenta nel frattempo a scongiurare un futuro rinchiusa in gabbia e ad addestrare la nuova immortale, sempre in balia di un tormento che non è il costante vagare a poter placare, ma che forse, quando avrà ormai rinunciato di inseguirlo, riuscirà a giungere al proprio significato ultimo. Affidando i propri personaggi completamente in mano a un fato misterioso, ma, in fondo, non così meschino, sono i piccoli tasselli a sembrare sfocati nell’insieme delle missioni del team, ma è il cui mosaico finale a tratteggiarne, poi, un bene superiore, omogeneo e individuabile in quel marasma di incomprensioni e precarietà che si chiama vita.

Nel quadro generale sulla gestione dell’immortalità e, dunque, non più la sua concessione in quanto dono, ma la sua finalità in quanto scopo, The Old Guard si stabilisce nelle dinamiche di un action movie nonostante tutto molto canonico, dove la pregnanza degli attori non corrisponde propriamente all’impegno che la pellicola richiederebbe, ma che contribuisce a non avvallare lo sforzo della regista Prince-Bythewood e permette agli interpreti di uscirne, attorialmente, sani e salvi. Una convenzionalità che, avendo come base di appoggio il fumetto dello stesso sceneggiatore Rucka, lascia leggermente insoddisfatti visto il potenziale che una storia di immortali avrebbe potuto comportare sul grande – questa volta piccolo, vista la fruizione in digitale – schermo, che svolge comunque il suo impegno d’entertainment, supportato dalla giusta alchimia tra personaggi e il loro saper mantenere sulle spalle un racconto a tratti scontato, ma pur sempre visibile e mai insoddisfacente.

Con il carisma del nostro Luca Marinelli, che si integra benissimo nelle fila di questo assetto di immortali dove ognuno ricopre adeguatamente la propria parte, e un appunto sulla colonna sonora del film, poco assimilabile alla narrazione di The Old Guard e di cui si percepisce tutto l’inadeguato abbinamento tra musiche e scene d’azione, il film di Gina Prince-Bythewood risplende della dea Charlize Theron a prescindere dalla sua eternità, rimanendo innocuo, ma apprezzabile allo stesso tempo. Una riflessione su cosa siamo destinati a compiere su di una scala ancora più grande, dove sono, in ogni caso, i singoli, a volte banali gesti a muovere verso il bene.

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Foto: Netflix