Netflix ci porta in viaggio con Zac Efron e Darin Olien (guru della salute e del benessere) alla scoperta di soluzioni sane e sostenibili per il Pianeta Terra

Dobbiamo salvare il nostro pianeta. Non è uno slogan pubblicitario, né un motto presidenziale con cui portare voti dalla propria parte. È una presa di coscienza, un moto morale che dovrebbe sospingere qualsiasi abitante di questa terra e fargli comprendere l’importanza di salvaguardare la propria casa. I propri terreni, la propria acqua, il cibo che viene donato o curato, ma che sceglie prima di tutto spontaneamente di offrirsi a noi semplici ospiti di questa Madre Natura che dovremmo rispettare. Folgorazione che una star come Zac Efron ha avuto, tanto da averlo portato a produrre una serie originale Netflix che potesse sensibilizzare fan e pubblico su cosa vuol dire sinceramente contribuire alla salvezza del pianeta.

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Dall’incontro del divo con il maestro di wellness Darin Olien nasce l’esperienza emotiva, ma soprattutto scientifica e esplorativa di Zac Efron: con i piedi per terra, docu-serie di importanza vitale in un momento di massima criticità per ciò che il mondo sta attraversando, portando lo spettatore non solo in luoghi di cui, probabilmente, non avrebbe mai fatto la conoscenza, ma a scoprire tutti i possibili metodi di energia alternativa per rendere minimo il nostro impatto su questo pianeta. Un’accortezza lodevole quella di un sex symbol come Efron, l’essere sceso a patti non solamente con la quotidianità di una popolazione che dovrebbe cominciare a prestare maggiore attenzione al terreno che calpesta, ma con l’influenza che una personalità hollywoodiana e divistica come quella che lo investe possa avere un’influenza ingente su un corposo numero di spettatori e appassionati.

Perché se è per le avventure in giro per tutto il globo che si inizia un viaggio come quello di Zac Efron: con i piedi per terra, è per il suo proseguire nell’esplorazioni di altre comunità, altre tecnologie e altre forme di sopravvivenza che si continua con una visione corposa e piena di una componente riflessiva che è ciò che più impatta nel contatto con lo spettatore. Un continuo spostarsi che appartiene tanto ai due protagonisti della serie, quanto a chi, dal suo computer, tablet o televisore, può apprestarsi all’apertura di un universo di cui si ri-scopre sorprendentemente di far parte, accendendo la spia della sensibilità verso ciò che, ogni giorno, continuiamo a dare per scontato, sbalordendosi di cosa l’uomo è però in grado di poter fare.

Dagli studi sulla longevità nella famosa Zona Blu della Sardegna, alle basi scientifiche in tutto il mondo per il mantenimento dei semi e della vegetazione per la diversità genetica, fino al semplice studio sull’acqua e sul fondamentale apporto con cui influisce nei paesi e sui cittadini. Il prodotto Netflix si spinge lì dove c’è l’opportunità di migliorarsi, analizzando e rendendo perfettamente fruibili le risoluzioni in atto, che già da sole riuscirebbero – e riescono – a portare sulle loro spalle il peso dell’intera produzione e ideazione del progetto.

E merito sincero va ad un Zac Efron che, assieme al suo mentore salutista (e dalla preparazione sconfinata e portata avanti con genuino trasporto), decide responsabilmente di sfruttare la propria immagine per intercedere grazie alla sua fortuna e sfruttare questo suo statuto per contribuire al lavoro che in molti cercano di fare su questo mondo. Una responsabilità che l’attore vive con un coinvolgimento attivo che, nonostante la superficie di uno schermo, trasuda un interessamento vivo che il giovane attore restituisce a chi è disposto a seguirlo in questo percorso fatto a tappe, incredibile nel mostrare di quanto potenziale potremmo usufruire per rendere più sana e ecosostenibile la nostra casa, ponendo il pubblico alla visione e all’ascolto di qualcosa di cui, forse, non avrebbe mai avuto dimestichezza.

In un pellegrinaggio organizzato dove il Sacro Graal sembra risiedere in ogni innovativa evoluzione utilizzabile per favorire lo sviluppo di una realtà più verde e sostenibile, a Zac Efron dovremmo il riconoscimento di essersi saputo spostare da una situazione di agiatezza per mettere in discussione se stesso e le proprie percezioni sul mondo. Per aver usufruito della risonanza della propria immagine per rendere partecipi più animi possibili in un’avventura che riguarda lui, ma riguarda anche tutti. Per la consapevolezza stessa di essere Zac Efron e poter fare qualcosa in virtù di questo: dare l’occasione al mondo di parlare a una platea, a sua volta responsabile di ciò che avrà appreso e di come vorrà, speriamo, applicarlo.