Magic Camp: una toccante commedia sul raggiungimento della fiducia in se stessi. Ora su Disney+

Tagliare l’erba al prato o migliorare nella magia? È ciò che Theo (Nathaniel McIntyre) dovrà scegliere per la sua estate, tra i lavoretti dei mesi senza attività scolastica e una passione per i trucchi di prestigio trasmessagli dal padre. Sostenitore e idolo del ragazzo, la morte del genitore ha lasciato un blocco all’apparenza insuperabile nel carattere del giovane mago, che il protagonista cercherà di far scomparire grazie alle settimane trascorse all’Istituto di Magia presieduto dal leggendario Roy Preston (Jeffrey Tambor) e all’aiuto del tutor Andy (Adam DeVine), un tempo promettente stella, ora tassista sulla Strip di Los Angeles, dove a esibirsi è la sua ex amica-socia-partner Kristina Darkwood (Gillian Jacobs).

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Magic Camp ha tutta la leggerezza di un buon film per ragazzi. Un luogo incantato lontano dal mondo dove imparare trucchetti e numeri magici, dei personaggi semplici, ma adorabili per le loro piccole particolarità, un ostacolo personale da dover superare e un mentore che, ritrovandosi esso stesso allievo, scoprirà qual è realmente il posto che vuole conquistare. Una formula collaudata, un’abracadabra efficace e alla portata di tutti, un’opera di una bonarietà familiare che direziona sulla strada del buon umore e permette al pubblico una distensione candida e genuina.

Puntando sulla fascinazione intramontabile per un aspetto ludico e sbalorditivo come quello della magia e di tutte le sue possibilità creative, il film della piattaforma Disney+ scivola con quella facilità che i giovani hanno nello scoprire le loro abilità e che si permea di quell’alone sospeso delle esperienze estive che sanno formare il carattere più di qualsiasi altra stagione. Uno spirito che rinfranca e si rinfranca e lo fa tanto con il pubblico quanto con i suoi personaggi, in cui, nonostante la retorica usuale di simili prodotti commerciali, è improbabile non sentirsi avvolgere da un’aurea di simpatia che circonda qualsiasi aspetto e qualsiasi protagonista che si ritrova a esibirsi sul palco, aspettando di vedere quale sarà la prossima performance a lasciarci colpiti.

A prestarsi a questa schiera di proverbi sulla magia e a lezioni fuori dall’ordinario è, prima di tutto, la faccia rassicurante e comica dell’attore Adam DeVine, perfetto acquisto per una produzione Disney, interprete che del suo aspetto buffo e del suo fare giocoso fa punto forte per prendere in mano le redini della sua squadra di piccoli apprendisti. E, ad affiancarlo, un grande della scena della risata come Jeffrey Tambor, direttore e fondatore della scuola per novelli talenti, visibilmente divertito dalla dimensione istrionica, ma al contempo giullaresca intorno a cui si avvolge il suo ruolo.

Adulti alle prese con un manipolo di novelli maghi che sono, insieme, buonissimi interpreti dalle potenzialità attoriali, a partire dal candore mai caricato del protagonista Theo del giovane Nathaniel McIntyre ai suoi più eccentrici compagni di viaggio, dal mago-matematico Cole Sand alla trasformista Izabella Alvarez, dalla “samurai dei coniglietti” Isabella Cramp all’escapista Bianca Grava. Una schiera di personalità definita per ogni singolo personaggio che va a formare quell’unione da cui si può trarre l’opportunità di sostenersi a vicenda, pur sapendo che per essere un bravo mago bisogna comunque credere in se stessi.

Traendo dalle specialità di ognuno, cercando di puntare agli ambitissimi Cilindro e Bacchetta D’oro della competizione magica finale, Magic Camp mette insieme i suoi numeri migliori risultando, così, un ottimo film per il giovane pubblico e, perché no, uno specchio in cui guardare dentro, trovando al proprio interno quell’amore per ciò che non sappiamo spiegare e che riesce a stupirci, ogni volta di più.

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