Popolata da personaggi iconici, chicche pop e viaggi nel tempo, The Umbrella Academy 2 è disponibile su Netflix da fine luglio

Il giorno dell’Apocalisse si avvicina, ancora. È la chicca pop di Netflix The Umbrella Academy, che è tornata con la sua seconda stagione rimarcando storyline e eventi del suo debutto sulla piattaforma, con il salto temporale con cui si chiudono i precedenti accadimenti e che offrono ai personaggi una location e uno spazio-tempo del tutto inediti e inesplorati, per un balzo in un 1963 dove la fine del mondo sembra continuare a perseguitarli. Il ripetersi di una struttura, che aveva fatto la sua presentazione con l’avvio della serie tratta dal fumetto di Gerard Way e Gabriel Bá, a cui l’ideatore Steve Blackman non sembra voler rinunciare, revisionandola pur rimanendo salda ai procedimenti che aveva collaudato al suo inizio e svolgendo uno snodarsi intricato, ma già conosciuto come quello di cui va avvalendosi la seconda stagione.

Eliminato, dunque, l’effetto sorpresa su cui un prodotto come The Umbrella Academy puntava fin dal principio, è il rinnovare quei caratteri ormai familiari la sfida che la serie deve affrontare, partendo dalla sua base grintosa e cialtrona per potenziarne ulteriormente personalità e contenuto, cercando di portarsi avanti, ma rimanendo sempre concentrata su quei sette fratelli alle prese con le loro responsabilità e il comune passato. Fondamenta che la serie Netflix mantiene pur evolvendo, risanata quella cicatrice che li vedeva lontani al cominciare di questa corsa contro il tempo, spinta stavolta completamente in avanti per una storia che sfrutta il massimo degli effetti visuali per il puro spettacolo del pubblico.

Nel ripresentarsi, quindi, sotto i medesimi dettami, sono sempre gli stessi i limiti con cui la serie di Blackman si riempie all’inverosimile nel suo allargare e contorcere la narrazione che, ancora una volta, sembra sovraffollare i suoi dieci episodi solamente per arrivare poi al vero cuore della questione nelle sue ultime puntate, cercando di aggiustare però il proprio tiro e facendo, a suo modo, centro. Così, anche se i protagonisti si allontanano costantemente dal loro obiettivo collettivo, se i personaggi sembrano eccessivamente presi dalle proprie linee di racconto che servono solo ad aumentare la moltitudine di avvenimenti all’interno di The Umbrella Academy, è comunque nel loro ritrovarsi come squadra che la serie racchiude nuovamente il reale potere della straordinaria famiglia, che impariamo ad apprezzare di più proprio in virtù di questa unione, piuttosto che nel loro cercare di fuggire ossessivamente dalla trama principale.

Una sollecitazione per la congiunzione di un racconto che potrebbe risultare inutile vista la portata seriale che The Umbrella Academy è riuscita a creare attorno alla sua produzione e l’affezione di un sostanzioso manipolo di appassionati che della serie esaltano la fattura energica e affascinante per la sua stramberia, ma che se venisse scardinato ben bene nei suoi salti temporali e nelle intercorrelazioni tra personaggi rivelerebbe pilastri argillosi e pronti a frantumarsi senza bisogno di disastri in piena vena da apocalisse.

Una fortuna, quella di aver trovato il verso ideale con cui conquistare il pubblico con l’irriverenza e la stranezza dei protagonisti, che la serie ha saputo riflettere nei misteri di una storia che, nella sua seconda stagione come nella prima, verte quindi attorno a presupposti fragili e pronti a collassare, a cui va però riconosciuto il merito di saper sfruttare al proprio massimo la facciata stravagante di regia, recitazione e apparato tecnico che comporta, tanto da restare in piedi come i destini degli appartenenti dell’Umbrella Academy: sul filo del rasoio, ma spinti dai loro desiderabili assi nella manica.

Con un’evoluzione delle capacità insite nella famiglia del miliardario Reginald Hargreeve, tornando indietro nel tempo rendendo lo slittamento temporale uno dei fili conduttori della missione, The Umbrella Academy 2 è ancora in grado di ammaliare gli spettatori, ma deve stare bene attenta a mantenere alta l’attenzione sul prossimo passo da voler intraprendere. Un altro salto nella linea temporale che potrebbe rivelarne il grandissimo bluff o, finalmente, evolverne le possibilità, tutte in attesa della sua intrecciata, terza stagione.