Frizzante e dinamico, il film Enola Holmes con Millie Bobby Brown, Henry Cavill e Sam Claflin è ora disponibile su Netflix. 

La sorella disobbediente di Sherlock Holmes va a Londra per decifrare il codice più misterioso: crescere e scoprirsi parte di una società. Quello di Enola Holmes è un destino scritto già nel suo nome. Un nome che letto al contrario contiene l’aggettivo che sembra per l’appunto predestinarla: alone, (sola).

La solitudine di Enola è fato, inevitabilità, marchio indelebile di una personalità a sé, che nel suo divenire di confinamento dal prevedibile sente l’irrefrenabilità di un impetuoso potere rivoluzionario e potenzialmente sovversivo. Cresciuta con una madre (Helena Bonham Carter) dall’animo avanguardista, reazionaria e femminista l’eroina adolescente, sorella di Mycroft (Sam Claflin) e dal suo più celebre fratello Sherlock (Henry Cavill), si forma nella casa materna immersa nella natura e nella conoscenza. I libri, la pittura, la scienza, l’arte del combattimento diventano le armi culturali e pedagogiche donate dalla madre per renderla donna di domani; gli occhi che dirigeranno il suo sguardo su una Londra in cambiamento, pronta (forse) ad ampliare il suffragio universale con il primo Reform Act del 1832.

Diretto da Harry Bradbeer e scritto da Jack Thorne, adattando l’omonimo romanzo di Nancy Springer, il film Netflix sulla sorella minore di Sherlock è un mosaico avventuriero e pop su una giovane donna che, dopo l’inspiegabile abbandono della madre, e il conseguente ritorno a casa dei fratelli-pater familias – che hanno per lei in mente un futuro socialmente più accettabile al suo fare sregolato – decide di prendere in mano il suo futuro e andare alla ricerca della madre. Grazie alla scaltrezza, all’incredibile capacità di reinventarsi e alla tenacia tutta al femminile, Enola si catapulterà in una Londra vittoriana sbandata e ingrigita, dove instaurerà un’amicizia di condivisione giovanile ed empatia tra outcast con il giovane Lord Tewksbury, anch’esso in fuga da una famiglia con troppi segreti e legami politici. Il regista delle iper premiate serie tv Fleabag e Killing Eve, racconta con originalità ed esagitata esuberanza stilistica una storia di formazione in crescendo, contornando alla storyline principale della ricerca materna, l’utilizzo di molteplici surplus visivi integrati nel montaggio come animazioni, disegni, pagine di libri, scene in ralenti.

L’eroina mystery interpreta da Millie Bobby Brown, qui magnetica e carismatica nel portare avanti il racconto, viene tratteggiata con tono ironico, poi più introspettivo ed infine di nuovo spassoso, alternando momenti ritmicamente coinvolgenti con quelli più personali ed emozionali. È Enola Holmes che racconta in prima persona la sua storia. Guarda in macchina spezzando più volte la quarta parete e sospendendo così doppiamente l’incredulità narrativa, necessaria al racconto cinematografico ma qui a beneficio di un rapporto più immediato e diretto con chi guarda; sottolineando, ancora di più – sé possibile -, l’essere totalmente artefice del proprio destino. Enola Holmes con quell’aria da romanzo giallo a tinte crime sorpassa l’immagine femminile del film in costume tutta crinoline e arte preraffaellita, mettendo in campo temi attuali e nello stesso tempo universalmente riconosciuti quali l’identità femminile e i valori del femminismo, la partecipazione sociale e politica, i lacci familiari e il bisogno di autodeterminazione, la presa di coscienza di sé come parte di una comunità.

Perché è proprio nella messa in risalto delle potenzialità al femminile in un futuro mutabile che il film trova il suo vero appeal comunicando con un pubblico che, seppur a maggioranza adolescente, nel personaggio di Enola Holmes riscopre una gioventù di future donne che rifiuta di essere plasmata e addomesticata da una già scritta, prevedibile e accettabile agli occhi maschili. Figlie che piuttosto scelgono di aprire il loro sguardo e, come farà la protagonista, guardare la propria madre non più solo come madre, ma anche donna, cittadina e sognatrice. Le figure maschili invece sono messe ai margini e consapevolmente relegate a personalità non particolarmente luminose, perfino Sherlock sembra ordinario e opprimente con la sorella (o almeno così sembra), figurarsi la morte del padre, solo accennata e poi neanche così incisiva nella costruzione di una personalità ardimentosa e audace. A fronte di un racconto che pregevolmente sceglie l’eroina action e l’empowerment al femminile, il film avrebbe di certo giovato di uno snellimento del minutaggio che a tratti affossa la frizzantezza del racconto e, a ben vedere, un dosaggio maggiore della rottura della quarta parete che, abusandone, appesantisce la linearità fittizia necessaria al racconto. Enola Holmes è certamente indirizzata ad un pubblico teen, e nonostante gli sforzi sembra però confinare il restante audience a percentuale irrilevante che probabilmente stenta a trovare quel tanto agognato coinvolgimento così esauriente ed emotivamente trascinante.