Parte oggi la 77. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il Leone d’Oro a Tilda Swinton e la presentazione del film di Daniele Luchetti Lacci

È tutto italiano l’esordio di questa speciale edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Ad aprire il festival è Lacci di Daniele Lucchetti. In uscita nelle nostre sale il 1° ottobre, il film è tratto dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone. 

In una Napoli degli anni ’80, Lacci parla del matrimonio di Aldo e Vanda, che entra in crisi nei primissimi minuti del film, quando sappiamo che Aldo si innamora della giovane Lidia. Trent’anni dopo, Aldo e Vanda sono ancora sposati. Un sorta di giallo sui sentimenti, una storia di lealtà ed infedeltà, di rancore e vergogna. Un tradimento, il dolore, una scatola segreta, la casa devastata, un gatto, la voce degli innamorati e quella dei disamorati. 

“Ho letto il libro da lettore qualunque, e ne sono rimasto particolarmente colpito. Ho pensato che sarebbe stato difficile crearne un film perché il libro fondava il suo successo sulla scrittura e sulla letteratura. Qualche anno dopo, mi è arrivata l’offerta e avrei dovuto realizzare un lungometraggio da quel libro così perfetto. La materia del libro era talmente forte che resisteva agli urti di una trasposizione, di una trasformazione d’immagine in azione. Non abbiamo avuto paura dei dialoghi: li abbiamo potenziati essendo prevalentemente un film di parola.” Con queste parole il regista, Daniele Luchetti, commenta il lavoro svolto per tradurre in immagini le pagine di un libro sintetico ma dal potenziale narrativo immenso. 

Lacci attinge direttamente dal nostro vissuto: divorzi, drammi, situazioni familiari al limite e scelte discutibili. Gli attori presenti in conferenza (Adriano Giannini, Laura Morante e il protagonista Luigi Lo Cascio) ci tengono a precisare che no, non hanno molto in comune con i loro personaggi. A tal proposito, l’interprete di Aldo (Luigi Lo Cascio) ha affermato:

“I personaggi sono personaggi che sentiamo, che creano, in alcuni momenti, sovrapposizioni con attimi della nostra vita. Io non avevo letto il libro, ho letto prima la sceneggiatura – come faccio sempre – perché mi introduce al lavoro ed è il mio punto di riferimento. Il libro di Starnone è molto sintetico, e il film si concentra su alcuni snodi narrativi fondamentali; sul set abbiamo confrontato libro e script per cercare il movente dei personaggi.” 

Mantenendo sempre in azione e in tensione le scene, dal punto di vista registico, Luchetti ha raccontato di aver fatto un forte lavoro sui sottotesti, sulla paura e sull’odio. Gli attori sono stati da lui aiutati nell’esplorazione delle azioni che dovevano compiere. Che tipo di vitalità lo scritto tollera quando viene messo in scena? A quanto pare, la risposta sta nelle molteplici interpretazioni di un singolo frammento, ripetuto anche più volte e reinterpretato con maestria. Lacci non ha una trama: essa si compie nei primi cinque minuti della pellicola, pertanto nessuna scena ha mai il peso di dover sviluppare il racconto, è un’evoluzione continua dei fatti, che sono la conseguenza dell’evento principale.

L’affetto è un laccio ed è potenzialmente durevole e tra i personaggi del film, quello di Linda Caridi è una ventata di freschezza, commentato dalla stessa attrice come positivo e centrato, contrapposto agli altri protagonisti. Il perché lo potrete scoprire in sala a partire dal 1° ottobre. 

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