Eleanor Marx, ultimogenita di Karl Marx, rivive in Miss Marx, film di Susanna Nicchiarelli in concorso nella Selezione Ufficiale di Venezia.

Eleanor Marx è la sesta e ultima figlia di Karl Marx e Jenny von Westphalen. È una donna combattiva che porta avanti le lotte del padre e spera in condizioni migliori per gli operai sul lavoro. Ma, a differenza del padre e degli altri membri del partito socialista, la sua lotta si focalizzerà sulle donne, sulla loro indipendenza e sul desiderio di porre fine all’oppressione dell’uomo sulla donna. Una battaglia che va a contrastare la vita di Eleanor, soprannominata Tussy da amici e familiari, che si ritrova in balia di due uomini: nella prima parte della sua esistenza, dal padre e, nella seconda parte, dal suo compagno, l’intellettuale Edward Aveling, che la trascina in una relazione tossica. Una donna forte nelle sue convinzioni politiche ma fragile nei sentimenti, che consuma la sua vita in un amore sbagliato. Paladina dei diritti dei più deboli, straordinariamente brillante e intelligente, vittima disperata di un uomo fedifrago. 

Miss Marx si svolge nella Londra di fine Ottocento, subito dopo la morte di Karl Marx. È proprio con il funerale di Marx che si apre il film: Eleanor sfonda la quarta parete con un toccante discorso dedicato al genitore deceduto. Non sarà l’unico caso in cui ciò avverrà durante il film, la regista Susanna Nicchiarelli nel suo Miss Marx rompe la quarta parete per parlarci direttamente, con citazioni tratte da scritti e discorsi tramandati da generazioni. Il film si focalizza sulla figura della ragazza, ma senza mai approfondirla completamente, creando un muro che non permette allo spettatore di andare oltre la superficie dei personaggi, dai principali ai secondari. Un vero peccato perché Miss Marx poteva essere una grande occasione: la storia di una grande personalità femminile del passato (una delle prime che si schiera in difesa dei diritti dei lavoratori e delle donne) applicata alla contemporaneità. Ma non è così. La pellicola viene inscenata come un dramma romantico, che poco si addice alla protagonista. La grinta che vorremmo viene data dalla Nicchiarelli con la musica punk, utilizzata nei momenti in cui Eleanor sente il bisogno di ribellione e di rabbia. Ma non è abbastanza, perché tutto sembra ricondurre alla filmografia di Sofia Coppola, senza verve.

Gli operai e le loro lotte risultano sullo sfondo – anche fin troppo – relegando la narrazione alla pura vita privata della protagonista, con finestre sui suoi famosi discorsi per cui è entrata di diritto nella storia. Resta comunque una buonissima resa sia stilistica sia estetica, con costumi e interni ricreati alla perfezione, un’attenzione ai dettagli (per esempio lo scarno guardaroba di Eleanor che rispecchia perfettamente la realtà d’epoca) che dona credibilità e realismo. È per via dell’attualità di questa storia che la Nicchiarelli ha cercato di allontanarsi dai film di tradizionale ambientazione ottocentesca. La sua idea di affrontare il genere del film storico e in costume lavorando sui cliché di queste narrazioni fino a capovolgerli si compie a metà, ed è vittima di una narrazione poco coinvolgente.

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