L’attrice premio Oscar Regina King, al suo primo lungometraggio da regista presentato Fuori Concorso, racconta la sera in cui Cassius Clay, Sam Cooke, Jim Brown e Malcom X parlarono del futuro dei black negli USA

Per Regina King non esiste il termine fermarsi. Dopo aver conquistato l’Oscar nel 2019 con la sua interpretazione da non protagonista in Se le strade potessero parlare, con il successo continuato grazie a un vero e proprio fenomeno della televisione contemporanea quale il Watchmen della HBO da ventisei nomination agli Emmy, l’attrice losangelina realizza un suo altro sogno e si ritrova al debutto del suo primo lungometraggio con One Night in Miami, tratto dalla pièce omonima scritta da Kemp Powers, che ha anche sceneggiato l’adattamento cinematografico finito direttamente nelle mani della King.

Non, però, la prima esperienza dietro la macchina da presa per la donna, indossata già la divisa da regista per la tv e catapultata ora direttamente al comando di un quartetto di uomini dalle personalità e dalla rilevanza storica e culturale imprescindibile per la cultura afroamericana e per il mondo intero, messi finzionalmente insieme dalla penna di Powers, per una notte in un modesto motel californiano in cui riflettere su influenze, responsabilità e doveri umani e politici.

Sono Malcom X, Cassius Clay, Jim Brown e Sam Cooke i protagonisti di One Night in Miami che Regina King deve riuscire a giostrare in un’altalenante analisi per un percorso intrapreso da ognuno singolarmente, ma che li ha fatti ritrovare tutti insieme lì, in quell’occasione speciale, per festeggiare il titolo di campione del mondo del futuro Muhammad Ali. È proprio la conversione alla religione islamica che scaturisce un flusso di parole e opinioni su cui i personaggi vedono scontrare i differenti punti di vista, una conoscenza e un’amicizia che bisogna saper spingere anche oltre sul terreno del confronto, fondamentale per l’alimentazione di una presa di coscienza che, negli anni del fervente attivismo per i diritti umani e le discriminazioni razziali, poteva finalmente rispecchiarsi in figure afroamericane di forte rilevanza.

Sulla scia di un cinema sociale-politico che, con sempre più veemenza e pregnanza, sta invadendo le filmografie internazionali, battendo però con maggiore decisione sul ruolo centrale dell’America come bacino di un razzismo sistematico, radicato e apparentemente impossibile da sradicare, One Night in Miami porta con sé il proprio impianto teatrale e lo ripropone nel dinamismo dei dialoghi tra personaggi, nella limitazione del movimento che, nonostante l’apertura a un numero comunque esiguo di luoghi, rimane circoscritto a una principale fonte spaziale, nell’importanza dell’interazione dei protagonisti e il loro agire gli uni a seconda delle battute degli altri.

Argomentazioni e reportage di una storia che ci è ancora contemporanea e che negli ultimi anni cresce di rilevanza visti i continui riferimenti che, purtroppo, la realtà continua a farci constatare, partendo dunque da quattro icone del passato per riferirsi con più vigore a un pubblico inserito nell’oggi, nel presente sconsiderato che traccia ancora una demarcazione tra chi siamo noi e chi sono gli altri. Un punto di osservazione estremamente interessante vista la posizione di notorietà che tutti i personaggi di One Night in Miami ricoprono, volgendo la lente di ingrandimento sulla peculiarità dei mestieri e degli ambienti frequentati e capeggiati dai loro beniamini, volgendo lo sguardo proprio su quel privilegio che a tanti fratelli manca e per cui, forse, anche loro sono dovuti scendere a compromessi.

In una confezione estremamente semplice, ma che, nella sua essenzialità, porta a termine il compito con bravura, pur dimenticandoci un po’ della mano di Regina King alla regia vista la funzione primariamente prefabbricata nonostante discreta del tutto, One Night in Miami apre su altre prospettive il pubblico stimolando non solo lo spettatore, ma i personaggi stessi. Una scrittura senza alcuna indulgenza per il quadretto di protagonisti che vengono strapazzati e revisionati per dare, però, spunto su cui pensare a chi ascolta, che potrà godere di una buona pellicola come quella della King, approfittando a propria volta per immergersi in un discorso ben più complesso e ampio.