A cura di Emanuela Bruschi

L’intervista all’attrice Licia Lanera, tra i protagonisti del film Spaccapietre, ora nelle nostre sale

Dal teatro al grande schermo. Classe 1982, di origine barese, Licia Lanera è regista e attrice teatrale; nel 2006 fonda la compagnia Fibre Parallele che dal 2018 prenderà il suo nome. Nel 2011 vince il Premio Landieri come miglior attrice italiana giovane, e nel 2014 vince i Premi Eleonora Duse, Virginia Reiter, e il Premio UBU come migliore attrice italiana under 35. Alla settantasettesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia è al suo debutto cinematografico con il film Spaccapietre. Diretto dai fratelli De Serio, Spaccapietre è una pellicola in cui autorialità e biografia personale si intrecciano inseparabilmente. La vicenda al centro della storia ha origine da un fatto di cronaca di qualche anno fa, la morte sul lavoro della bracciante pugliese Paola Clemente, e dall’assurda coincidenza con la morte della nonna paterna dei due registi, deceduta nel 1958 lavorando negli stessi campi. E, come Giuseppe, protagonista del film, anche il loro nonno paterno, prima di partire per Torino negli anni Sessanta, faceva lo “spaccapietre”. Il film è innanzitutto il tentativo da parte dei registi di riappropriarsi di un’anima, quella della nonna mai conosciuta, attraverso la storia e il corpo di un’altra donna. Ma è anche un film sull’amore e la disperazione di un padre in cui affiorano i temi della violenza, della morte, dell’amore, della vendetta. Abbiamo incontrato Licia a Venezia prima del lancio del lungometraggio alle Giornate degli autori e insieme a lei abbiamo parlato del film e della sua decennale carriera maturata in teatro.

Dal teatro autoriale all’esordio sul grande schermo. Intervista a Licia Lanera

Licia, innanzitutto grazie per averci permesso di fare due chiacchiere con te per l’uscita di Spaccapietre. Com’è stato lavorare con i fratelli De Serio? Parlaci un po’ dell’aria che si respirava sul set…

È stato semplicemente bellissimo, io e i fratelli De Serio ci siamo conosciuti un anno fa a Torino e, appena abbiamo avuto l’occasione di parlare in modo più approfondito, ho capito che incarnavano il mio stesso pensiero di arte. Gianluca e Massimiliano sono due persone schiette ed intelligenti, complementari ed empatiche, mi hanno sempre concesso massima libertà nel potermi esprimere. Hanno inoltre fatto da collante tra noi attori, ci hanno aiutati a interagire.

Il teatro è il tuo primo amore, negli anni hai maturato una lunga esperienza sul palcoscenico e inoltre hai vinto numerosi premi. Come hai vissuto il passaggio sul grande schermo?

Diciamo che è stato un passaggio morbido nonostante il cinema abbia nella pratica dei processi completamente diversi rispetto a quelli teatrali. Quando sono stata chiamata per le riprese del film ero a Roma a fare la regia di uno spettacolo, non ho avuto il tempo necessario per riflettere su cosa stesse accadendo mi sono detta “buttati e balla”. Ho lavorato sulla mia parte in modo molto naturale, ho avuto un approccio istintivo. L’unica cosa che mi spaventa è rivedermi sullo schermo, non ho ancora visto la pellicola e sono emozionata nel farlo per la prima volta in questo prestigioso contesto che è il Festival del Cinema di Venezia.

Tra i vari attori con cui hai lavorato in questo progetto spicca Salvatore Esposito, come ti sei trovata a lavorare con lui?

Salvatore è una persona fantastica, ha la caratura del primo attore ma senza sentirsi una star, quando giravamo il film spesso veniva fermato dai fans e si è sempre concesso per fare foto e quattro chiacchiere. È una persona umile, nonché un grande lavoratore, il primo ad arrivare sul set al mattino e l’ultimo la sera ad andare via. Io e Salvatore abbiamo due background diversi, io provengo dal teatro e lui dal cinema, mi ha fatto molte domande sul mio lavoro e mi ha fatto davvero molto piacere vederlo sinceramente interessato e coinvolto dalle mie esperienze pregresse.

Tornando alla tua carriera, nel 2006 hai fondato una compagnia teatrale dove metti in scena rappresentazioni originali e segui anche dei corsi di formazione per giovani attori, vorresti approfondire con noi questo ambito della tua professione?

Nel 2006 ho fondato insieme a Riccardo Spagnuolo la compagnia teatrale “Fibre Parallele” (poi tramutata in “Licia Lanera ndr.), da allora scrivo e metto in atto opere teatrali originali con la mia storica compagnia e insegno a giovani talenti. Un altro aspetto a mio avviso molto stimolante di questo mestiere è gestire laboratori con gli appassionati dilettanti del teatro, con loro non sento lo stress e l’ansia della messa in scena e ritrovo la freschezza del mio amore originario per questa magnifica disciplina.

Quali saranno i tuoi progetti per il futuro?

Il Covid-19 quest’anno ha messo a dura prova il mio settore, avevo in programma una lunga tournée invernale che per cause di forza maggiore è stata annullata. In qualche sporadica data, sarò a teatro quest’autunno, ma il progetto che ho più a cuore in questo momento è una collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto che prevederà di far avvicinare gli anziani al mondo del teatro in modi inediti e anticonvenzionali. Per quanto riguarda il cinema mi riprometto di lasciare una porta aperta vista la bellissima e totalizzante esperienza che ho appena vissuto, sperando di trovare ruoli che mi soddisfino e che mi permettano di spaziare in varie interpretazioni e narrazioni.