La seconda giornata della 77. Mostra del Cinema di Venezia si apre con il cortometraggio The Human Voice di Pedro Almodóvar, con protagonista assoluta Tilda Swinton

Pedro Almodóvar ritorna al Lido di Venezia a un anno esatto dal suo Leone d’Oro alla carriera, e lo fa per presentare Fuori Concorso The Human Voice, la prima pellicola del regista in lingua inglese, con protagonista Tilda Switon, Leone d’Oro alla carriera di questa edizione del Festival. 

Due Leoni d’oro in collaborazione per la rivisitazione del testo di Jean Cocteau “La voce umana” del 1930. Testo già preso in considerazione nel cinema nel 1948 da Roberto Rossellini nell’episodio La voce umana del film Amore, dove la protagonista del monologo era Anna Magnani, nel 1966 da Ted Kotcheff con il film tv The Human Voice, dove la protagonista era Ingrid Bergman, e nel 2014 da Ecorado Pointi con il corto Voce umana, dove, in un’ottica più matura, ne era protagonista Sofia Loren

Cosa ha spinto il cineasta spagnolo a dedicarsi a questo progetto, girato in poco tempo subito dopo il lockdown? La fascinazione nei confronti di questa opera risale già alla fine degli anni ’80. Il regista spagnolo ha affermato in conferenza stampa di essersi a lei ispirata già nel film La ley del deseo (1987), nella fattispecie in una scena che vede protagonista l’attrice Carmen Maura. In quel caso il monologo era molto corto, ma fu un punto di partenza per l’evoluzione di un progetto più ampio. Ed è con Donne sull’orlo di una crisi di nervi (Mujeres al borde de un ataque de nervios – 1988) che l’idea si espande: da un monologo nasce un lungometraggio. Film che, non a caso, è stato presentato proprio a Venezia e che è tra più apprezzati del cineasta.

The Human Voice e la sua trama sono terreno fertile per Almodóvar, che da sempre nella sua filmografia indaga le donne e le loro fragilità. Qui, la protagonista viene abbandonata, è sola e vicina alla follia, e condivide la scena con un cane, anch’esso abbandonato. Riassumendo, la trama è la storia di una donna che riceve la telefonata del suo amato che l’ha appena lasciata. Una relazione che si va ad instaurare tra la donna, il telefono e il vuoto che le si crea intorno. Una rivisitazione del testo fatta di grandi spazi, silenzi, colori saturi molto cari al regista e che si regge su un’interpretazione magnifica di Tilda Switon. 

Nella conferenza stampa il regista ci ricorda come il testo sia stato in grado di rendere una situazione drammatica che lo ha sempre stimolato. Per realizzare la pellicola si è dovuto impadronire del testo, riprenderlo e rimaneggiarlo, facendolo suo, altrimenti la sceneggiatura non avrebbe mai funzionato. Un esperimento dove le parole di Cocteau scompaiono e vengono riscritte, dove il testo diviene la battaglia di una donna che spera. La sceneggiatura è stata scritta in prima battuta in spagnolo e poi tradotta in inglese. Tilda ha aiutato Pedro a migliorare alcune espressioni che in inglese risultavano migliori e ha permesso ad Almodòvar di riscoprire una musicalità della lingua inglese che il regista non aveva mai percepito.

“Non tornerò più ad adattare il testo di Jean Cocteu” promette Almodóvar durante la conferenza. E a chi gli chiede come è riuscito a rielaborare l’opera, Pedro risponde: “Mi sono appropriato del testo, perché lavoro così e non so farlo in un altro modo. In questo caso è stata un’esperienza nuova, libera perché abbiamo girato in inglese. Poi, esteticamente è molto ambizioso e ho dovuto alternare un’ambientazione essenzialmente teatrale e cinematografica al contempo. Ho digerito il testo, l’ho riscritto seconda la mia personale visione per poter trasmettere la sensazione di solitudine e frustrazione sperimentata dalla protagonista. ”

Con Dolor y Gloria si è venuto a creare un nuovo ciclo della sua carriera, dove la narrazione è più contenuta, ma dove i concetti vengono trattati in maniera più profonda. La chiave di tutto è la sobrietà. The Human Voice esce da questo contesto, come una parentesi sperimentale dove si è potuto sentire estremamente libero. Di certo una conferenza densa e interessante che ci fa comprendere come il genio creativo di Almodóvar non si è mai arrestato.