Quest’anno la Mostra del Cinema ha accolto dive senza tempo e nuove star che hanno illuminato il festival veneziano

Ogni fine estate la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia catalizza l’attenzione dei cinefili nel mondo, ospitando le prime dei migliori film dell’anno. Il Lido veneziano, inoltre, è considerato uno dei luoghi simbolo del divismo. Da sempre associato a fascino e glamour accoglie ogni anno grandi dive internazionali che, come sostiene il direttore Alberto Barbera, “trasformano il tratto di strada dall’Hotel Excelsior al Palazzo del Cinema in una versione lagunare della Hollywood Walk of Fame”.

Lo scorso giugno, dopo due mesi di lockdown e una pandemia globale inarrestabile, la Biennale ha annunciato di voler realizzare la 77esima edizione della Mostra, con l’amara consapevolezza di dover rinunciare a quel tocco di glamour che l’aveva contraddistinta per moltissimi anni. Più si avvicinava l’inaugurazione, più si confermava questa ipotesi: le restrizioni di spostamento tra Paesi complicavano i viaggi intercontinentali e il divieto di assembramenti rendeva impossibile le sfilate delle star tra la folla sognante.

Ma come spesso accade, il cinema è riuscito a compiere la sua magia e ci ha regalato un’edizione che non solo ci ha fatto scoprire autori incredibili, ma ha anche mantenuto la sua identità fascinosa attraverso i volti di dive senza tempo. Questa allure è stata incarnata fin dalla prima sera da due stelle d’eccezione che hanno illuminato il festival: Cate Blanchett e Tilda Swinton.

Cate Blanchett è stata invitata al Lido in qualità di Presidente della Giuria internazionale di Venezia 77: sta selezionando i migliori film e assegnerà loro i prestigiosi premi previsti dalla Biennale. L’attrice australiana è un’icona del cinema contemporaneo che ha lavorato insieme ai più grandi registi mondiali, una donna impegnata in ambito artistico e umanitario con un amore smisurato per la settima arte.

Durante la serata di apertura ha consegnato il Leone d’Oro alla Carriera alla collega Tilda Swinton, altra punta di diamante della cinematografia internazionale.

Unica nel suo genere, Tilda ha saputo distinguersi per la sua incredibile versatilità che l’ha portata a brillare sia nel cinema d’autore che nei grandi blockbuster hollywoodiani. Negli anni ci ha dimostrato di voler sempre spingersi un po’ più in là, oltre le convenzioni, oltre la normalità, oltre gli schemi sociali e cinematografici. Durante il suo commovente discorso di ringraziamento ha dichiarato che “Il cinema è, semplicemente, il mio luogo felice”.

Oltre alle dive senza tempo, questa edizione della Mostra del Cinema di Venezia ci ha fatto conoscere una nuova generazione di dive, magari più giovani e meno conosciute, ma con una forza vitale inarrestabile. Stiamo parlando della tanto chiacchierata Vanessa Kirby, attrice britannica nota per il suo ruolo in The Crown, che quest’anno è stata protagonista delle sfilate veneziane per ben due film in concorso.

Sempre all’altezza della situazione e con i suoi occhialoni da diva anni ‘60, si è fatta notare per classe, portamento e forza interpretativa (si vocifera che potrebbe vincere la Coppa Volpi).

Altra stella nascente di Venezia 77 è Maya Thurman-Hawke, figlia ventenne di Uma e Ethan. Giunta alla Mostra come protagonista di Mainstream di Gia Coppola, si presenta al mondo con un abito oro e un caschetto con frangia che ricorda tanto quello di Mia Wallace in Pulp Fiction. Ci piace pensare che abbia voluto omaggiare sua madre e uno dei personaggi femminili più iconici del cinema. Maya si erge a rappresentanza una generazione di giovani donne alla ricerca della propria identità.

A vederle camminare decise sul red carpet sorge spontanea una domanda. Cosa fa di un’attrice una diva? La risposta sembra quasi scontata: il cinema. Cate, Tilda, Vanessa e Maya agli occhi del mondo non sono “solo” loro stesse ma rappresentano anche tutti i personaggi che hanno interpretato durante la loro carriera. Forse sono proprio tutte queste vite a renderle così affascinanti, quasi come se dentro di loro vivesse una moltitudine di anime splendenti che le fa brillare in quel modo così particolare.

Photo credits: la Biennale