A cura di Emanuela Bruschi

Il ritratto di un dramma con una grande performance di Vanessa Kirby: Pieces of woman, co-prodotto da Martin Scorsese, è stato presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia

È ormai un fatto noto che l’edizione 2020 del Festival del Cinema sia composta da una predominanza femminile e ne è la prova lampante Pieces of Woman diretto dall’ungherese Kornél Mundruczó dal soggetto della sua storica compagna, nonché sceneggiatrice del film, Kata Weber.

La storia è ambientata a Boston, dove Martha (Vanessa Kirby) sta per dare alla luce una bambina. La sua vita però, come quella del marito (Shia La Beouf), verrà stravolta da un lutto devastante quanto improvviso che la porterà a percorrere un cammino per riprendere in mano la sua vita.

Il film tocca diverse tematiche pesanti da affrontare, specialmente in un unico prodotto cinematografico: il lutto per la perdita di un figlio, la depressione, lo straniamento, l’allontanamento, la crisi esistenziale e gli effetti che questi fattori hanno sulla psiche dei protagonisti ma anche l’impatto che provocano nella vita di chi gli ruota attorno.

La trama della pellicola è improntata quasi esclusivamente sul rapporto tra Martha e Sean e le macerie della loro relazione: Sean fa di tutto per rintracciare Martha e recuperare il rapporto, ma non ha la capacità di riconoscere il suo dolore, soprattutto non comprende come lei l’abbia interiorizzato. Il film gioca sul non detto e sull’utilizzo del fuori campo per costruire la mancanza di dialogo tra i due.

Il lungometraggio incentrato su un personaggio (Martha) appare quasi inedito, e si svela in tutta la sua complessità e profondità in maniera ben diversa agli occhi dello spettatore; sentiamo di comprendere il suo smarrimento, il senso intimo delle sue scelte, nonostante lei ci spinga via per l’intera durata del film. Vanessa Kirby con la sua incredibile interpretazione tocca la sensibilità dello spettatore e si candida di diritto alla Coppa Volpi.

Mundruczó dona la vita ad una storia intima e vera ma al contempo universale; resa ancor più credibile da scelte registiche inattese, come la scena iniziale del parto, tecnicamente pregevole, intensa e sconvolgente.

Il regista non è sicuramente nuovo agli occhi e alle orecchie degli esperti di cinema europeo, potrebbe rappresentare altresì una ventata d’aria fresca per il pubblico lidense. Eppure, in un anno molto particolare in cui l’Europa Balcanica è più presente che mai in laguna (Gonna Snow Again di Malgorzata Szumowska e Quo Vadis, Aida? di Jasmila Zbanić, solamente per citare alcuni dei titoli presenti nelle varie sezioni della Mostra), Mundruczó arriva con il suo primo film internazionale, interamente girato in lingua inglese e con Martin Scorsese tra i produttori esecutivi.

Probabilmente la scelta di girare il film in inglese, per farlo arrivare ad un pubblico più ampio possibile, è un ulteriore punto di forza per una trama in cui, purtroppo, l’identificazione non risulterà difficile.

Con Pieces of a Woman, Kornél Mundruczó racconta una di quelle storie che solitamente non vengono narrate, riuscendo ad arrivare direttamente al cuore del pubblico con un colpo che, come il film stesso, è contemporaneamente violento e meraviglioso.

Il dramma inevitabilmente li separerà, per poi forse farli ricongiungere insieme alla consapevolezza che il dolore di una perdita non si supera e non si dimentica. Si può solo sopravvivere e forse insieme condividerne l’indelebile peso che lascia.

Il lavoro del cineasta ungherese risulta in ultima battuta molto convincente: perfettamente calati nel difficile ruolo gli attori, importante il tema e ben calibrato nel suo svolgimento, ondivago ma mai deragliante il registro nelle sue tinte dramedy, e – infine – ispirata senza scadere nella retorica la pellicola nella sue interezza.