Io ti cercherò va in onda su Rai1.

L’intervista a Luigi Fedele e Zoe Tavarelli, giovani protagonisti della serie con Alessandro Gassmann

Dividersi tra piccolo e grande schermo è ormai prerogativa di tantissimi interpreti, anche per quelli che sopra ogni cosa provano un amore smodato per la forma cinematografica e debuttano per la prima volta nella serialità. È il giovane Luigi Fedele il protagonista della nuova serie in onda dal 5 ottobre su Rai 1 Io ti cercherò, produzione in cui l’attore – già conosciuto per le sue prove in Piuma e in Quanto basta – veste il ruolo di Ettore, ragazzo trovato suicida sulle sponde del Tevere e su cui indagherà il padre ex poliziotto Alessandro Gassmann. Sono i temi delicati come lo scontro generazionale, la famiglia e la perdita che Io ti cercherò va esplorando nelle sue puntate e di cui noi abbiamo parlato assieme al giovane attore.

Io ti cercherò – Intervista a Luigi Fedele

Io ti cercherò sembra non limitarsi ad essere la solita narrazione offerta da una canale generalista come quello di Rai 1. Che rilevanza pensi possa avere questa sferzata per l’industria dell’intrattenimento e per le produzioni italiane?

Con Io ti cercherò sento che si sono fatti davvero molti passi in avanti. Il livello qualitativo è molto alto ed è importante che un prodotto di tale portata riesca a passare su di una rete che ha un vasto pubblico come quello di Rai 1. Non mi piace molto il termine educare usato in questi contesti, ma è vero che con la serie di Gianluca Maria Tavarelli si sta cercando di portare qualcosa di nuovo agli spettatori che solitamente guardano questo canale. C’è bisogno di film e serie che permettano di riflettere, che facciano sviluppare un pensiero attivo nel pubblico e che mostrino che c’è molto di più del semplice intrattenimento.

Uno dei temi pregnanti della serie è certamente la famiglia e questo continuo scambio generazionale che mostra una distanza tra i giovani d’oggi e i loro genitori.

C’è una frase che il mio personaggio Ettore recita e fa: la famiglia è come le dita di una mano, non importa che tutte sappiano cosa fanno le altre, basta che rimangano unite. È un concetto di famiglia moderno in cui mi ritrovo molto. In termini musicali, è come una sinfonia: è bello poter suonare anche delle note stonate, avere strumenti diversi che suonano cose diverse. Può esserci armonia, disarmonia, l’importante è suonare. Io ti cercherò è piena di rapporti conflittuali come dimostra il mio personaggio con quello di Alessandro Gassmann, entrambi si sono chiusi nelle proprie divise, ma la serie dimostra che, davanti al dolore, c’è comunque una continua ricerca.

A proposito di Alessandro Gassmann, quanto è possibile imparare da un professionista così? E che ricordo porti delle scene girate insieme?

Per me si è trattato di un privilegio. È un professionista artisticamente e umanamente molto valido. C’è stata una forte intesa fin da subito, abbiamo lavorato affinché il rapporto tra i nostri personaggi fosse credibile. C’è stato per questo un profondo investimento personale da parte di entrambi. Poi mi piace molto osservare dall’esterno, sono un tipo abbastanza silenzioso e sul set mi mettevo quasi al di fuori a volte per vedere come Alessandro lavorava. Provavo a guardarlo anche con gli occhi di Ettore e vedevo proprio che attuava una trasformazione anche fisica quando si calava nel personaggio.

Anche tu hai subito un cambiamento fisico per la serie. Avevi infatti dei lunghissimi dread come possiamo vedere nelle puntate. Hanno contribuito a farti sentire di più nella pelle di Ettore? Ma soprattutto, erano tanto scomodi come sembravano?

Erano belli scomodi sì! Era una trasformazione abbastanza faticosa visto che si trattava di arrivare un’oretta prima sul set per applicarli e poi rimanere un’altra ora alla fine per toglierli. Io li avrei anche tenuti, mi piacevano tantissimo! Ma insomma, c’erano delle scene in cui Ettore non li aveva, quindi era necessario questo procedimento. I dread, i costumi, il trucco, tutto mi ha aiutato nell’immedesimazione di Ettore. E, in più, sono andato a ripescare un po’ dalle esperienze che hanno formato il mio percorso di crescita. Ci sono luoghi che frequentavo, posti in cui ho vissuto per un po’ da cui ho attinto. Arte di strada, centri sociali, una Roma inedita che avevo assorbito e ho rimesso nel personaggio.

Com’è stato approdare in tv dopo i tuoi precedenti esordi cinematografici? E com’è vivere l’attesa di una serie tv, dove l’uscita una volta a settimana crea grande coesione e attesa con e nel pubblico?

Io la serie l’ho già vista tutta, non ho resistito! Ma è un’esperienza coinvolgente sapere che per settimane o mesi si creano le aspettative e il coinvolgimento del pubblico. C’è una sorta di responsabilità nel sapere di arrivare a talmente tanta gente, ma quello che sento è soprattutto l’amore per il pubblico, che può anche non essere corrisposto a volte, ma è il sentimento per cui si fa questo lavoro. Per mia natura sono però un vero appassionato del formato cinematografico. Quell’arco narrativo delle storie, la durata, il fatto di venir proiettato in sala. Mi sono innamorato così del mestiere. E dopo non essere andato per mesi al cinema a causa della quarantena è stata poi la prima cosa che ho fatto. La gente deve tornare nelle sale cinematografiche. Non si può avere paura della sala, è un luogo sicuro, molto più di un aperitivo.

Sei un giovane sulla scena del cinema e della serialità italiana più fervida degli ultimi anni. C’è qualche talento con cui vorresti collaborare?

Se dovessi scegliere direi Alice Rohrwacher. Ho visto tutti i suoi film. Trovo che il cinema che fa mi parli molto. Sarebbe un piacere poterci lavorare, è un grande talento e deve essere preservato, per questo dopo la vincita a Cannes di Lazzaro Felice, un film che ho amato, sono rimasto deluso che non sia riuscita a raggiungere gli stessi premi in Italia.

Zoe Tavarelli è Martina di Io ti cercherò – L’intervista

Zoe Tavarelli nasce a Torino, inizia a lavorare nell’industria dello spettacolo sin da piccola, fino ad arrivare a studiare all’estero per migliorare le sue doti recitative e trovare una propria indipendenza. Sì, perché una dei protagonisti di Io ti cercherò è proprio figlia del Tavarelli alla regia della serie; che ha dovuto affrontare un provino come tutti gli altri e dimostrare di saper valere in quanto attrice. Ed è proprio del suo passaggio in un ruolo così importante di cui abbiamo parlato con l’interprete classe ’96, con la speranza di un futuro diviso tra Italia e estero, l’intensità di affrontare un personaggio come quello della sua Martina in Io ti cercherò e del lavoro con un mostro sacro come Alessandro Gassmann, tra tamponi, sicurezze e insegnamenti.

Lavori fin da quando sei piccola e a soli vent’anni hai già un bagaglio di esperienze significativo, in più con una preparazione all’estero. Come mai questa scelta di tornare in Italia per lavorare?

L’Italia non l’ho mai abbandonata e non ho intenzione di farlo, le sono molto legata. Non denigro le mie origini e la scelta dello studio in America è stata fatta perché volevo trovare una mia indipendenza, che non mi legasse solamente a mio padre e al suo lavoro da regista. In più negli Stati Uniti hanno davvero a cuore il settore dell’intrattenimento, è la loro industria numero uno, e trattano le scuole di recitazione con cura e efficacia. Mi tengo comunque la porta sempre aperta, quello dell’attrice è un mestiere che mi permette di spostarmi avanti e indietro per diverse produzioni, quindi è quello che farò.

Hai parlato di tuo padre Gianluca Maria Tavarelli, che è anche il regista di Io ti cercherò, in cui interpreti il ruolo di Martina. Non è la prima volta che vieni diretta da tuo padre, ma nella serie hai una parte più rilevante rispetto alle produzioni precedenti in cui avete collaborato. Com’è dover bilanciare questo doppio aspetto dell’essere attrice e figlia del regista?

C’è stato un reale scambio generazionale, tanto per ciò che avviene nella serie quanto per il lavoro svolto tra me e mio padre. Ho vissuto l’esperienza lavorativa come una riscoperta. Già avevo lavorato con mio padre, ma in piccole cose, era quasi un gioco. Adesso, invece, con Io ti cercherò è come se ci vedessimo per la prima volta sotto la lente d’ingrandimento. Abbiamo trovato il giusto equilibrio e per questo devo ringraziare papà, perché mi ha trattato esattamente come al resto del cast e della troupe, né più, né meno. E devo dire che ho appreso moltissimo dal suo modo di approcciarsi al mestiere, mi ha aiutata a dare spessore drammatico al mio personaggio e, visto che i figli hanno sempre qualcosa da rimproverare ai loro genitori, questa volta posso assicurare che non potrei dire nulla di male su come ha lavorato. Tra l’altro è stato divertente per me, perché era un lavorare in famiglia non soltanto con mio padre, ma con l’intero staff, che mi conosce da quando ero più piccola e portavo i caffè sui set!

Hai sottolineato il lato drammatico della tua Martina e hai anche dichiarato che è stato difficile togliere il personaggio di dosso quando eri fuori dal set.

Sì, mi ha toccato veramente tantissimo. Mi ha dato un tuffo al cuore che è stato diffide togliere. Non è facile vivere nei panni di Martina per tanto tempo. Quattro mesi con un personaggio sono lunghi e se ci si cala molto possono diventare quasi pesanti. Entrare nel lutto non è uguale per tutti, è qualcosa di assai duro e con Io ti cercherò non si è cercato di addolcire la pillola. Non sarebbe stato giusto raccontare la perdita per quello che non è, bisognava portare la verità e che l’attore vivesse quel momento per riportarlo col massimo della sincerità. Ma non posso che continuare a portare Martina dentro, facendo in modo che si accendano in me anche i suoi lati positivi.

Non solo, però, dramma e lutto in Io ti cercherò, ma anche una vena crime che dà carattere alla serie. Come è andata questa esplorazione del genere nel piccolo schermo?

Penso che la molteplicità dei generi sia un gran traguardo e fa la bellezza dei prodotti. Anche nella vita reale non siamo tutti uguali, ma soprattutto non siamo né bianco, né nero. Per questo ho trovato fosse la vera chiave di volta della serie quella di inserire il crime all’interno del racconto dei personaggi, portando a galla un giallo avvincente che potesse tenere il pubblico in sospeso. Già la prima puntata lancia un gancio per il prossimo episodio incredibile e nel corso della stagione ci saranno sempre più sorprese. Tra l’altro io non ho ancora visto come va avanti e sono troppo curiosa! So ovviamente come va a finire la storia, ma non avendo voluto vedere in precedenza gli episodi sono allo stesso punto degli spettatori e questo mi rende entusiasta!

Si può dire quasi che la Rai continui ad esplorare sempre di più la serialità contemporanea, non presentando i prodotti soliti a cui il suo pubblico è abituato. Pensi stia avvenendo un cambiamento in avanti in questo senso?

Trovo davvero che con Io ti cercherò si sia alzata l’asticella di ciò che può offrire la produzione seriale italiana. La fotografia della serie è molto cupa, c’è questo giallo di fondo mischiato ad umori sentimentali. Tantissime serie ormai si fanno toste in maniera tale da respingere quasi il pubblico, penso ad esempio alla bellissima The Sinner, ma lo fanno perché hanno intenzione di trattare argomenti seri offrendoli al pubblico. La gente non vuole soltanto tornare a casa e trovare qualcosa di soft alla tv. Ha voglia di riflettere, di emozionarsi e sono contenta che questo si possa offrire attraverso la qualità.

Qualità portata anche da un attore come Alessandro Gassmann con cui hai avuto la possibilità di recitare. Come è avvenuto il confronto sul set, tra voi e i vostri personaggi?

Girare con mostri sacri della recitazione come Alessandro Gassman è come andare a scuola di recitazione. Vedevi davanti ai tuoi occhi il dispiegarsi del personaggio, ha un animo talmente raffinato da calarsi con incredibile aderenza ai ruoli che deve interpretare. Non abbiamo avuto bisogno di parlare troppo, c’è stata una buonissima intesa fin dall’inizio e mettere in scontro i nostri personaggi ha reso il lavoro appagante e molto stimolante. Come dice sempre mio padre, quando giochi con la serie A devi dimostrare di saper essere al loro livello. Questo mi ha spronato tantissimo, oltre alla grande situazione di agio in cui Gassman ci ha messi, contribuendo a rendere complice la nostra recitazione.

Continuando sulla qualità, è innegabile che, in questo ultimo periodo, è come se fosse in atto una sorta di rivoluzione nell’industria italiana, dove nuovi autori si stanno facendo avanti regalando dei prodotti di incredibile bellezza. Penso a Gabriele Mainetti, ai fratelli D’Innocenzo, e a tanti altri. Tu con chi avresti piacere di collaborare?

Assolutamente con quelli che hai nominato! Sta avvenendo una rinascita del cinema e della serialità italiana. Non che il settore e la creatività siano mai morte in questi anni, ma questi nuovi talenti stanno portando un’aria davvero fresca. Le cose stanno cambiando e penso che stiamo cercando di farci notare anche a livello internazionale. Merito anche delle possibilità offerte da produzioni come quelle di Netflix o di Amazon che danno l’opportunità di alzare gli standard, aumentare la competitività e raggiungere un pubblico più ampio.

Io ti cercherò doveva uscire ad aprile, ma si è deciso che, causa covid, la programmazione venisse cambiata. Com’è al momento tornare su un set?

È un periodo difficilissimo per chiunque, non ci sono settori o persone più o meno colpite. Certo il cinema e la tv sono ambienti che hanno dovuto chiudere da subito e sono stati anche quelli che hanno avuto parecchia difficoltà a ripartire. Ci sono certe esigenze sul set che non coincidono propriamente col covid, ecco. Interazioni tra attori, scene in cui stringersi, parlare, baciarsi. Ma l’industria sta affrontando la pandemia con professionalità unica. I set sono controllatissimi e agli attori viene fatto il tampone ogni tre giorni. Ti senti tutelato e in un momento di grande paura come questo è importante. Purtroppo nessuno può predire come andrà e quando finirà, ma so che se ognuno farà il proprio dovere ce la faremo.

La terza puntata della serie andrà in onda su Rai 1 il 19 ottobre. Potete recuperare le puntate anche su RaiPlay