A cura di Laura Bartoli

La vita straordinaria di David Copperfield di Armando Iannucci, al cinema dal 16 ottobre 2020. La nostra recensione è a cura di Laura Bartoli, traduttrice dei dialoghi del film e grande studiosa e appassionata di Dickens. 

Quella di David Copperfield non è affatto una vita straordinaria – o forse la si potrebbe considerare talmente ordinaria da diventare straordinaria, al punto che ognuno di noi riesce a trovare un pezzettino di sé in David. Già dai primi cambi di scena, teatrali tanto quanto le letture con cui Charles Dickens portava sui palchi di tutto il mondo il suo grande romanzo, capiamo che il protagonista è dinamico, energetico, giovane e impacciato… un po’ tutto il contrario di quello che ci aspetteremmo da un personaggio ottocentesco. 

Le foto di Charles Dickens che ci sono arrivate hanno impresso nell’eternità un volto affaticato, barbuto, dallo sguardo austero. Eppure era proprio come il suo David: giovane, brillante, ironico, a volte pungente. La vena comica del racconto, che con Iannucci viene estremizzata e portata talvolta all’eccesso, ci mostra in realtà il lato più vero di un’epoca che è per noi un passato lontano, ma che per quei personaggi era il presente, fatto di gioie e dolori, difficoltà e trionfi. E nessuno meglio di Dev Patel avrebbe potuto dipingere un ritratto più autenticamente scanzonato del leggendario protagonista: quella di Iannucci è una scelta di casting meno straordinaria di quanto si potrebbe pensare.

La Londra dell’età vittoriana era il centro del grande Impero Britannico, un crocevia interminabile di culture che si muovevano nel sottobosco di una società stratificata e variopinta, in cui non era poi così inusuale imbattersi in un giovane dalle fattezze indiane. Sono numerosi i romanzi vittoriani in cui l’interculturalità riaffiora in superficie, per citarne solo uno tra i più famosi, Vanity Fair di William Thackeray. Quindi se siete tra quelli che hanno già condannato alla forca Armando Iannucci per la sua scelta in apparenza poco filologica, farete meglio a ritirare il verdetto e volgere altrove il vostro sguardo, per esempio alla ricerca delle sottili citazioni ad altre opere di Dickens sparse per l’intero copione – ma questo forse è un compito da lasciare ai veri intenditori. 

Il film dimostra innanzitutto una profonda conoscenza dell’autore, della sua vita e delle sue opere. Armando Iannucci è un grandissimo appassionato di Charles Dickens: personalmente, ho potuto toccare con mano il suo entusiasmo letterario non solo durante la Q&A che ha preceduto la proiezione al London Film Festival, ma anche in occasione di una speciale video call organizzata dal Dickens Museum a giugno: direttamente dal suo studio, Iannucci ci ha raccontato la genesi del progetto, mostrandoci alcuni dei volumi utilizzati per ricercare, studiare e adattare il romanzo al grande schermo. D’altra parte, solo con l’intervento di un autentico appassionato dickensiano Tempi Difficili e Oliver Twist riescono a farsi strada tra una battuta e l’altra, senza mai andare a minare la fedeltà della pellicola al romanzo

Durante una delle chiacchierate a cui ho partecipato, Iannucci ha raccontato di aver addirittura tentato inizialmente di proporre un copione fatto interamente di battute tratte dal romanzo, senza aggiunte o rifacimenti moderni. Trovandosi però a quel punto tra le mani un prodotto troppo complesso e poco accessibile per una audience dei giorni d’oggi, decise di intervenire e “ammorbidire” la fiscalità dell’impresa. Il risultato è un linguaggio fluido e piacevole, ma che non perde l’autenticità della resa finale. Il risultato è un prodotto in grado di parlare a tutte le età.

Particolarmente interessante la resa dei ricordi del protagonista: la fotografia evolve nel corso della storia per farsi portavoce della prospettiva di David, non a caso il titolo originale del film (come anche del romanzo) è The personal history of David Copperfield. In questo senso, due aspetti vanno in particolare sottolineati. Il primo, l’utilizzo dei colori: col tempo i ricordi si affievoliscono e perdono d’intensità, per questo anche la saturazione della scena si attenua a mano a mano che l’anima di David si fa più cupa e tormentata. Stupisce poi la scelta di casting di Morfydd Clark (presto Galadriel della serie Amazon su Il signore degli Anelli) che interpreta sia la mamma di David, che la sua bizzarra moglie Dora – anche lei un personaggio dall’ispirazione reale, un riflesso di Maria Beadnell, il primo amore di Dickens. Fra l’altro, Morfydd Clark non è nuova a ruoli dickensiani: la troviamo anche nei panni di Catherine Dickens ne L’Uomo che Inventò il Natale, il film che racconta la genesi del celebre Canto di Natale. 

Insomma, Iannucci ci regala due ore di divertimento senza mai disonorare il romanzo di partenza. Pecca talvolta nel bilanciamento del racconto dei vari personaggi, indugiando eccessivamente su quelli che, per via del cast stellare, rappresentano una facile attrazione per il pubblico, per esempio l’eclettico signor Dick (un magistrale Hugh Laurie) e la sorprende Betsey Trotwood (Tilda Swinton). Lo stesso Dev Patel soppianta troppo presto il David giovane appiattendo in parte il pathos delle sequenze iniziali. 

Ma siamo piuttosto certi che Dickens ne sarebbe uscito soddisfatto. Se non altro, perché sarà al cinema dal 16 ottobre, che è un venerdì. Era il suo giorno fortunato e se c’era una scelta importante da fare, o un progetto da lanciare, il venerdì era sempre il momento migliore. Quindi, “in breve”, come direbbe il signor Micawber, La vita straordinaria di David Copperfield è un piccolo gioiellino che non vi conviene perdervi.

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