Sorpresa indie apprezzata da pubblico e critica, Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani, con Andy Samberg e Cristin Milioti, è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma

È il primo consiglio della “Guida romantica e oramai sdoganata per conquistare il futuro partner”: fate ridere l’altro. Fatelo ridere a crepapelle, fatelo ridere passando irrimediabilmente per giullari, mettetevi in ridicolo pur di strappare anche il più pallido sorrido alla persona che volete impressionare. C’è chi, a far ridere, è più predisposto di altri e chi si avvale di una dote naturale che è anche solo difficile spiegare, innata e intrinseca, che ne permette la comicità ad ogni singolo gesto e a ogni impercettibile smorfia. Il passo, però, da mattatore a eroe romantico non è altrettanto facile, ruolo che bisogna saper ricoprire con determinazione e crescita costante e che è bene vestire con tutta la serietà di chi vuole, per l’appunto, far ridere.

Percorso su cui sembra essersi buttato con convinzione e una discreta bravura Andy Samberg che, districandosi tra il suo gruppo musicale e produttivo – nonché completamente fuori di testa – dei The Lonely Island e la sitcom di successo Brooklyn Nine-Nine che gli ha valso la vittoria del Golden Globe nel 2014 per la miglior interpretazione maschile, ha raggiunto una sincera dose di credibilità nei ruoli da amante irriverente e trasognato, con una simpatia tutta da apprezzare e una genuinità talmente credibile da far quasi – senza quasi – innamorare.

E, a condividere la scena assieme all’attore americano, è un’altra delizia oltreoceano che è stata forse l’oggetto d’amore per antonomasia della serialità contemporanea. Cristin Milioti è il traino che ha portato avanti le nove stagioni di How I Met Your Mother, quell’amore agognato e finalmente raggiunto dal protagonista Ted Mosby, del tutto rovinato da un finale che ha vanificato il suo continuo reiterarsi. Ma, questa volta, la Milioti potrà avere la sua rivalsa, anzi, non solo una, ma tutte quelle che desidera. Non è, infatti, una soltanto la conclusione che sembra attendere il suo personaggio nella divertentissima commedia Palm Springs, dove il concetto stesso di tempo viene preso, allungato, ribaltato e stracciato completamente.

Nella sorpresa indie che ha fatto breccia nel gusto di critica e pubblico del Sundance Film Festival, Palm Springs ha la struttura temporale di un loop senza fine e una narrazione ironica e arguta degna delle migliori pellicole a tema romance. Se inquadrati singolarmente Samberg e Milioti possono sembrare l’immagine delle possibilità di felicità che si aspirano nella vita, immersi nei loro personaggi all’interno del film diretto da Max Barbakow gli interpreti scavano negli errori e nelle spaccature che le persone possono sentire e provare, come quello di entrare in una caverna incantata che li costringe a ripetere ogni singola volta la stessa, identica giornata di quella che era una semplice, poco soddisfacente e complicata vita.

È il ripetersi del giorno del matrimonio della sorella minore a gravare sull’incompleta e persa protagonista Sarah (Milioti), bloccata in un evento da cui vorrebbe solamente scappare, costretta a doverlo vivere, e rivivere, e vivere ancora fino a scegliere di smettere di sopravvivere a quella incombenza, arrivando ad esprimere una libertà che non si era mai sentita di poter sfoggiare senza giudizi. Ed è nell’accompagnarla nelle stramberie che rendono esilarante il film che subentra il comprimario Nyles di Andy Samberg, Virgilio per la protagonista in questo viaggio nell’insignificanza dell’esistenza, che sembrerà assumere rilevanza e valore solo quando sarà il sentimento a subentrare e a modificare non più il tempo, ma la maniera in cui decidiamo di affrontarlo.

Con una brillantezza di scrittura di cui il merito va alla penna di Andy Siara e al suo non voler mai essere indulgente con i suoi protagonisti, ma sapendoli riprendere nelle loro fratture che sarà il ripetersi dei propri sbagli e l’imparare da questi a risanare, Palm Springs rende partecipe il pubblico di un gioco che si trasforma in attrazione e finisce con esperimenti temporali e capre sacrificali. Un film che empatizza per la goffaggine emotiva e buffonesca dei suoi personaggi, adorabili nelle loro difficoltà, irresistibili da non poter far altro che supportare. Un’avventura nella ripetitività che non accenna mai a stancare, con un cameo di J.K. Simmons da incorniciare e due nuovi paladini romantici nella loro assoluta mancanza di romanticismo, tutti da amare.