A cura di Martina Barone

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma Romulus di Matteo Rovere ci riporta alle origini della nostra capitale. In onda dal 6 Novembre su Sky Atlantic.

Nel panorama dell’industria d’intrattenimento italiana, Il primo re è stato uno di quei casi cinematografici che ha certamente ricevuto un adeguato richiamo dal punto di vista del settore e dall’ammirazione del lavoro fatto, ma che al netto dei nove milioni di euro spesi per ricreare le atmosfere e gli ambienti dell’epoca pre-romana, ha visto nei propri introiti solamente due milioni e mezzo di entrate da parte del pubblico pagante. Una copertura che Groelandia, casa di produzione tra le più innovative e audaci degli ultimi anni, ha avuto assicurata con l’intenzione di Sky di voler investire in un progetto seriale che richiamasse i medesimi toni della pellicola del regista Matteo Rovere, rendendo episodico il racconto di Romulus e facendo di dieci puntate il prequel di quell’opera che ha dato un briciolo di speranza al coraggio inventivo e produttivo italiano.

Riconoscimento che non è certo venuto, come è notabile, da un ritorno di visibilità espanso e condiviso – sbaglio anche di una campagna di marketing quasi totalmente assente, dove l’incapacità di sottolineare, tra le tante cose, la presenza di un divo come Alessandro Borghi rimane alquanto imperdonabile -, né tanto meno sostenuto da un settore che ha scelto di premiare la canonicità, per quanto impostata e sontuosa, de Il traditore di Marco Bellocchio ai David di Donatello dello stesso anno, invece che sottolineare la sfida intrapresa da Groelandia e portata con tenacia sul grande schermo.

Quella di Romulus, dunque, potrebbe essere contemporaneamente sia una rivalsa che una nuova e ulteriore apertura verso quel pubblico che, forse, è rimasto anche intimorito dalla scelta di utilizzare il protolatino come lingua recitabile all’interno dell’opera filmica e della serie, che a ben vedere ha però tutta l’aria di una decisione coerente con la ricostruzione di un periodo che Rovere e i suoi collaboratori hanno voluto fare, e che si reitera con la medesima attenzione e musicalità nella serie televisiva.

Un protolatino che, in verità, non è mai stato ostacolo per la presa di una visione che, con Il primo re, mostrava le capacità mai messe in atto e finalmente tentate di una cinematografia incapace, troppe volte, di pensare in grande, ma che Romulus riaffronta dimostrandosi più universale di quello che si potrebbe immaginare, pur declinando il proprio linguaggio a quell’idioma ormai morto e inevitabilmente sepolto. Lingua che dà però una stoccata ingente alla recitazione e interazione dei personaggi della serie di Matteo Rovere, una fluidità e convinzione che si adattano con facilità alla messinscena ricostruita e selvaggia di una terra ancora non domata e che contribuisce al realismo di un genere che sarebbe ben difficile pensare all’interno delle solite dinamiche italiche, ma che aiutate proprio da quella armonia e profondità rendono Romulus un universo completo e assolutamente (in)credibile.

L’autenticità delle interpretazioni degli attori sottolinea il gran lavoro attuato ai fini di una veridicità delle performance e delle interazioni che i personaggi devono trovarsi a ricoprire, non lasciando mai spaesato l’intrattenimento dello spettatore, né facendogli mettere mai in dubbio l’importanza e la solennità, anche quotidiana, dei loro dialoghi. Ciò prescinde, dunque, un calarsi totale nei ruoli degli antichi abitanti di Alba, che il cast di Romulus riveste – o, meglio ancora, sveste – completamente nel contatto con l’altro e con la natura che li avvolge e che si rivela, come ne Il primo re, materia prima di sacrifici e religione, alla base di credenze magiche e superstizioni puramente nate dall’anima e dalle paure umane.

Non ricercando trame o messinscene poi così differenti da quanto in passato è già stato proposto da narrazioni di tale tipologia, adeguandosi a stilemi di racconto che ricercano nella successione al trono, nel timore degli Dei e nel rapporto di sangue e fuoco suggestioni viste e affrontate, ma non per questo non applicabili all’attenzione e alla cura messa nel prodotto italiano, Romulus ha le potenzialità per un pubblico appassionato alle atmosfere antiche e storiche rimaneggiate sotto l’occhio delle volontà di conquista legate al potere e alla carne. Riti della terra e riti degli uomini che delineano la successione alla civiltà e alla reggenza di un popolo che dovrà trovare il proprio re, mentre la finestra d’intrattenimento italiano può dire di aver incoronato il suo peplum moderno.