Colin Firth e Stanley Tucci condividono un’amicizia decennale nel film Supernova, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma.

Colin Firth e Stanley Tucci condividono un’amicizia decennale, anni di conoscenza che contribuiscono all’accrescimento dell’affetto che si può provare l’uno per l’altro, diventando parte concreta delle vite altrui. Una presenza, quella di due amici che si addentrano a vicenda nell’esistenza di chi gli è accanto, che contribuisce a circoscrivere i gesti di confidenza e la fisicità espansiva che permette di invadere lo spazio personale, rendendo quel legame non solo metafisico, ma regalandogli la sostanza tattile del contatto che permette un’ulteriore entrata nella percezione che si può avere dell’altra persona.

Un tipo di amicizia che non rimane solamente teorica, ma entra nel pratico di una compartecipazione in cui sono entrambe le parti a fidarsi della presenza e del tocco di chi gli sta accanto, che assume quindi una rilevanza ancor maggiore nella confidenza che può subentrare, rendendo concreto il rapporto tra individui. Può essere dunque proprio questa padronanza pregressa, la familiarità con cui ci si può confrontare con l’altro, che ha contribuito alla meravigliosa interazione che intercorre tra i personaggi di Tucci e Firth nell’opera seconda di Henry Macqueen Supernova. Un luogo sicuro quel minuscolo circolo i cui soli membri sono i coniugi innamorati, in cui nella quotidianità dei gesti e nella loro ripetizione gli attori trovano la propria dimensione, così come i loro personaggi l’hanno afferrata nel momento in cui la vita ha deciso di metterli insieme.

Nella bellezza della semplicità che sintonizza l’armonia che creano i corpi, gli abbracci, le carezze e i baci dei due uomini, così come nella limpidezza di sapersi ancora dichiarare il proprio amore sinceramente, Colin Firth e Stanley Tucci rendono quanto mai autentico il rapporto che si instaura tra il musicista Sam e lo scrittore colpito da demenza senile Turcker, in un logorante percorso in cui la meta è lo stato della dimenticanza e confusione di un uomo che non vuole perdere il controllo. Ma sono esattamente queste le conseguenze che sembrano aspettare al personaggio di Stanley Tucci, che con il suo compagno intraprende un viaggio per trovare il modo di riconnettersi con loro stessi e a chi hanno voluto bene, dove il sostegno del film viene consegnato alla figura del comprensivo Firth, in una dolcezza che descrive i caratteri della pellicola di Macqueen.

supernova

Tra tutta la trasparenza con cui la pellicola mostra la relazione dei protagonisti e i loro giorni trascorsi insieme sfrecciando su di un camper che rappresenterà la loro intimità, è proprio nello scambio reciproco che i due attori sanno offrirsi l’uno a l’altro generando l’energia pulsante e centrale di Supernova. La stella più luminosa nel cuore del cielo più luminoso prende forma dalla compenetrazione nel mondo l’uno dell’altro che si fanno per lo schermo vera coppia che ha passato la propria vita ad accudire i bisogni della persona con cui ha scelto di intraprendere il percorso chiamato esistenza, dove la malattia di Tucker costringerà le consuetudini a dover saltare e a trovare nel coraggio e nelle cure di Sam la forza per saper godere di quello che può ancora fare e ricordare.

Affrontando l’idea che un giorno quel volto così abituale, quei movimenti coordinati per una complicità che gli attori rendono realistica e vissuta, svaniranno in un male incontrollabile, è la discrezione con cui Stanley Tucci si approccia all’interpretazione della malattia che va ad avvalorare l’idea di Supernova di non dover fare del quadro clinico del personaggio uno specchio drammatizzante, ma una condizione definitiva e accettata, riportata con la pacatezza delle personalità dei protagonisti. Una prova umile e rispettosa quella dell’attore americano, il pudore che chiunque afflitto da qualcosa che cresce dentro di sé fino a logorare riserva alla propria persona, non volendo modificare la maniera in cui essere visti, ma non potendosi sottrarre ai mutamenti che la malattia ha tenuto in serbo.

È nella tenerezza che Supernova trova la propria bussola, che vede brillare la scintilla della sincerità per un film drammatico che non sceglie, però, l’esasperazione. Un dolore metabolizzato in privato e così riportato per un pubblico che, per un breve tempo, potrà entrare nella storia di due uomini che si sono amati e che stanno passando la difficoltà più ostica della loro vita assieme. Una pellicola piccola perché racchiusa nel microcosmo dei due personaggi, che ha però la capacità di raccontarsi sparsa in una galassia di ricordi destinati a scomparire, ma decisi a lanciare il loro ultimo raggio di luce prima della fine.

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