Il mandaloriano è tornato e, così, anche il suo bambino. La nuova stagione da oggi su Disney Plus con NUOVE AVVENTURE .

Stagione due, capitolo nove. Il mandaloriano è tornato e, così, anche il suo bambino. Un esserino verde, dalle lunghe orecchie, qualche pelo sulla testa e due occhi giganteschi, a rappresentare quasi l’equivalente della grande forza che riesce a scorrere dentro di lui. Perché del potenziale, il piccoletto, ne ha e ne ha fatto prova in quel suo primo racconto di cui si faceva protagonista assieme al mercenario stellare che, fedele al suo credo eppure impossibilitato a lasciar sola quella creatura, ha portato in viaggio il bambino verso una meta designata proprio nel finale della sua prima stagione.

 The Mandalorian, dunque, riparte un anno dopo, con la stessa potenza, la medesima presa e, se possibile, una componente di entusiasmo e bravura in più. Tecnica e racconto stabiliscono già da principio l’enorme lavoro applicato dagli ideatori della serie Jon Favreau e Dave Filoni, nuovi padri e eredi di un universo che rivestono, ancora una volta, a pennello nella loro delineazione di personaggi e narrazioni, reimpostando la formula avanzata con il principio del loro esperimento e riconfermandolo la più intrepida maniera per affrontare l’appendice starwarsiana del prodotto seriale.

Gli episodi di The Mandalorian – trasudante un’epicità che altre serie sono riuscite ad acquistare solamente nel corso del tempo, ma che nell’operazione di radicato amore per i classici del passato e per un gusto dell’eroico va rifacendosi con ingerenza nello stregare della messinscena – vengono reimpostati sulla stessa formula chiusa della prima stagione, facendo dello spazio limitato dei suoi minuti un racconto completo e formato. Un darsi il quale porta con sé anche il mistero che, proprio come all’inizio della prima stagione, va rivelandosi allo scadere dell’iniziale puntata, percorso sottilmente orizzontale in una scatola completa in ogni singola pillola che ne viene offerta e che va poi completando quell’insieme mitico e leggendario di cui ormai The Mandalorian fa parte.

 Una molteplicità degli elementi di conquista della serie su Disney Plus che si riflette nel precedente lavoro esposto da Favreau e Filoni e sorprende, nella sua seconda stagione, proprio per quella coerenza contenutistica e titanica che il prodotto decide di continuare a perseguire, perfettamente in linea con le atmosfere che The Mandalorian aveva fin ora saputo donare, riconfermandone una cura e un’attenzione per gli insegnamenti della Bibbia di Star Wars. Nella larghezza delle distese immense della serie, nel panorama che è ancora protagonista per una storia che è impossibile staccare dal suo territorio, dalle sue radici, da quei personaggi così imprescindibilmente legati ai propri pilastri fondamentali, The Mandalorian permette il ritorno dello spettatore in una natura reale nella sua artificiosa fattura, tangibile nelle tempeste di polvere che si alzano con il passaggio di una navicella o di un drago sotterraneo, donando quel senso di opportunità che solo la vastità sa dare.

Come incrementata dall’enorme curiosità dei suoi spettatori, dedita a una religione quale quella degli effetti speciali che devono rendere tutto ancora più mastodontico e largo, l’ambiente di The Mandalorian riconferma la spettacolarità conosciuta con la prima stagione e compensa i suoi fedeli ammiratori con la promessa della grandiosità e della meraviglia. Tutto ciò che il piccolo schermo sembra poter contenere vive in The Mandalorian l’estensione di terre e architetture, la grandezza fisica di una scenografia e un assetto prostatico e digitale che vibrano di una tensione costante, come a volersi svincolare dalla prigionia di quattro pareti e continuando, così, anche all’esterno del proprio perimetro, allungandosi al di fuori negli occhi del pubblico fino ad occupare lo stupore di un’osservatore incantato. 

La brillantezza narrativa e digitale dell’operazione Favreau-Filoni riconcilia amanti di Star Wars con appassionati di una serie che, alla sua ripartenza, sottoscrive l’enorme talento del suo comparto effettistico e la conoscenza approfondita di un modello che le storie dell’universo della Lucasfilm dovrebbero sempre rimarcare. Una dilatazione dei paesaggi la cui infinità coincide con la voglia di addentrarsi nei capitoli del mandaloriano e del piccolo Baby Yoda, con l’estasi della commistione di generi che torna a fare da scenario e racconti che creano il senso d’essere della serie. Un mondo in cui bisogna indossare la propria armatura e prepararsi con fiducia a incontri e battaglie. Una forza che scorre potente in uno dei più bei prodotti di Star Wars. O, chissà, forse proprio il migliore. Questa è la via.