Avete presente le lettere che avete scritto ai vostri idoli sperando in una risposta? Ecco la nostra lettera a Leonardo DiCaprio.

Caro Leonardo DiCaprio, io ti amavo. Il passato sarà pur triste da utilizzare, ma necessario, dovuto non tanto alla mancanza di affetto che nutro ancora fortemente nei tuoi confronti, ma perché non puoi sapere con quali occhi ti guardavo quando eravamo ancora piccolini, sia io che te. Forse solo un’altra persona è stata capace ad incanalare quella fascinazione con cui ti veneravamo al massimo dei tuoi anni migliori, quelli in cui non solo ti affermavi come il più giovane talento della Hollywood postcontemporanea, ma acquistavi di giorno in giorno una credibilità che cresceva con l’amore che i tuoi fan e le tue fan iniziavano a nutrire in tutto il mondo. In fondo, si sa, per molti e molte sei stato prima il sex symbol, poi solo dopo uno dei talenti più solidi del nuovo cinema mondiale. Sei stato prima quel ciuffo biondo e quella sigaretta a mezza bocca che l’uomo aggredito e sopraffatto da un orso, che dovresti ancora ringraziare visto che ti ha fatto vincere questo benamato Oscar che abbiamo così potuto tutti riporre nel cassetto.

E se sono qui oggi a scriverti è perché proprio quella persona di cui ti parlavo mi ha persuaso a stendere questa dichiarazione per te, perché la genuinità che aveva riposto nei tuoi confronti è stata in grado di rispecchiare quella di tantissimi e tantissime personalità affezionate alla tua figura, al tuo status nel panorama internazionale che ti ha permesso di affermarti per quello che sei ora. Un’identità così ispirante come quella di Xavier Dolan – regista e attore, nonché vero e proprio esteta del cinema moderno – che, in giovanissima età, ti ha dedicato uno dei pensieri più sinceri e teneri che avresti mai potuto ricevere quando eri ancora un ragazzino, mentre navigavi già a vista nell’oceano sconfinato dell’industria dello spettacolo, che adesso starai forse condividendo con qualche modella appena maggiorenne – ma di questo, scusa, non mi va proprio di parlare -, soprassedendo a quel posto che ti spetta nell’olimpo delle star hollywoodiane.

“Caro Leonardo, il mio nome è Xavier Dolan-Tadros. Vado a scuola, amo studiare. Ho otto anni. Il 20 marzo compierò nove anni. Sono uno dei tuoi fan. Ho visto il film Titanic cinque volte. Reciti davvero bene. Sei un attore grandioso e ti ammiro.”.

Insomma, caro Leonardo, cosa avresti potuto desiderare di più? Nella semplicità delle sue parole, nella scelta accurata con cui ha deciso di descriversi e di descriverti c’è racchiuso tutto quello che hai rappresentato nella tua prima parte di carriera per moltissimo pubblico. Perché è sicuramente più gratificante ricordare di quella volta che hai tentato un nuovo approccio alla vita contro il capitalismo della metropoli in The Beach o di quando le città sembravano accartocciarsi su se stesse e tu eri lì, nel mezzo di Inception, a spiegarne gli intrigati meccanismi. O è certamente più entusiasmante parlare della parabola discendente di un magnate come il Jordan Belfort di The Wolf of Wall Street o di come la tua curiosità si è trasformata in attenzione nel Django Unchained di Quentin Tarantino. La verità, però, è che prima del bravo attore, dell’ottimo attore, dell’attore stratosferico, per me, per Xavier Dolan, per una schiera infinita di persone, sei stato Jack Dawson.

Sei stato Romeo nella versione pop shakespeariana diretta da Buz Luhrmann per uno dei film più romantici e sdolcinati che al cinema sia stato concesso di offrire. E, perché no, sei stato anche quel Re Luigi XIV ne La maschera di ferro che in un ambiente in costume ti vedeva a suo agio – e, mia menzione speciale, sei stato un fuggitivo da voler inseguire e acchiappare, nella classicità diretta da Steven Spielberg dell’imprescindibile Prova a prendermi.

“Sono anche io un attore. Ho realizzato alcuni spot televisivi per una famosa catena di negozi e ho avuto dei buoni ruoli in quattro film girati in francese. Spero un giorno di poter recitare in uno dei tuoi lungometraggi. So che un giorno verrai a Montreal. La città è davvero popolare come location per girare dei film. Un anno fa sono stati girati 100 film americani proprio qui. Quando accadrà cercherò di incontrarti. Quando verrai a Montreal per girare un film cercherò certamente di superare le audizioni nel caso in cui ci fosse il bisogno di un ragazzino nel cast.”.

E, pur nell’innamoramento smodato che abbiamo provato nei tuoi confronti e che Dolan ha saputo racchiudere in così poche righe – chiudendo anche con una richiesta non inusuale ai tempi, una tua foto da allegare all’auspicata risposta -, come vedi hai saputo anche essere da esempio per tantissimi altri. Pensi poi che quel boom di Leonardo nati negli anni Novanta sia stato puramente un caso? Te lo dico io: non lo è stato. Sai quante persone conoscono che sono state chiamate dai loro genitori come te? (Non è propriamente esatto, ne conosco solamente uno, ma credo sia comunque una teoria alquanto realistica su cui mantenere il mio punto).

Allora, adesso, riprovo anche io a scrivere – un’altra – lettera.

Caro Leonardo, il mio nome è Martina, ho quasi finito l’università e amo scrivere. Ho più di vent’anni e sono una tua fan. Ho visto Titanic ogni volta lo hanno trasmesso su Canale 5 e anche qualcuna di più. Reciti davvero bene. Sei un attore grandioso e ti ammiro. Non sono un’attrice, ma voglio comunque lavorare nel mondo del cinema come critica e giornalista. Ti ho anche incontrato una volta. Anzi, due, ma la prima mi sembrava talmente irreale che potrei essermelo sognato. Quando avrò modo di incontrati per bene, e spero ce ne sarà occasione, ti dirò che grande artista sei e cosa ha significato vederti recitare in alcuni dei più importanti film del secolo. E anche che, come Xavier Dolan, ho avuto una cotta per te.

Insomma, caro, carissimo Leonardo, spero riceverai questa lettera. Nel frattempo vado a perdermi e a cercarti in qualche mio vecchio giornalino di Cioè.