I am Greta, il documentario dedicato a Greta Thunberg, la giovane attivista che ha scosso la coscienza del mondo, arriva il 14 novembre on demand.

Greta Thunberg è un fenomeno e lo è nel doppio senso che questo termine può permettere di esplicare. È prima di tutto un fenomeno perché, a soli quindici anni, è riuscita a mobilitare un intero apparato d’attivismo ambientale che ha avuto la più grossa risonanza che negli ultimi anni ci si sarebbe potuti aspettare. Ed è un fenomeno, poi, per la sua figura, per le sue imprese, per quel suo status in quanto persona ormai inseparabile dalla lotta contro il cambiamento climatico, l’indifferenza superficiale e lo snobismo ideologico dei suoi avversari, che l’hanno resa un vero e proprio evento da dover studiare e che verrà sicuramente ricordato nel corso di una storia che, dal 2018, è stata segnata anche dalla presenza di questa giovane ragazzina di Stoccolma.

Ma se all’apparenza sembriamo tutti conoscere le origini del pensiero della giovane Greta, se ci siamo ritrovati d’accordo con i suoi discorsi rilasciati al Parlamento europeo o all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, se ne abbiamo condiviso i tweet e difeso l’onore quando questo veniva calpestato da chi non riesce ad accettare l’intraprendenza e la lungimiranza che possono appartenere a una ragazza giovanissima, forse non molti saprebbero collocare temporalmente quando ha avuto inizio il fenomeno Thunberg. Forse molti non saprebbero nemmeno indicare il fattore scatenante che ha visto un migliaio di persone in tutto il mondo mobilitarsi per i Fridays for Future, vedendo sfilare vicine e in segno di protesta le generazione a cui questo pianeta dovrà fare da casa nel tempo a venire.

Una lacuna a cui è il documentario I am Greta – Una forza della natura a porre rimedio, stabilendo il proprio aprirsi in contemporanea con la nascita della rivolta inizialmente solitaria della giovane, cresciuta fino a raggiungere livelli esponenziali. Un sit-in di cui era l’unica partecipante, decisa a scioperare durante l’orario scolastico andandosi a posizionare davanti al parlamento svedese aspettando l’arrivo di quella giornata in cui si sarebbe deciso sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Una ragazzina che aveva con se un cartellone, uno slogan che ha incuriosito i passanti, diventati nel tempo sostenitori e alleati: sciopero della scuola per il clima. È con la determinazione che Greta Thunberg ha cominciato il proprio percorso e con la medesima spinta il regista – suo connazionale – Nathan Grossman ha cercato di ritrarla.

Cronaca di un mito che va dalla potenza di quelle immagini emblematiche che vedono una giovane seduta al di fuori dei luoghi di potere del proprio paese, fino all’accoglienza e al riconoscimento internazionale che le sedi del mondo e del clima le hanno riservato. Un inseguire quelle che sono state minuziosamente le tappe che hanno portato Greta Thunberg ad essere colei che conosciamo, a spiegarne forse più intrinsecamente i motivi che l’hanno smossa al punto da immettersi in alcune delle sfide più ardue e significative partite da una ragazza nel pieno dell’adolescenza. Una giovane che vede e ha visto davanti a sé il riconoscimento, ma anche l’ostilità di tanti, troppi individui e individualisti, dovendo imparare presto che non solo la terra non sarà disposta ad accoglierci ancora per molto, ma che ci sono persone che non hanno nemmeno intenzione di ascoltare.

E se la ricerca del regista Grossman doveva rappresentare la scoperta, culturale quanto sociale, della giovane Greta, l’analisi comportamentale e relazionare della ragazzina non è potuta restare al di fuori dell’interesse e della descrizione che il doc voleva farne, affrontando a viso aperto quella sindrome di Asperger di cui lei stessa ha nel tempo parlato, che va allargando e inquadrando definitivamente la visione di un’icona dei tempi moderni. Intraprendendo un’esplorazione che si addentra, quindi, anche nella personalità della protagonista, è nell’assemblare i materiali che I am Greta perde la potenza che un documentario simile avrebbe potuto rappresentare.

Pur, dunque, rendendo noto lo sviluppo del movimento a sostegno dell’ambiente, dei suoi primi passi e dell’evoluzione di cui è stata fulcro e avvenuta nel giro di pochissimi anni, I am Greta depotenzia gli sforzi e l’impegno avanzati da Greta Thunberg facendosi solamente reportage dei viaggi e degli scioperi che l’hanno resa il faro che è oggi. Questo non sapendone esaltare adeguatamente la grinta nell’attivismo che l’ha portata a rivestire cariche impressionanti nonostante – e soprattutto – per la giovane età, colpa non certo attribuibile al personaggio pubblico, bensì alla debolezza della maniera in cui si è voluto raccontarlo.

Pur dovendo affrontare un viaggio a bordo di uno yatch a vela dalla Svezia all’America, pur avendo incontrato alcuni degli esponenti più illustri del nuovo secolo, la rilevanza di un personaggio come Greta Thunberg finisce per rivelarsi un lungo elenco delle tappe toccate e la diffusione di un messaggio che non ha la stessa grandezza di quando pervade le strade e i cortei delle città in sciopero, piene dell’entusiasmo di manifestanti in marcia. Un prodotto che esclude l’esaltazione a danno del potersi appassionare più di quanto già non si dovrebbe alla figura di Greta Thunberg, relegando le sue imprese a un portuario schematico e ben lontano dall’essere ispirante, cosa che invece, e fortunatamente, la ragazza dimostra di essere nella realtà.

I am Greta sarà disponibile sulle piattaforme digitali Sky PrimafilaGoogle PlayInfinityTimvisionChiliRakuten TV, oltre a MioCinema e IoRestoInSala.