Sydney Sibilia presenta insieme al suo cast L’incredibile storia dell’isola delle rose, nuovo film targato Netflix disponibile dal 9 dicembre basato su una storia vera.

È ora di respirare un po’ di libertà. Come? Grazie a Netflix e al genio comico e creativo di Sydney Sibilia. Dal 9 dicembre arriva sulla piattaforma streaming il nuovo film italiano del regista della saga di Smetto quando voglio dal titolo L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, ancora una volta affiancato dalla casa di produzione Grøenlandia di Matteo Rovere e con il sostegno di un’azienda come Netflix che permette di dare totale apertura ad un prodotto locale che ha, però, anche la possibilità di attirare l’attenzione di un pubblico mondiale. È ciò che ha infatti colpito Teresa Moneo, produttrice Netflix: “Dopo aver letto la sceneggiatura mi era chiara la portata italica della pellicola, ma c’erano anche tantissimi elementi che rendevano l’opera di Sydney Sibilia un film con cui poteva identificarsi anche un pubblico internazionale.”.

Una capillarità della distribuzione cinematografica che Grøenlandia ha saputo abbracciare e che riconferma l’intuito produttivo di una figura cardine del cinema italiano contemporaneo come Rovere: “Il film nasce da Sydney, la sceneggiatrice Francesca Manieri e me. Giorgio Rosa è un protagonista che si spinge fuori dall’Italia, si pensi solo che la componente internazionale fa parte della pellicola proprio perché divisa tra Rimini, New York e Strasburgo. È un film con un protagonista pazzo perché pazzo lo è Sydney Sibilia, ma per quanto fosse complesso produttivamente era un film che volevamo fare.” Continua Matteo Rovere sulla possibilità di visione estesa di Netflix: “Abbiamo un grande rispetto per la sala cinematografia e il film, infatti, avrebbe avuto un passaggio al cinema se non fosse stato per la pandemia. Netflix è un servizio che arriva ovunque e ci fa capire che le nostre storie possono essere interessanti anche per altri.”.

Una storia che ha già dell’assurdo in sé quella de L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, che si basa su fatti realmente accaduti: “Stavamo scrivendo con Francesca Smetto quando voglio due e tre” racconta il regista Sibilia “Dovendo inserire molti tecnicismi avevamo la pagina di Wikipedia aperta davanti. A un certo punto compare un riquadro che mi chiede se conoscevo la storia della micronazione dell’Isola delle Rose. Andando a cliccare ho scoperto una storia che, appena letta, mi ha fatto chiedere: ma perché nessuno ci ha mai fatto un film? Allora poi mi sono ricordato che io stesso faccio i film e così nel giro di un anno e mezzo avevamo pronta la sceneggiatura.”. Nonostante però l’entusiasmo trascinante della storia, i dubbi erano molti sulla realizzazione del film, che soltanto l’incontro con il vero Giorgio Rosa avrebbero potuto togliere: “L’ho incontrato nella sua casa di Bologna, è stato incredibile. Dovevo sapere cosa c’era dietro la creazione dell’isola delle rose, il perché. Non ero ancora convinto e, prima di andare via, chiesi a Giorgio: ma a te andrebbe se qualcuno facesse un film su di te? Lui ha risposto di no, e questo mi sembrava lo spirito giusto per metterci al lavoro.”.

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose prende dunque da accadimenti reali: “Quello che di più assurdo c’è nel film è davvero accaduto, quello che vi sembra più normale è stato rimaneggiato”, ma lo stile autoriale di Sibilia è riscontrabile nella vicinanza tra la genialità dei suoi protagonisti in Smetto quando voglio e il Giorgio Rosa del suo ultimo film. “Una correlazione c’è” spiega il regista “È l’esigenza che però cambia. In Smetto quando voglio volevo mostrare l’essere invincibili insieme, come banda, con L’incredibile storia dell’isola delle rose mi piaceva raccontare la forza del singolo. Ognuno di noi è potentissimo e, se qualcosa nel mondo non gli piace, ha il potere di cambiarla. Il 1 maggio del 1968 le persone scendevano in piazza per lottare. Le notizie giravano più lentamente all’epoca, quindi era difficile sapere per tempo cosa accadeva. E così lui, mentre gli altri tentavano di cambiare il mondo, stava già cercando di costruire il suo.”.

Un’assonanza di temi che è quella che la sceneggiatrice Francesca Manieri ha visto formarsi nella filmografia di Sydney Sibilia e che viene riproposta nel film Netflix: “Nella cinematografia di Sydney c’è il forte contrasto tra libertà individuale e potere costituito. Nel film si vede la contrapposizione della libertà negativa e della libertà positiva, questo perché era la storia che la poneva ed era quindi adatta al suo autore.”

Ad esercitare questo potere individuale ne L’incredibile storia dell’Isola delle Rose è, quindi, il suo protagonista interpretato da Elio Germano, che di questa libertà cerca ancora il corrispettivo nella vita di tutti i giorni: “Non si potrà parlare di libertà oggi finché tutti non potranno accedere alle stesse dimore, istituzioni e possibilità di cure e istruzione. Si potrà parlare di libertà quando tutti saranno uguali e verrà esercitato il nostro diritto alla vita.”. Uno sguardo però l’attore lo sposta anche all’indietro, in quel ’68 che ha potuto vivere attraverso il film: “I racconti che si hanno di quell’epoca è di chi la faceva più strana e questo mi ha molto colpito visto che oggi ci troviamo di fronte ad un omologazione disarmante. Alla fine, poi, quello che voleva fare Giorgio aveva ben poco di ideologico, però si trattava di qualcosa che ha potuto creare da solo. Non mi sono rifatto tanto all’uomo reale, ho immaginato il mio Giorgio un po’ come quei cervelloni della Silicon Valley che mentre presentano il loro grande progetto hanno già la mente che lavora e pensa alla prossima creazione.”

Ad accompagnare Germano in questa avventura, un cast di altissima levatura che vede al suo fianco sull’isola Matilda De Angelis, Leonardo Lidi, Valentina Zironi e Tom Wlaschiha. “Torno sempre emiliana quando c’è di mezzo Rovere” dichiara la De Angelis, che è stata protagonista per Matteo Rovere di Veloce come il vento e che possiamo seguire anche nella serie HBO The Undoing accanto a Nicole Kidman e Hugh Grant. Ma è della sua Gabriella che ci parla per L’incredibile storia dell’Isola delle Rose: “Ho trovato interessante il personaggio fin dalla prima lettura della sceneggiatura. È una donna indipendente, colta, che diventa il motore di molte scelte prese da Giorgio. Mi piace il fatto che sia un associato di diritto internazionale e che per questo vive il contrasto di voler appartenere a un mondo come quello dell’isola delle rose, utopico e rivoluzionario. In ogni caso sono contenta di vedere raccontata una storia della mia terra che nemmeno i miei genitori e miei nonni conoscevano, così che possa venir scoperta da molti.”.

E di utopia parla anche Valentina Zironi, la Franca del film: “Nella mia isola utopica non bisogna mai fare quello che non si vuole perché, alla fine, si finisce per non faro mai bene. Ho cercato di creare una connessione tra i caratteri della mia personalità e quelli di Franca, che diventa davvero come dicono nel film l’emblema di quell’isola, una diciannovenne libertina, incinta che trova il proprio posto lì.”. Un’isola che è anche divertimentio, conferma Leonardo Lidi: “Sydney sceglie sempre il divertimento nei proprio lavori. Per questo mi sono lasciato convincere. Sono uno di quelli che si dedica al teatro serio, a volte davvero molto impegnato, quindi mi sono fatto spingere da lui per lasciarmi andare a qualcosa di più leggero.”. E, insieme a loro, anche Tom Wlaschiha racconta della sua esperienza sul set: “Ho amato la sceneggiatura appena finito di leggerla. Tratta di argomenti seri, ma con una leggerezza di scrittura molto accorta. Di solito, poi, non mi dedico al cinema comico, ma Sydney mi ha convinto con la sua attenzione alle scene. Questo film mi ha fatto venire voglia di vivere gli anni Sessanta, cosa che siamo riusciti a fare un po’ con questo film.”

E, per chiudere, sono i due della Repubblica italiana a parlare, Luca Zingaretti e Fabrizio Bentivoglio, rispettivamente Giovanni Leone e Franco Restivo nel film: “Per la mia generazione Leone è stato davvero importante” comincia Zingaretti “Quindi è stato divertente rivisitare quel periodo. Di solito del ’68 si ricordano le contestazioni, ma quegli anni sono stati meravigliosamente belli e folli, come si vede nel film. Un’opera che ho voluto fare perché come quelle che piace vedere a me, divertenti, ma con spunti di riflessione.”. Finisce Bentivoglio: “Di Restivo non si sa molto, se non una sua frase che recita: ogni volta che la democrazia viene minacciata il paese agisce subito d’istinto. Penso sia la summa di quello che è stato questo politico, che alla fine ho costruito insieme al regista.”.

LA TRAMA

Primavera 1968. Nell’anno della contestazione studentesca, un giovane ingegnere, Giorgio Rosa (Elio Germano) con un grande sogno e un genio visionario decide di costruire un’isola al largo di Rimini, fuori dalle acque territoriali, e la proclama stato indipendente. Un’isola d’acciaio in cui la libertà individuale è il valore assoluto: non ci sono regole! 
In questa impresa impossibile Giorgio avrà al suo fianco un eterogeneo gruppo di complici: il suo migliore amico, un giovane imprenditore più propenso ai bagordi che all’azienda di papà, un misterioso naufrago in cerca di approdo, un animatore delle notti romagnole in cerca di una nuova vita e una ventenne romantica in cerca di lavoro. E poi Gabriella (Matilda de Angelis), la donna appassionata che Giorgio trascina nella sua ambiziosa avventura e nella sua vita. L’Isola delle Rose attira ben presto l’interesse della stampa e soprattutto di frotte di ragazzi da mezzo mondo, trasformandosi in mito, in caso internazionale e in un quasi insormontabile problema politico per il Governo italiano che non può tollerare la fondazione di un nuovo Stato in acque così vicine.