Vera de Verdad è il film presentato al TFF di Beniamino Catena che verte intorno alla domanda più antica dell’uomo: cosa c’è dopo la morte?

La trama di Vera de Verdad

Vera, una bambina di nove anni, scompare senza lasciare traccia. Tre anni dopo ritorna ma, invece di essere adolescente, è una donna di circa trenta anni. Non ricorda niente. I medici ritengono che sia vittima di una strana sindrome da invecchiamento precoce. La famiglia è sconvolta ma l’esame del DNA conferma che quella donna è davvero la loro bambina. Quando le immagini riaffiorano alla memoria, Vera capisce di aver vissuto la vita di un uomo che morto e rinato nello stesso istante in cui lei è svanita nel nulla.

LA RECENSIONE

La più grande domanda che l’uomo continua a porsi da secoli è cosa ci sia al di là della morte. Da cosa venga riempito quello spazio composto dall’ignoto, dove il nulla può rappresentare l’essenza del tutto. L’arte è nata senza dubbio come modo per dare una ragione alla mancanza di quella conoscenza, cercando di riempirla di un senso che abbiamo paura possa non esserci. Anche il cinema ha, dunque, cercato di porre il proprio occhio su cosa potesse rappresentare quel senso d’infinito che si presenta alla fine di una vita, unendo il tutto sotto scelte stilistiche e domande narrative che vengono così percorse ed esplorate attraverso la macchina da presa e quello che sa esprimere.

È sospinto da questa indefinita questione che il regista Beniamino Catena ha realizzato, su sceneggiatura di Paola Mammini e Nicoletta Polledro, la sottilissima risposta Vera de Verdad, un dramma che nella tragedia di una perdita trova il motivo per cui gioire degli inspiegabili e mistici collegamenti tra questo mondo e quell’altro, che trovano sulla terra e nei suoi abitanti i fili conduttori per legarci indissolubilmente ad un cerchio che non ha mai fine.

vera de verdad

Vera ha nove anni, una sensibilità spiccata e una passione per le stelle. Muore la sua cagnolina e Vera vuole spargerne le ceneri per ricordarla. Ma nel momento in cui i resti della sua fedele compagna sono destinati al vento, la bambina scompare, lasciando amici e parenti con un vuoto incolmabile e, ancor più, privo di una spiegazione. Sarà due anni dopo che una giovane donna di trent’anni tornerà lì dove di quella ragazzina non c’era più traccia; una bambina rinchiusa nel corpo di un’adulta che non riesce a capire cosa le sia successo. È così che Vera (Marta Gastini) torna dalla sua famiglia in un involucro umano che, fino a quel momento, non le apparteneva. Figlia diventata improvvisamente adulta, ma priva di qualsiasi delucidazione per quell’inspiegabile evento, nasce e muore lì, dove c’è fuoco.

Dividendosi tra Italia e Cile, Vera de Verdad evidenzia la sua doppia natura. Oltre alla domanda esistenziale e alla combinazione con una passione per la fantascienza come quella del regista Catena, a confrontarsi sono due territori, due zone che hanno intrinsecamente in loro stesse luci e colori in totale contrapposizione, a decifrarne con maggiore chiarezza la lontananza che le separa, colmata da quel moto che tutto unisce smosso da un ente superiore. È la natura la padrona della terra, colei che legifera al di sotto dell’universo. Ed è quest’ultimo che crea le combinazioni più disparate, rende comunitario qualcosa che abbiamo sempre pensato singolo e individuale come la vita, osservando ciò che, solitamente, è impossibile anche solo guardare. Un’interiorità che è personale, ma può diventare grande come l’intero cielo, dando o togliendo l’esistenza, restituendola e omaggiandola.

Nella narrazione sopra i massimi sistemi, delle galassie e dell’anima, Vera de Verdad usa l’assenza dei dialoghi per dare la parola a un paesaggio come quello cileno e all’emotività della sua controparte italiana. La regia di Beniamino Catena è elegante e quadrata, consapevole delle giuste angolazioni con cui suscitare le questioni che il film sente di dover porre in ballo, senza strafare per voler sovrastare il racconto, ma concedendogli una cornice ideale e appagante. Un occhio registico a cui si riesce a perdonare anche la leggera inconcludenza a cui l’opera è portata, dove si comprende la volontà maggiore di voler suscitare più che indottrinare, accettandone la portata cosmica.

Siamo solo anime che rimbalzano nell’universo cercando un posto in cui stare e, quando lo troviamo, speriamo di restarci il più a lungo possibile. Vera de Verdad indaga la connessione del tutto trovandola parzialmente, ma assorbendone molto, per una storia ai confini della consapevolezza, profonda e sconosciuta.