La nuova versione de Il Giardino Segreto è un sorprendente racconto che celebra l’infanzia attraverso il potere curativo della natura.

La trama

India, 1947. Alla Vigilia della Partizione dell’India nel bel mezzo dello scoppio dell’epidemia da colera, la piccola Mary Lennox (Dixie Egerickx), figlia di ricchi proprietari inglesi, si sveglia sola nella sua enorme casa e rimasta orfana dopo l’improvvisa morte di entrambi i genitori, fa rotta verso l’Inghilterra assieme ad altri bambini che devono essere rimpatriati. Mary viene accolta a Misselthware Manor, l’enorme tenuta dello zio Archibal Craven (Colin Firth) ed affidata alla rigida governante Mrs. Medlock (Julie Walters) che la ordina di non muoversi dalle sue stanze e le vieta di esplorare la zona circostante alla tenuta. Durante una delle sue passeggiate nella brughiera, in gran segreto dagli occhi della governante, la piccola Mary scopre un giardino segreto dove la natura cresce rigogliosa e le piante sembrano prendere vita. In quel giardino la protagonista grazie all’aiuto di Dickon (Amir Wilson), fratello della cameriera Martha (Isis Davis), porterà suo cugino Colin (Edan Hayhurst), costretto da anni su una carrozzina per una misteriosa malattia che gli impedisce di camminare. Una condizione di salute cagionevole che in realtà è frutto della proiezione del dolore del padre sul figlio dopo la morte dell’adorata moglie. In quel giardino, fra ortensie e iperici, fra cascate e alberi in fiore, Mary riuscirà finalmente a ricordare sua madre e a ricucire il rapporto paterno fra Lord Archibald e suo figlio Colin.

La recensione

Ci sono libri che hanno accompagnato la formazione sentimentale di intere generazioni. Romanzi e racconti talmente amati da diventare classici; intramontabili storie riposte nella libreria personale di ciascun bambino/a, a volte lasciate lì per anni e poi ripresi di sfuggita per una riscoperta neo-generazionale. E si sa, quelle destinate all’infanzia e all’adolescenza sono quasi sempre racconti sulla vita, che dietro l’apparenza favolistica nascondono tematiche profonde necessarie all’educazione del giovane lettore sull’inevitabile porzione di dolore e confusione che la vita infonde silente.

Il Giardino Segreto, il classico di Frances Hodgson Burnett pubblicato per la prima volta nel 1911, – come ogni classico che si rispetti – affronta temi sull’esperienza esistenziale quali il dolore, la disabilità, la perdita genitoriale, la paura nell’aprirsi al mondo. Parte del folto filone delle “fiabe di redenzione”, il romanzo e ora sesto adattamento cinematografico, viene raccontato attraverso gli occhi personali della piccola Mary Lennox che, nel corso della storia che la vede protagonista, muta la sua iniziale attitudine da ragazzina umorale, viziata e tirannica per ri-scopre una sé più sensibile e generosa, capace quindi di donare piuttosto che di avere, di guarire dunque sé stressa attraverso gli altri. “La bambina dall’aspetto più sgradevole che si fosse mai vista” come si legge nelle prime pagine del libro, una volta scoperto il giardino segreto poco distante dalla folta brughiera che circonda la tenuta di Misselthwaite Manor, incomincia un viaggio personale in cui l’immaginazione muterà la realtà che circonda lei e i suoi compagni di viaggio Colin Craven, suo cugino e figlio di Lord Archibald, e Dickon, fratello della domestica Martha.

A dirigere l’adattamento più moderno, che per tempi e possibilità sfrutta al massimo l’impianto visivo sugli effetti speciali, arriva il regista Marc Munden, ex aiuto regista di Mike Leigh e Derek Jarman, che con l’aiuto dello sceneggiatore Jack Thorne (Skins, Enola Holmes, Wonder) costruisce un lungometraggio sorprendente che punta sullo stupore e la meraviglia visuale su un mondo incantato in cui la natura viene rappresentata in tutto il suo potere salvifico e curativo. Girato fra lo Yorkshire e la Cornovaglia, Il Giardino Segreto celebra la bellezza della natura (sempre più inaccessibile ma necessaria) e quello dell’infanzia visti attraverso gli occhi di tre adolescenti, e attraverso i loro occhi, i nostri che tornano indietro negli anni pre-maturità o quelli delle nuove generazioni, che per la prima volta scoprono una storia ormai intramontabile.

Riposizionando la linea del tempo diegetico al 1947 e non più a quello edoardiano del 1911, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, lo sceneggiatore Thorne avvicina il dolore personale di Mary a quello di un popolo intero che attraverso i fantasmi emotivi di un malessere storico collega come un filo invisibile l’India, l’Inghilterra e le dimensioni personali dei personaggi principali.

Alla versione millennial, si potrà obiettare che la scelta di favorire la parte più animata utilizzata per esaltare al massimo la suggestione da grafica CGI, possa mettere probabilmente ai margini la parabola più interiore di crescita tipica del racconto di formazione. Ma 27 anni dopo l’ultimo (e ottimo) adattamento per il cinema della regista polacca Agnieszka Holland del 1993, le forme del racconto cinematografico sono ormai mutate e la spinta verso l’esaltazione effettistica di una natura che si anima e prende forma attraverso le nuove tecnologie sembra sempre più essenziale per catturare un pubblico che, seppur giovane, è sempre più esigente.

Quindi, in realtà, (questo) Giardino Segreto va colto in tutta la sua volontà di avvicinamento dei giovani spettatori ad un classico senza tempo che così coraggiosamente già nel 1911, proponeva un’anti-eroina iniziale (per carattere scorbutico e capriccioso) e proprio accanto a noi, quella stessa anti eroina trovando la chiave del giardino, trova anche la chiave che le consentiva di aprirsi ad uno stupore interiore ed a un immutato amore materno, ben più prezioso e immenso di quel giardino stesso.