Matthew McConaughey, Hugh Grant, Jeremy Strong, Colin Farrell e Charlie Hunnam sono i protagonisti di The Gentlemen, il nuovo film “gangster paradise” di Guy Ritchie disponibile su Prime Video dal 2 dicembre.

Dopo la parentesi live-action con Aladdin (2019), quella leggendaria di King ArthurIl potere della spada (2017) e quella tinta di giallo con la doppietta su Sherlock Holmes (2009 e 2011), Guy Ritchie torna a fare il cinema gangster e cool che a fine anni ‘90 lo consacrò a promessa urban di un nuovo cinema europeo. Con The Gentlemen, conscio della riuscita a metà dei suoi film precedenti, il regista di Harfield riprende lo stile e i racconti della malavita, quella celata nell’austera eleganza britannica dell’aristocrazia perbenista che fa dei traffici di droga e di vendette a suon di proiettili il suo ironico fascino british. E lo fa con un cast corale di prim’ordine.

A raccontare la vicenda vi è una storta di narratore interno, l’investigatore privato Fletcher (Hugh Grant) che nel corso di una notte, spiega a Raymond Smith (Charlie Hunnam) come il re dei tabloid Big Dave (Eddie Marsan) lo abbia ingaggiato per vendicarsi del capo di Raymond, un trafficante che nel corso di una vita intera ha costruito un impero sulle piantagioni e lo spaccio di marijuana, disseminando vivai nei segretissimi anfratti delle campagne e nei giardini degli aristocratici. Il trafficante in questione è Mickey Pearson (Matthew McConaughey), deciso ormai a lasciare il suo impero al miliardario Matthew Berger (Jeremy Strong), per ritirarsi al meritato riposo in un tranquillo cottage con la moglie e socia Rosalind (Michelle Dockery). Oltre a Berger, lo spacciatore d’erba della upper class riceve pressioni anche dal cinese Dry Eye (Henry Golding) vice del gangster cinese Lord George anch’esso interessato ad ottenere la sua attività miliardaria. Raymond in realtà è perfettamente a conoscenza di ogni cosa perfino che Fletcher sta per ricattarlo con le prove di un suo omicidio.

Ciò che a prima vista sembra rendere The Gentlemen un thriller/crime spassoso e godibile anche da chi solitamente non ha interesse nel genere in questione, è l’attitudine del regista di fare delle vicende al centro della trama la possibilità e la capacità di giocare con le continue peripezie criminali e ricavarne un vero e proprio divertissement. Ritchie maneggia gli eventi diegetici per ricavarne un action moderno che, di certo, sa come intrattenere e sa come mantenere quasi sempre alto il ritmo. Dall’inclusione di inserti visivi che giocano sull’immaginaria pellicola da 35 mm voluta da Fletcher per imprimere il film che sta per raccontarci, – come fosse il pitch ad un ipotetico produttore cinematografico; al videoclip degli YouTuber Toddlers, il gruppo di pugili e rapper guidati dall’allenatore Farrell che si esibiscono in un brano fra hip-hop e arti marziali, The Gentlemen combina e scombina situazioni criminali non sempre funzionali al racconto in adrenalina, gioco e sospensioni mozzafiato.

Impettiti in sofisticati completi in velluto e tartan, i protagonisti di The Gentlemen si muovono nei classici parametri del mondo illegale tra pallottole, corpi nel freezer e coltelli pronti a recidere libre di carne umana in un genere nel quale Ritchie sembra sguazzare appieno e che conosce fin troppo bene. Malgrado a volte il contenitore sia molto più accattivante del liquido che lo contiene (in questo caso lo srotolamento degli intrecci che trovano nella loro ricostruzione la soluzione finale), la sceneggiatura curata dallo stesso Ritchie caratterizza i suoi numerosi personaggi in criminali sopra le righe spesso ridicolizzati benevolmente dalle loro stesse azioni e da dialoghi dallo humor esilarante. Uno su tutti un Colin Farrell in tuta da ginnastica, coppola e aria sorniona nel ruolo del Coach di box che guida maldestramente il suo clan di rapper a suon di battute spassose e dissacranti davvero imperdibile.

The Gentlemen è un film che riposiziona Guy Ritchie tra i registi che tornando a casa, ritrovano il cinema che hanno sempre saputo fare, (la stessa cosa è accaduta a Dolan quest’anno con Matthias & Maxime).

Ma quella sicurezza domestica è un’arma affilata a doppio taglio, risultando spesso granitica impronta identitaria e arginante limite autoriale nello stesso momento.