Che la Forza sia con voi, con il commento sull’ultimo episodio di The Mandalorian 2

Con l’episodio “Il Salvataggio“, giunge al termine la seconda, incredibile stagione di The Mandalorian. Un finale commovente con un cammeo sorprendente (e atteso) che restituisce entusiasmo ai fan di una delle saghe più longeve e apprezzate della storia del cinema. L’episodio, diretto da Peyton Reed, è ora in streaming. 

In questa seconda stagione, le puntate sono state vere e proprie tappe: dall’Orlo Esterno a viaggi pieni di rischi con un carico prezioso. Da una sfida in mare aperto con alleati inaspettati a vecchi alleati per una nuova missione. The Mandalorian 2 è a tutti gli effetti uno show on the road, tra nuovi personaggi che comporranno il futuro seriale dell’universo Star Wars su Disney+ e attimi di commozione che, inevitabilmente, si collegano alla trilogia originale di Guerre Stellari.

Rosario Dawson è Ashoka Tano nella nuova serie Disney+ annunciata all’Investor Day 2020

Chi sono i Mandaloriani?

Personaggi appartenenti alla cultura dell’universo galattico Star Wars creato da George Lucas, i mandaloriani erano, in primo luogo, stati concepiti per L’Impero colpisce ancora: pensati come un gruppo di super soldati corazzati, l’idea si tradusse poi in un singolo personaggio, un cacciatore di taglie conosciuto come Jango Fett, padre di Boba Fett (e su questo ci torneremo a fine articolo!).

Così, sul popolo umano proveniente da Mandalore, Disney+ ha ideato forse il suo prodotto di maggior successo, basato su un membro della gilda di cacciatori di taglie e uno degli ultimi del suo credo. Un “trovatello” salvato dai mandaloriani, diventato poi parte della setta solitaria conosciuta come “la Tribù”. 

Le storie possono essere viste come percorsi che collegano insieme, in svariati modi, punti diversi del continuum culturale di una tradizione cinematografica, ed è questo che The Mandalorian mette in scena, partendo da fatti ambientati cinque anni dopo gli eventi de Il ritorno dello Jedi. 

Mando e Baby Yoda (Grogu)

Difficile pensare a The Mandalorian senza la sua mascotte: Grogu (al secolo Baby Yoda). Bene prezioso che Mando deve rintracciare per conto di un funzionario imperiale nella stagione 1, diventa suo inseparabile compagno di avventure; un vero e proprio figlio (The Child, appunto) che il personaggio interpretato da Pedro Pascal cercherà di salvare in ogni modo possibile. Grogu è il fulcro della storia, l’elemento della Forza che collega senza mezzi termini la serie Disney+ all’universo cinematografico originale.

Attenzione: nel testo che segue sono presenti spoiler. Prosegui la lettura se ha già visto tutti gli episodi della serie.

The Mandalorian: Il Salvataggio

Per creare un climax perfetto, si deve lavorare molto e con grande competenza. Ed è ciò che fa Peyton Reed, digirendo con consapevole risolutezza questo incredibile capitolo finale. Gli eventi, tutti finalizzati al “salvataggio” del Bambino, sono accompagnati da un’apparente scrittura semplice, stravolta poi sul finale grazie a un cammeo straordinario e un epilogo che getta le basi per un futuro che verrà.

Traducendo in eventi la struttura appena descritta, sappiamo che Il Bambino è destinato alla Forza e deve ricongiungersi con l’epica organizzazione monastico-militare dei Jedi. A raccontarcelo più nel dettaglio è il personaggio di Ashoka Tano (Rosario Dawson) nel capitolo 13. La ricerca di Din Djarin per un Jedi che possa prendersi cura di Grogu non si è rivelata affatto semplice e, dopo un viaggio sul pianeta Tython, centrale per il destino del piccolo Jedi, il futuro di Mando e Grogu è ormai segnato. La scelta del climax non è casuale: Reed parte da una narrazione piatta e ripetitiva, ma cambia in un crescendo di avvenimenti fino a raggiungere la svolta inaspettata, ribaltando le certezze dello spettatore. 

Che la Forza sia con te!

Secondo i principi del credo Mandaloriano della Tribù, i Mandaloriani non possono rimuovere i propri elmi in presenza di altri. L’interpretazione di Pedro Pascal nei panni del Mandaloriano è stata accolta con entusiasmo dal pubblico e dalla critica, che ne hanno elogiato l’incredibile abilità come interprete. Nonostante abbia mostrato la sua faccia solo poche volte, l’impegno silenzioso del suo personaggio per proteggere l’Essere è diventato abbastanza per definire il personaggio stesso. Ma per esprimere un’emozione come quella che vediamo nel capitolo 13, l’elmo andava rimosso, e così è stato.

L’episodio si conclude con due rivelazioni tanto attese: il destino di Baby Yoda a.k.a Grogu e il volto dello Jedi incaricato di addestrarlo.

A rispondere alla chiamata del Bambino è proprio Luke Skywalker, il cui volto giovane di Mark Hamill è stato ricreato interamente in CGI, in una sequenza mozzafiato e sensazionale che cita spudoratamente un altro spin-off della saga.

Jon Favreau e Peyton Reed hanno reso omaggio all’iconica scena di Rogue One: A Star Wars Story di Gareth Edwards, quella con protagonista Darth Vader sul ponte dell’incrociatore di Leia mentre procede mietendo vittime a colpi di spada laser e uso della Forza.

L’arrivo di Luke sull’incrociatore stellare di Moff Gideon salva Mando e compagni ed è una scena praticamente simmetrica rispetto a quella di Rogue One: dal Lato Oscuro della Forza però si passa al Lato Chiaro. 

È un finale audace e adeguato che commuove e diverte. In un vortice emotivo degno della saga originale, i fan Star Wars ritrovano l’entusiasmo perduto con la recente trilogia, con la (nuova) speranza di aver raccolto indizi utili sul futuro del franchise, a partire dai titoli di coda.