Un contraltare, quello della fantascienza di The Midnight Sky, che il film decide di risollevare nella drammaticità di un racconto prevedibile e esente da ispirazione.

La trama del film

Questo racconto postapocalittico segue Augustine (George Clloney), uno scienziato solitario nell’Artide che cerca di impedire a Sully (Felicity Jones) e ai suoi colleghi astronauti di rientrare sulla Terra, dove è scoppiata una misteriosa catastrofe globale.

George Clooney regista

George Clooney è riuscito a trasportare l’eleganza che lo contraddistingue come attore nel suo modo di dirigere le opere cinematografiche. Una raffinatezza che ha saputo contraddistinguersi, e continua a farlo, riproponendosi come a certificare un marchio di fabbrica che nell’interprete statunitense ha sempre riconosciuto un savoir faire innato, appartenente alla sola presenza di George Clooney, ma anche a tutte le maniere con cui l’uomo è stato in grado di declinarlo, rimanendo fedele a sé stesso e a un proprio tipo di fare cinema, che non ha potuto che rappresentare anche stando dietro la macchina da presa.

Debuttando con Confessioni di una mente pericolosa nel 2002 e proseguendo con Good Night and Good Luck, Clooney nei suoi primi due film in diversa veste si configura già come capace direttore d’attori facendo vincere rispettivamente a Sam Rockwell l’Orso d’argento per il miglior interprete maschile a Berlino e a David Strathairn la Coppa volpi alla Mostra del Cinema di Venezia. Sono sempre grandi cast quelli che ha continuato a inseguire nel corso degli anni, con il contributo e il sostegno di sceneggiatori come Ethan e Joel Coen per il suo ultimo lavoro Suburbicon – anche questo presentato al rinomato festival nazionale del Lido. Nonostante, dunque, un percorso arzigogolato come regista, che ha visto anche opere minori nella sua filmografia, è forse con The Midnight Sky che George Clooney traccia il suo punto più basso nella carriera registica, segnato proprio da quella perdita di classe e gusto che evapora nella piattezza gelida del film.

Un film senza genere?

Prodotto originale Netflix, che dal cosmo non poi così inesplorato passa alla particolarità della distribuzione digitale direttamente su piattaforma streaming, The Midnight Sky banalizza visualmente le meraviglie della galassia per uno sci-fi mescolato alla normativa del dramma, film che non sa bene comprendere quale sia il proprio posto all’interno dello spettro della manifestazione registica, che scompare completamente nella ricerca di un nuovo posto nell’universo. È Augustine Lofthouse il personaggio che George Clooney adotta per sé stesso, unica scelta lungimirante all’interno di una pellicola che non saprà aggrapparsi ad altro se non al suo solitario, ma intrigante protagonista, che avrà soltanto dalla sua parte la mera interpretazione a sostenerlo, svuotata di qualsiasi significato legato alla storia dello scienziato.

Rimasto, apparentemente, una delle poche persone sulla terra dopo il disastro climatico del 2049, rinchiuso nella modernità di una stazione scientifica nel mezzo del Polo Nord, l’astronomo cercherà di mettersi in contatto con chiunque riesca a cogliere la sua voce lì, nel cuore del vuoto, cercando di poter fare quello che per tutta la vita si era fissato, ossia aiutare la gente a trovare un nuovo pianeta. A qualcuno, infatti, quella voce potrebbe arrivare, forse a una navicella spaziale di ritorno su un mondo in rovina.

Nella dinamica di un film in cui a rivelarsi è l’incrocio di coloro che non sanno di starsi cercando, con strade del destino che sospingono gli uni verso gli altri rimanendone quasi all’oscuro, quasi sospinti da legami inscindibili sul quale solo l’universo può legiferare, l’opera di George Clooney fa decadere completamente l’aurea mistica e intimista di questo collegamento con il tutto e il particolare sfidando la tenacità dello spettatore. La ricerca di Augustine diventa ben presto priva di qualsiasi spunto di presa su di un pubblico che dovrà seguirla alternata alla storia di ritorno sulla Terra della navicella spaziale con a bordo l’attrice Felicity Jones, anche così non trovando nessuno stimolo per venir catapultati fin su nelle stelle, rimanendo tediosamente con i piedi per terra.

Se nella sua parte terrestre il film non presenta alcun guizzo creativo, è nell’esplorazione dello spazio sconfinato che The Midnight Sky fallisce riproponendo un immaginario ormai sorpassato da più di dieci anni e totalmente privo di un’infinità che dovrebbe ipnotizzare fin dentro le ossa. La parte sci-fi della pellicola si appesantisce come il resto dell’opera vista la mancanza di visione d’insieme che avrebbe dovuto dare il proprio regista, rassegnandosi quasi alla ristrettezza di ciò che si può ammirare da fuori il finestrino di un’astronave, cadendo vertiginosamente nei meandri del nulla.

Un contraltare, quello della fantascienza di The Midnight Sky, che il film decide di risollevare nella drammaticità di un racconto prevedibile e esente da ispirazione, scadendo proprio nel suo finale su una netta macchietta melò, la stessa che sono i suoi sporadici flashback a suggerire fin da subito con la loro forzata intensità e la fotografia difficilmente giustificabile. Fallendo con la sua prima operazione Netflix, dimostrando comunque di saper direzionare gli interpreti pur nell’inutilità del complesso, The Midnight Sky non trova alcun salvataggio in cui poter sperare e, come lui, il suo spettatore, fremente nel poter finalmente riatterrare sulla terra ferma, sapendo di aver partecipato nel tempo ad altri viaggi assai migliori.