La Top 10 dell’anno cinematografico 2020 di My Red Carpet, tra uscite al cinema e in streaming, oltre a qualche pellicola inedita.

Nonostante l’anno funesto che ha segnato la stagione cinematografica 2020, sarebbe incorretto dire che il cinema abbia avuto poche occasioni per offrirsi a noi spettatori in tutto il suo splendore. Ci sono da considerare, prima di tutto, gli iniziali mesi dell’anno in cui c’è stato concesso il piacere di pellicole da premio Oscar, opere a cui sono andate ad aggiungersi poi le molteplici uscite on demand che hanno mantenuto vivo il dibattito cinematografico e infine quelle chimere sporadiche, sporadicissime, che hanno però fatto sì di regalarci, anche se solo per poco, il sapore del ritrovo in sala. Ecco, dunque, la nostra Top 10 in vero stile My Red Carpet, dove vi diamo i dieci migliori titoli dell’anno trascorso con in più, per finire, qualche chicca cinematografica del 2020 inedita e particolare, opere che non potete assolutamente perdere.

Piccole Donne di Greta Gerwig

La rivisitazione del Piccole donne di Greta Gerwig è perfetta sotto due aspetti principali: il primo nella scrittura e nell’adattamento della cineasta che, dell’opera, è anche sceneggiatrice. La Gerwig non solo prende dai racconti di Louisa May Alcott, ma li rimaneggia per creare una linea narrativa che riesce a integrare e plasmare insieme un Piccole donne con il suo secondo libro Piccole donne crescono, non appesantendo dunque la storia, ma mettendola su un doppio binario per incontrarsi poi nell’alternanza tra momento presente e ricordi del passato. Secondo aspetto, poi, per questa pellicola ispirante e ispirata, è il meraviglioso cast che la compone, con sopra a tutti una Saoirse Ronan impeccabile nel ruolo di Jo March. Un monologo, quello che le viene riservato, tra i più toccanti dell’anno, sia per la sua interpretazione che per le veritiere parole.

JoJo Rabbit di Taika Waititi

Essere un ragazzino della gioventù hitleriana non è affatto facile, soprattutto quando non si è proprio portati a discriminare le persone e a uccidere poveri conigli. Eppure è proprio così che nasce uno dei personaggi più teneri dell’anno, il protagonista Jojo Betzler del vincitore alla miglior sceneggiatura non originale agli Oscar 2020 JoJo Rabbit. A scrivere e dirigere c’è Taika Waititi, mentre al affianco dell’adorabile interpretazione del giovane Roman Griffin Davis una madre memorabile come Scarlett Johansson e un comandante stravagante come Sam Rockwell. Divertente e toccante, dal ritmo impeccabile. Con il finale più bello dell’intero 2020.

Diamanti grezzi dei Safdie Brothers

Adam Sandler ha dichiarato: se non mi fate vincere con questo film tornerò con la pellicola più brutta del mondo. Sta di fatto che per Diamanti grezzi (Uncut Gems) ha ricevuto solamente l’Independent Spirit Awards come migliore attore, venendo snobbato dall’intera Academy, che non ha inserito Uncut Gems in nemmeno una delle sue categorie. Un torto gravissimo per il cinema, visto che la pellicola dei fratelli Safdie porta con sé il loro personalissimo stile e incrocio tra suono e immagini, velocità e dilatazione, ricchezza e squallore, tanto da essere diventato già dal momento della sua uscita un’opera iconica. Apre in una miniera dell’Etiopia su un opale nero e chiude su L’Amour Toujours di Gigi D’Agostino. Un film davvero psichedelico.

Figli di Giuseppe Bonito

Un po’ di Italia nella nostra lista di film del 2020. Figli è l’opera diretta da Giuseppe Bonito e nata dalla magnifica penna di Mattia Torre, autore che ha lasciato troppo presto questo mondo e che il pubblico dovrebbe riscoprire proprio dai testi che ne hanno contraddistinto lo stile tanto arguto, quanto sentito e emozionante. E sono proprio queste le caratteristiche principali della commedia Figli, dove si racconta della nascita del secondo figlio della coppia Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea, che rappresentano con tenerezza e realtà la vita di una coppia di genitori, tra voglia di buttarsi giù da una finestra e il cercare di attraversare ogni giorno questa vita tenendosi per mano.

L’uomo invisibile di Leigh Whannell

Lo stalking si fa mostro nell’horror/thriller L’uomo invisibile, nuova pellicola della serie di film incentrati sui personaggi terrifici della Universal con protagonista la survivor Elizabeth Moss. La vena orrorifica del film viene declinata nell’intuitiva trovata di rendere la storia dell’uomo invisibile una variazione sul tema della violenza di genere e della sua esplicazione in forma di osservazione, perseguimento, senso claustrofobico della mancanza di privacy e sicurezza. Leigh Whannell, regista della pellicola, inquadra largamente gli spazi, mostra in continuazione i luoghi vuoti per aggiungere angoscia alla possibilità di poter ritrovare qualcuno di non visibile ai propri occhi lì, al centro della stanza. Un ottimo film sul senso d’oppressione, con un finale che cerca di ristabilire, violentemente, l’ordine.

Tenet di Christopher Nolan

Non è certo il film più bello dell’anno e, forse, non sarebbe nemmeno da inserire in un’ipotetica classifica sugli standard di bellezza e gradimento di una pellicola. È però impossibile non mettere Tenet di Christopher Nolan nella top 10 di fine anno, anche solo per cosa ha significato il film in questo 2020. L’operazione di Nolan, oltre ad essere un viaggio a ritroso nella sua stessa linea temporale, è stato il respiro momentaneo di un’annata dove il cinema è stato vissuto, purtroppo, pochissimo. Un ritorno sperato, agognato, che ha riportato le persone in sala facendo vivere un vero e proprio evento. Che poi Tenet abbia il complesso del Dio da parte del suo autore è tutta un’altra questione, più o meno sbagliata che sia. Il blockbuster autoriale di Christopher Nolan, però, è e rimarrà sicuramente un punto fermo nella filmografia del cineasta e, per questo, rimane una pellicola senz’altro da vedere.

Il processo ai Chicago 7 di Aaron Sorkin

Aaron Sorkin torna alla regia dopo il suo debutto con Molly’s Game, ma a predominare è ancora (e fortunatamente) la sua vena da sceneggiatore. È, infatti, tutto lì lo sferzare del suo secondo film Il processo ai Chicago 7, nelle personalità dei suoi personaggi, nelle interazioni che riserva loro, nella dinamicità di una regia che, seppur ancora acerba, posa tutta la propria struttura su di uno script inattaccabile. Le battute si sovrappongono, gli interpreti sono tutti incredibilmente in parte. Un pezzo di cronaca che diventa film, per incastrare nell’immaginario cinematografico il primo processo politico della storia americana.

Borat – Seguito di film cinema di Jason Woliner

Come per Tenet, anche Borat – Seguito di film cinema è una pellicola impossibile da non inserire se si vuole dare uno spettro di quello che è stato il 2020 cinematografico. La capacità del mockumentary demenziale basato sul personaggio imprescindibile nella carriera di Sasha Baron Cohen si fa asso comico in questo tempo di pandemia, elezioni americane e cambiamenti storici. Dopo un’attesa lunga quattordici anni, il personaggio nato e cresciuto in Kazakhstan e spostatosi negli Stati Uniti per una nuova impresa dovrà scontrarsi ancora una volta con le contraddizioni del nostro tempo, offrendo la pellicola più acuta e attuale su ciò che abbiamo vissuto quest’anno. Una fotografia estremizzata e divertentissima, che cerca sempre nei risvolti più beceri la chiave di volta per la comprensione dei rapporti disfunzionali della nostra società.

Mank di David Fincher

David Fincher continua a riprendere la storia. Prima, dieci anni fa, quella del colosso Facebook. Adesso, nel 2020, la nascita di un caposaldo cinematografico come Quarto Potere. Attinente o meno, romanzato o fedele non importa. David Fincher con il suo Mank, vera miccia del 2020, parla del cinema del passato, ma non ne esalta il glamour, lo sfarzo, la meraviglia come solo il cinema sa fare quando si parla dei suoi anni d’oro. Lo problematizza, invece, lo mostra nei tanti scuri del suo bianco e nero e ne tira fuori un’opera che dal singolo vuole diventare comune, non solo artistica, ma prima di tutto politica. Un film da dover vedere e assimilare. Già pellicola del nuovo decennio.

Soul di Pete Docter

A chiudere la classifica, nonché quest’anno cinematografico, è il nuovo film Disney Pixar Soul, l’esplorazione dell’anima da parte della casa di produzione animata che, dopo le emozioni con Inside Out e la morte con Coco, tenta di entrare nelle profondità dell’essere umano, nel suo spirito e in quello che, sostanzialmente, significa vivere. Una pellicola d’animazione che cerca nelle diverse dimensioni e nel differente uso del disegno il modo per portare allo spettatore la suggestione dell’essenziale, quello che siamo prima di venire al mondo e che siamo successivamente dopo la nostra dipartita. Ma, l’importante in Soul, è esattamente ciò che sta nel mezzo, quell’esistenza a cui bisogna approcciarsi affidandoci al jazz improvvisato, che sa dare comunque grandi soddisfazioni. Un film che riconferma la grande riflessività della Pixar.

CHICCHE CINEMATOGRAFICHE DEL 2020 DA RECUPERARE

Ecco dunque la Top 10 di My Red Carpet, ma, prima di chiudere, non possono mancare alcuni suggerimenti per chi desidera addentrarsi in qualche pellicola inedita o dall’animo più sfaccettato, titoli di cui forse avete sentito poco parlare, ma che potrebbero ampliare la visione di questo anno cinematografico:

  • Never Really Sometimes Always: una ragazzina di diciassette anni deve recarsi con la cugina a New York per poter abortire. L’intimità e la semplicità del film sono ciò che di più doloroso potrete trovare. 
  • Sound of Metal: Riz Ahmed fa il batterista, suona in un duo metal con la sua ragazza e un giorno diventa, improvvisamente, sordo. Parte così il percorso di accettazione del giovane, il suo unirsi ad una comunità per non ricadere nel circolo della droga, il suo voler comunque sentire. Ma la pace non viene da ci che vogliamo ascoltare al di fuori, ma da quello che dobbiamo trovare in noi stessi. 
  • Favolacce: la Spinaceto dei fratelli d’Innocenzo è falsa, ipocrita, meschina. Sono i genitori che fanno leggere la pagella dei loro figli a cena e i bambini che non vogliono seguire l’esempio dei loro genitori. Per le nuove generazioni serve uno strappo, quello che i giovanissimi del film riusciranno a trovare. 
  • Sto pensando di finirla qui: Charlie Kaufman è una sicurezza se ci si vuole perdere nei meandri di una mente contorta, confusa, complessa. La stratificazione della sua ultima opera lo dimostra ancor di più, soprattutto per il suo annichilamento finale, dove tutto si contrae, fino a sentire la musica, il vuoto, la morte.
  • The King of State Island: Judd Apattow è sempre una sicurezza, Pete Davidson una nuova scoperta. Un ragazzo di ventiquattro anni che vuole fare il tatuatore non riesce a superare, dopo anni, la scomparsa del padre. Ma qualcuno, qualcosa, dovrà pur smuoverlo, cercando di ridimensionare anche chi non c’è più. Alla base c’è la vera storia del padre pompiere di Davidson. 
  • Nomadland: questo è semplicemente un anticipo, visto che la pellicola di Chloé Zhao dovrebbe uscire in Italia nel 2021, ma è passata in anteprima mondiale alla Mostra di Venezia. È infatti impossibile non poter parlare di questa opera immensa come i paesaggi che va incorniciando, come l’amore che la regista prova per la sua protagonista interpretata da Frances McDormand e per il proprio mestiere. Un modo di essere nomadi in una pellicola dalle radici salde, dove ci potremo incontrare lungo la strada.