Dalle fiamme rosseggianti di Bloom al viola dell’empatia di Musa: le tonalità dei personaggi di Fate – The Winx Saga e cosa simboleggiano.

Il cartone animato Winx Club è stato un must watch per una generazione di ragazzini e ragazzine che condividevano un amore per un prodotto italiano ben presto condiviso con il resto del mondo. Successo tale quello dell’ideatore Iginio Straffi che ha viaggiato dal 2004, anno della nascita delle fate di Alfea, per arrivare nel 2021 tra le fila delle produzioni seriali Netflix, diventando prodotto young adult per il largo pubblico della piattaforma digitale, che ha potuto riapprocciarsi a vecchi fan ora cresciuti e quindi bisognosi di inediti contenuti o di andare ad accalappiare direttamente anche un nuovo tipo di spettatore che avrebbe potuto trovare nel clima teen e misterioso del mondo magico una passione inaspettata.

Fate – The Winx Saga è la serie del portale streaming a cui è andato a dar vita Brian Young, showrunner di un altro lavoro per una fascia giovanile d’età come The Vampires Diaries, il quale ha tentato di riportare un po’ di quell’oscurità appartenuta ai suoi vampiri anche nei poteri e nelle narrazioni delle fate di Netflix. Il primo cambiamento è tutto nel casting e nella scelta di quali protagoniste portare in scena: Flora viene sostituita da sua “cugina” Terra, mentre Aisha si aggiudica un posto d’onore surclassando così Tecna, fata della tecnologia.

Quest’ultima scelta, non motivata dalla produzione, riguarda sicuramente motivi legati alla storia che la prima stagione di Fate – The Winx Saga va raccontando, ma potrebbe ritrovarsi anche nel fatto che le protagoniste in carne e ossa seguono gli elementi primi che appartengono al pianeta, quelli più naturali anziché artificiali. Aisha, infatti, è la fata dei fluidi, dell’acqua, la quale era necessaria come contrapposizione per i poteri di Bloom, fata del fuoco e detentrice della Fiamma del Drago.

I POTERI E I COLORI

Sono proprio le capacità di ognuna che Fate – The Winx Saga (leggi qui la nostra recensione) va esplorando e va assegnando da subito ad ognuna di loro un colore specifico che si riflette sia nell’abbigliamento che negli accessori delle protagoniste, sia ancor più nel momento dell’uso delle loro abilità.

Bloom è il rosso infiammato e infiammante che arde fin da subito partendo, prima ancora che dal suo modo di apparire, dal suo modo naturale d’essere. La folta chioma aranciata richiama le fiamme che lei stessa può sprigionare dalle proprie mani e che, nell’ultima puntata, vediamo espandersi al resto del suo corpo. Una potenza tale da cui Bloom attinge rifacendosi a quello che la direttrice di Alfea Farah e la misteriosa Rosalind definiscono un valore arcano, tale al punto da donare alla fata quelle ali che, nel mondo magico, erano scomparse da tempo. Il rosso è predominante, è il calore di una protagonista che ha una scintilla dentro si sé e che, nella storia originaria d’animazione delle Winx, rappresenta una parte essenziale per la nascita dell’universo incantato stesso.

Aisha è, perciò, la contrapposizione a un potere tanto grande, che non significa una portata inferiore, ma un aiuto a contenere e moderare quella Fiamma del Drago che, altrimenti, potrebbe causare non pochi danni. Se il rosso del fuoco viene dunque attribuito alle gesta di Bloom, è la placidità del blu, dell’azzurro, dei colori freddi e a tratti glaciali ad appartenere alla fata dell’acqua. Acqua che circoscrive il fuoco, che ne limita la pericolosità, che cerca di ripristinare ordinatamente l’equilibrio causato dalla fiamma. Tinte naturali attraverso cui l’abbigliamento di Aisha prova a comunicare per allietare l’irrequietezza di Bloom. Blu utilizzato come sicurezza di una pace che la novella fata può ritrovare in un’amica fidata, che cerca solamente di preservarla. La trasparenza dei fluidi maneggiati da Aisha è la stessa di una persona che cerca di essere chiara fin dal principio, scegliendo ciò che c’è di esplicito rispetto all’oscurità, tanto da rivelare lei stessa a Bloom la possibilità di poter essere una changeling, ossia coloro che vengono scambiati alla nascita.

E se di natura Fate – The Winx Club va evidenziando la derivazione, escludendo al momento Tecna dalla narrazione proprio per esigenze di trama che vorrebbero gli elementi delle protagoniste uniti tra loro, è Terra la rappresentante di una dimensione fatta di tutto ciò che compone l’universo e che il personaggio ha il potere di poter plasmare o far sfiorire solamente con un gesto. Terra, nella scelta di un casting che si propone per la diversity per ciò che riguarda corpi non conformi alla bellezza pre-imposta, è adorabilmente giunonica come lo spirito della stessa madre terra. E non è più rappresentata dal rosa, dal fucsia o dai colori semplicemente splendenti della Flora animata. Terra corrisponde a quel verde che circonda Alfea e con cui la fata decora l’angolo della propria stanza. È la linfa che scorre nelle sue piante, che la rispecchiano nella tenerezza che possono restituire, ma che dimostrano di poter stravolgere quel senso di delicatezza grazie alla forza stringente e primordiale delle proprie radici.

Colori e abiti, quelli dell’attrice Terra di Eliot Salt, lontani dal guardaroba altolocato della principessa di Solaria Stella, che per i corridoi di Alfea sembra muoversi dopo aver preso dal guardaroba dal tocco stavolta fatato di Blair Waldrof e Serena van der Woodsen. Cerchietti e glitter sembrano gli stendardi con cui il personaggio ha quasi l’obbligo di presentarsi di fronte ai compagni della propria scuola. “Devo cambiarmi d’abito perché è questo che si aspettano da me”. È un tocco sofisticato quello con cui è stato delineato lo stile della fata, che di luminoso dimostra di avere, però, non solo bracciali e ombretti, ma una personalità che non può più sottostare ai soprusi della ricerca di perfezione perseguita dalla madre, la regina Luna. È per questo che, per Stella, i colori degli abiti rimangono più sfaccettati: possono variare dal candore di un rosa pallido alla luminosità, finale, di un giallo particolarmente enfatico. Ma è nel suo potere che vediamo rappresentato l’animo della fata: la proprietà di potersi rendere invisibile sfruttando i riflessi della luce – e quindi non dovendo più (di)mostrare cosa la gente si aspetta da lei – e la possibilità di suddividere quest’ultima, generando uno spettro di colori, con un arcobaleno che forma l’integrità appartenente anche alla ragazza.

A chiudere con il colore più spirituale tra tutti è la fata dell’empatia Musa. Nella sfera dei colori il viola, di cui gli occhi del personaggio si tingono quando va attingendo al suo potere, rappresenta l’attitudine a sapersi identificare nell’altro. Abilità spesso frustrante, ma fondamentale nei rapporti umani (ed extra umani), che può contribuire ad alleviare il dolore delle persone, anche se questo significa doverlo trasportare dentro di sé. Le tonalità con cui la serie mostra il personaggio di Musa, la scala delle gradazioni a cui cerca ogni volta di ricondurla, simboleggia la vicinanza all’altro e il contenere un potere che, a volte, la fata cerca di allontanare, tentando di rimanere isolata dalle emozioni che è portata a sentire, ma che fanno irreversibilmente parte di lei.