Emancipazione a-sentimentale e perbenismo. Elizabeth Bennet e le donne all’epoca di Orgoglio e Pregiudizio

Con il successo dilagante della serie tv Bridgerton, è riemerso un interesse verso la letteratura e l’epoca narrata nei romanzi di Jane Austen. Orgoglio e Pregiudizio sembra infatti rappresentare l’opera a cui l’autrice del libro da cui è tratta la serie Netflix Julia Quinn e la sua produttrice Shonda Rhimes hanno attinto di più; richiamando nello show alcuni degli elementi narrativi maneggiati nei romanzi di Austen come la condizione delle donne e la loro educazione sentimentale. Ripercorriamo quindi i passaggi chiave della vita dell’autrice inglese e successivamente capiamo, attraverso il film di Joe Wright del 2005, quale fosse la vita delle donne all’età georgiana e perché l’amore fra la protagonista e il signor Darcy rappresenta un ribaltamento sentimentale dell’inevitabile infelicità delle spose dell’epoca.

Jane Austen: vita di un’icona dei grandi sentimenti

Figlia del un pastore anglicano e di Cassandra Leigh, Jane fu la penultima di otto figli e sin dall’infanzia si legò profondamente alla sorella Cassandra, con la quale coltiva una fitta corrispondenza epistolare purtroppo andata persa. Nata il 16 dicembre del 1775, la sua educazione fu condotta dal padre George, che sin da subito mise a disposizione sua e dei fratelli una collezione di oltre cinquecento volumi fra scienze, letteratura e arte. Per consolidare la loro educazione Jane e Cassandra, come usanza dell’epoca, furono mandate ad Oxford e al suo ritorno nell’Hampshire, iniziò a scrivere i suoi primi racconti dai toni umoristici e gotici, i Juvenilia, che comprendevano tra l’altro poesie, brevi romanzi e parodie della letteratura dell’epoca. Della sua vita sentimentale, ad oggi, non sappiamo molto tranne un rifiuto dalla famiglia di Thomas Langlois Lefroy nel far sposare la giovane Austen con il promettente Tom, perché ritenuta di rango inferiore e dunque consorte non adatta al giovane rampollo. Nonostante il fervore politico dell’epoca in cui visse, quella cioè dell’età Georgiana che va dal regno di Giorgio I a quello di Giorgio IV, Jane scelse di scrivere di sentimenti umani; del rapporto fra costumi, comportamento sociale e carattere e delle grandi passioni quotidiane della borghesia. Jane morì a soli 42 anni dopo essersi gravemente ammalata della cosiddetta malattia di Addison, una patologia che colpisce il sistema endocrino e allora altamente incurabile.

Orgoglio e pregiudizio, la trama del fenomeno letterario e il folgorante adattamento di Joe Wright

Fra le numerose opere della carriera letteraria dell’autrice inglese, Orgoglio e Pregiudizio è forse quella in cui è possibile riscontrare il maggior numero di riferimenti biografici, quasi come se attraverso quel romanzo Jane avesse voluto riflettere personalmente sulla sua condizione di donna non sposata e sulle aspettative genitoriali di una grande famiglia del ceto medio borghese. Pubblicato nel 1813, il libro racconta della famiglia Bennet composta dalle cinque figlie femmine Jane, Elizabeth, May, Catherine e Lydia. Alla notizia dell’arrivo nella dimora estiva di Netherfield del giovane e celibe Mr. Bingley, la signora Bennet è intenzionata a far accasare la figlia maggiore Jane con il ricco gentiluomo. Nel fervore generale dei preparativi del ballo per far incontrare i due, Elizabeth, secondogenita impertinente e un po’ disincantata, s’imbatte nel signor Darcy un caro amico di Bingley piuttosto altero e orgoglioso. Il disprezzo di Darcy per le condizioni modeste della famiglia Bennet lo porterà a separare l’amico dall’innamorata Jane, perché considerata come “non interessata” al giovane. La nomea di Darcy su un suo passato poco gentile con l’amico di vecchia data George Wickam porterà Lizzie a respingerlo sempre di più nonostante l’interesse della giovane Bennet sia sempre più altalenatene e trascinante. Una volta risolta l’incomprensione sulla vera natura di Darcy che nel frattempo ha aiutato la sorella minore Lydia a combinare il matrimonio con Wickam dopo essere scappata, Lizzie capirà che i dissapori iniziali verso l’amato sono stati solo frutto di una presunzione superficiale e un preconcetto errato sulla sua vera umanità.

Dal primo adattamento cinematografico del 1940 con Lawrence Olivier, Orgoglio e Pregiudizio ha subito diverse versioni, ma quella firmato da Joe Wright nel 2005 è riuscita a cogliere l’animo ultra romantico e la portata sentimentale di un libro narrato da un personale punto di vista femminile. Keira Knightley, con il suo sguardo algido ma altrettanto vibrante e tormentato, incarna il tumulto di passioni inquiete della giovane Lizzie al suo rito di passaggio verso la scoperta di sentimenti contrastai in eterna lotta fra razionalità e trasporto emotivo. Accanto a lei un cast stellare (Donald Sutherland, Rosamund Pike, Carey Mulligan, Judi Dench, Jena Malone solo per citarne alcuni) che va a comporre un mosaico narrativo e un affresco vitale sull’educazione sentimentale dell’epoca. Il suo corrispettivo romantico, interpretato da Matthew Macfadyen infine, è un perfetto signor Darcy; tra le sue pose cavalleresche e quella struggente implosione di ardore trattenuto che ha conquistato perfino gli animi meno romantici.

Emancipazione a-sentimentale e perbenismo. Elizabeth Bennet e le donne all’epoca di Orgoglio e Pregiudizio

In una società piuttosto maschilista, che imponeva alle donne il matrimonio come unica via d’emancipazione dalla famiglia d’origine, quel sentimento d’amore nato fra Elizabeth Bennet e il signor Darcy sembra essere la cifra simbolica di una ferrea volontà romantica dell’autrice in piena antitesi ai legami combinati e a-sentimentali dell’epoca. Come comprendiamo bene dal film di Wright e da quel concitamento iniziale delle sorelle Bennet alla notizia dell’arrivo di Bingley, è il ballo il momento sociale per eccellenza, quello per mostrarsi agli occhi dei giovani scapoli e seguire l’iter previsto della danza e delle chiacchiere convenzionali sulla riuscita della festa. All’epoca di Austen le donne dovevano saper gestire l’attività domestica, dovevano saper conversare, intrattenere gli ospiti suonando il pianoforte e seguire una serie di comportamenti sociali volti ad inserirle nella società. Tra corsetti, nastri e acconciature le giovani dell’epoca georgiana erano educate ad apparire sempre aggraziate e gradevoli, educate ma capaci di sfoggiare la loro educazione scolastica di teologia, scienze, filosofia e letteratura senza mai apparire troppo impertinenti. Assolutamente inesperte in campo sessuale fra perbenismo e rigide etichette, le donne non potevano scegliere chi sposare, men che meno come gestire il proprio piacere. Non potevano disporre di denaro proprio o di beni mobili e immobili. Il consenso del matrimonio arrivava dal padre e la “paurosa” condizione di zitella (quella che caratterizzò la vita di Austen) poteva essere sostituita a quella di “alternativa coniugale” ad altre pretendenti (Lizzie nel romanzo e nel film è, a detta della madre, una valida alternativa alla sorella Jane quando il signor Collins chiede la mano della primogenita). Ecco dunque perché Elizabeth Bennet e il suo carattere diverso, più cosciente, svincolato, autodeterminato e in qualche modo femminista, ribalta simbolicamente la sottomissione sentimentale e sociale delle donne dell’epoca di Orgoglio e Pregiudizio. Una vincita dell’amore dalle infelici convenzioni, così sovversiva e sognante allo stesso tempo, che nel film di Wright trionfa in quel languido primo piano dei due in controluce nella sconfinata campagna dell’Hertfordshire alle prime luci dell’alba.