Amend, una docuserie in sei puntate che analizza il XIV emendamento e ci mostra quali sono i diritti di ogni cittadino

C’è un fervore che agita le acque di questo nostro periodo storico per cui sembra che i grandi cambiamenti dell’epoca stiano avvenendo tutti insieme, di seguito, in una volta sola. Si rimane scossi nel pensare alle grandi sommosse che vanno smuovendo direttamente le fondamenta delle nostre credenze politiche e culturali, aggrappando i cittadini del mondo sempre più ai diritti di una Costituzione come quella americana, che dovrebbe avvalorare la protezione di qualsiasi individuo eppure sembra separare in tempi moderni più di quanto abbia mai fatto. 

La verità è che per veder radicati anche i più basilari diritti che le minoranze richiedono e stanno esigendo ormai a gran voce, bisogna fare un balzo all’indietro che la serie Netflix Amend – Fight for America ci costringe a fare. Nella confezione pop di una docuserie che riconferma la qualità della piattaforma soprattutto quando va trattando del reportage di eventi reali, sdoganando la convinzione che abbia rivoluzionato l’aspetto della fiction e mostrando di agire al suo meglio nella formula documentario, Netflix chiama al rapporto storici, avvocati, professori, attori, attivisti e artisti per spiegare allo spettatore e, probabilmente, ad ogni cittadino americano cosa sia il XIV emendamento.

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L’importanza ieri e oggi del XIV emendamento

XIV emendamento che ha segnato l’abolizione della schiavitù. Il quale ha dato il via ad una serie di stravolgimenti strutturali all’interno di una comunità umana che, da quel momento, nell’attimo stesso in cui veniva redatta la conferma della propria libertà, doveva trovarsi pronta a sconfiggere le ingiustizie che, inaspettatamente, avrebbe portato con sé. Se quello che ci inonda oggi ci sembra precipitoso, immenso, caotico, è perché manchiamo della prospettiva che un progetto come Amend riesce a inquadrare, dandoci la solidità su cui basare e rivendicare i diritti che ci spettano in quanto cittadini, mostrandoci come facciamo solamente parte di un ingranaggio già partito da tempo. È il concetto di attesa, di Storia, di progresso che ad oggi ci sembra predominante, ma che ci porta a dimenticare quanto la battaglia per una pari identità e un pari rispetto sia stata fin proprio dal principio carattere essenziale a cui potersi appellare fin dall’entrata in vigore di quell’imprescindibile emendamento. 

Ciò che la contemporaneità ci offre, nelle sue bellissime lotte e nelle sue inspiegabili, inammissibili e condannabili prepotenze, è il proseguo di un percorso iniziato anni addietro e che sostiene i propositi sociali dell’ora, dell’adesso, di ciò che bisogna fare qui e subito. Proprio perché nel pronunciare “qui e subito” ci accorgiamo, grazie a una docuserie in sei puntate, che quest’espressione presenta una conseguenza auspicata e agognata che l’emendamento avrebbe dovuto già aver affermato almeno da un secolo, rimanendo invece soltanto un momento sospeso a cui però, “qui e subito”, è importantissimo andarsi ad aggrappare. 

È così che la scritta Black Lives Matter capeggia sulle vie di Los Angeles nel suo giallo splendente, è per questo che le marce del MeToo si distendono fino a fare da manto a complete strade cittadine. Capire i mutamenti che si stanno attraversando e scontrarci con una realtà che non si è trasformata da un giorno all’altro, ma ha affrontato tappe, processi, negazioni e risultati è il tessuto di una coscienza la quale va formandosi dal 1868, cercando ancora di modellarsi sui diritti di tutti, su difesa di tutti. L’intersezionalità del prodotto Netflix si sposta in blocchi per questionare su focus razziali, di gender e sessuali, mostrando l’incrociarsi inevitabile di una cultura che dalla fine dell’Ottocento è stata in continuo subbuglio, volonterosa di credere prima di tutto in quella carta Costituzionale, in quell’emendamento specifico, per poi proteggerlo e trovare la maniera di vederlo applicato ad ogni singolo cittadino.

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Amend: Combattere. Ma per cosa?

È nel sottotitolo di Amend che troviamo il compito del XIV emendamento, che spiega, rettifica, ricalibra e focalizza l’obbligo e l’obiettivo di un sentire comune, per tutti, dove nessuno viene lasciato indietro, nemmeno l’uomo etero bianco cis il quale può sentirsi tanto minacciato. In quel suo Fight for America c’è tutto il significato di un progetto che si impegna a collaborare per la costruzione di qualcosa di maggiore, di affiancare le imprese e i progressi affinché si difenda un Paese che dà sempre è stata la “Promised Land” dell’immaginario mondiale e che diventi così davvero una realtà collettiva. 

Ri-fondare l’America è lo scopo di una docuserie che va collaborando attraverso la parola di studiosi, di testimonianze vicine e passate, di una lotta che passa anche per gli aspetti artistici e culturali, come la scelta di far recitare a qualsiasi attore un determinato ruolo nel tempo, a riportare le parole di personaggi rilevanti ai fini della ricostruzione del quadro generale, senza badare al genere o alla razza. E non importa che le parole corrispondano a un elemento di attendibilità tra chi le ha scritte e chi ora le pronuncia: le frasi di un padre fondatore possono venir riportate da una donna di colore e un attore di origini cilene può rivestire l’incarico del Presidente Abraham Lincoln.

In uno studio dettagliato che infuria e insegna, commuove e dà speranza, è sempre la citata “Promessa” a ritornare per un’ultima puntata che segna il drastico confine tra ciò che siamo oggi e quello che non dovremmo diventare un domani. Che è adesso il momento per dare senso alle battaglie che hanno segnato gli anni trascorsi, che le vittorie ci sono state, ma che il traguardo non è stato raggiunto. Non ancora, non completamente. “Fight for America” è essa stessa la promessa per cui Netflix contribuisce nel suo piccolo con questa accurata docuserie, dove nessuno rimane escluso. Vita, libertà e ricerca di felicità: che l’esistenza di tutti abbia la stessa partenza, la stessa protezione, la sicurezza di un giusto processo. Che la vita sia vita, per tutti e tutti quanti.