Big Sky è tra i primi Originals del brand Star di Disney +, un thriller che punta sulla quantità, non elemosinando colpi di scena

SINOSSI: 

La serie racconta le vicende di Cassie Dewell (Kylie Bunbury), un’investigatrice privata, l’ex poliziotta Jenny Hoyt (Katheryn Winnick) e Cody (Ryan Phillippe), ex marito di Jenny ed ex poliziotto che ora lavora privatamente.

La recensione della serie

Disney + ha accolto sulla sua piattaforma il sesto brand che va a comporre il proprio catalogo e sceglie di inaugurare l’arrivo di Star con i suoi nuovi prodotti targati Originals, film e serie inediti che vanno contribuendo all’esclusività della piattaforma streaming. Sono quattro, al momento, i titoli a cui viene assegnato il privilegio di venir riconosciuti come originali dello spazio on demand, i quali vengono spinti soprattutto per le loro caratteristiche così distanti dai lavori Disney abituali, dettando da subito il tono “da adulti” che questa nuova realtà virtuale vuole offrire ai suoi spettatori.

Negli Originals di Star troviamo la serie teen sull’esplorazione della propria identità, umana e sessuale, con la deliziosa Love, Victor, si rimane suggestionati dalla possessione terrorifica di Hellstrom, passando per le strade mafiose di Godfather of Harlem, inoltrandosi infine nel torbido traffico di giovani donne nel thriller basato sul romanzo di C.J. Box Big Sky. Un classico tutto americano, mandato in onda settimanalmente sulla ABC e non ancora conclusosi nei palinsesti della tv statunitense. La serie sviluppata da David E. Kelley, già produttore nel 2020 di un successo come The Undoing – Le verità non dette, si mette al lavoro di un intrigo per le strade del Montana, le quali sferrano ad ogni puntata il loro colpo più scioccante e letale.

big sky

Una serie che cerca di sopraffare con i suoi continui stravolgimenti 

Una storia densissima quella di Big Sky, non tanto per la scrittura o la struttura narrativa a tratti anzi semplicistica della messinscena, bensì per la moltitudine di eventi che il caso investigativo incorpora, agendo in maniera surclassante sul pubblico, immediatamente sopraffatto dagli eventi della serie. Travolgimento diretto proprio a conquistare quel tipo di spettatore che non può che farsi coinvolgere dai crime, anche e (forse) soprattutto quando quest’ultimo non si rivela particolarmente ostico alla visione.

Big Sky ha, infatti, il sentore della fiction in chiave stelle e strisce. Le vicende al proprio interno sono senza alcun dubbio scabrose, crimini e azioni imperdonabili, ma il tutto è volto alla spettacolarizzazione che cerca soltanto l’approvazione del proprio spettatore, quel pubblico che ricerca la convenzionalità confortante anche nell’indecenza degli argomenti del dramma e che Big Sky permette di trovare. 

Sono diverse le soluzioni che la serie sceglie per acchiappare il suo prototipo di audience: la conflittualità dei rapporti amicali e amorosi, consumati in prima istanza tra tutti i personaggi principali, i delitti che i colpevoli vanno mettendo a segno, sempre deprecabili eppure mai realmente suggestionabili come l’audiovisivo saprebbe fare, ma soprattutto la superficialità dell’assetto globale, dove una luce neutra e discutibili brani musicali fanno da ambiente, e paradigma, della narrazione. Con un accenno inoltre ad una pandemia mondiale magicamente sparita nella città di Big Sky, del tutto non necessario ai discorsi intrapresi nella serie, che mostrano la loro faciloneria proprio lì dove cercano di ricollegarsi a tematiche attuali.

Non poi così “Original”

Un esempio di serie che ha, certamente, un punto di riferimento spettatoriale a cui rifarsi, il quale può certamente godere, dalla propria, di un racconto che non vuole risparmiare ribaltamenti inaspettati e sconvolgenti svolte della storia. Decisioni e gesti improvvisi che contribuiscono al continuo circolo di accadimenti per i territori del Montana, che mostrano di avere ogni volta, per impressionare il pubblico, un nuovo asso nella manica. È perciò lecito domandarsi quale sarà il destino delle detective private Jenny e Cassie, interpretate dalle attrici Katheryn Winnick e Kylie Bunbury, che se su Star arrivano per la prima volta solamente con una doppia uscita al momento del loro rilascio, in America vedono la pausa mid-season della prima stagione fino al prossimo aprile.

Big Sky è, come le sue singole puntate, una continua promessa di quantità. Si divide in sedici puntate il crime che sembra aver già detto tantissimo del proprio intreccio e che incuriosisce più per cos’altro potrà andare ad inventarsi, piuttosto che provocare sincera attesa per il suo intero risultato. Sintomo che riporta la serie a una dimensione finzionale che avanza nel corso dei mesi sapendo di essere diventata appuntamento fisso per chi, dalla televisione, non chiede poi tanto, accontentandosi in meno di un’ora di romanzate relazioni, di tradimenti vari e di un mistero che ha tutta la voglia di essere svelato. Un prodotto non poi così “Original” quello di Star, di cui non ci resta che aspettare i prossimi lavori.