Golden Globes: le cinquine delle migliori attrici e chi potrebbe vincere

Il 2021 lo ricorderemo come l’anno dei premi sgangherati. Anzi, ancor più, delle nomination fuori dalla norma. Nonostante le mancate distribuzioni, i cinema chiusi e il continuo rimando a data da destinarsi di alcuni dei titoli di maggior richiamo spettacolare, la Hollywood Foreign Press Association è riuscita comunque a selezionare alcuni tra i lavori (non sempre) più rilevanti della stagione, che possono così ambire a conquistare l’altisonante Golden Globes.

Se alcune categorie hanno pericolosamente faticato a trovare modo di riempire la propria cinquina, mentre altre avrebbero addirittura corrotto i votanti con promesse di viaggi europei (Emily in Paris, c’est toi?), a risplendere in un anno indiscussamente problematico sono state le attrici e i personaggi a loro annessi, vere perle preziose di un cinema che scopre sempre più struggenti protagoniste femminili e le fa mettere in scena da magnifiche interpreti. Una casualità, quella della rilevanza dei personaggi femminili cinematografici, che era stata già riscontrata in uno dei pochi festival realmente risonanti nel 2020 come la Mostra del Cinema di Venezia, dove la presenza di protagoniste, di donne, aveva segnato la cifra intensiva della manifestazione cinematografica, trovando maggiore interesse e, soprattutto, presenza in questo tipo di figure.

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Non poteva che rivelarsi, dunque, la categoria più battagliera in questo anno di premi 2021, se si va ponendo in particolare l’occhio sulla cinquina di interpreti che compone la categoria delle Migliori attrici protagoniste per un ruolo drammatico. E proprio da Venezia arriva un’interpretazione vincitrice che si ripropone anche nelle fila delle nomination. Vanessa Kirby, volto regale e dalla freddezza mai realmente scostante, è stata la Colpa Volpi della 76esima edizione del Festival di Venezia grazie al suo ruolo nel disarmante Pieces of Woman, quadro frammentato delle varie emozioni, dei vari stati di accettazione di una perdita come quella di un figlio appena messo al mondo da parte di una giovane madre, che nel percorso di ripresa cercherà di rimettere insieme se stessa. Una performance dalla naturalezza scioccante, la spontaneità di una donna che la Kirby riporta come se non avesse realmente una camera addosso, ma vivesse per davvero nel corpo costretta ad attraversare i momenti post-parto.

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Un’interpretazione che sarebbe quasi impossibile vedere battuta, vista la gamma esplorativa di emozioni che il personaggio va passando e, soprattutto, affrontando una personale presa di coscienza del dolore e della rinascita, ma che in un anno come questo deve fronteggiare altre enormi donne, tra cui una in cerca di un’estrema libertà. Di ogni bene fisico, delle preoccupazioni di una vita sempre e solo produttiva è rimasta priva la Fern di Frances McDormand, la protagonista di Nomadland, il personaggio amato dalla sua regista Chloé Zhao. Quello di cui, invece, la sua esistenza si riempie è della possibilità di incontrare continuamente persone bellissime, di muoversi per le lande americane su un casa mobile che diventa nido, protezione, ma allo stesso tempo ciò di cui è importante prendersi cura. La Fern di Chloe Zhao è talmente innamorata della sua protagonista da farla giocare per gli sfondi statunitensi che raccontano del continuo spostarsi di un’America nota a pochi, ma di cui la McDormand e la sua regista riportano tutta la poesia. 

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Molta musica, quest’anno, vede immerse le protagoniste nominate alla categoria Migliore attrice drammatica, come in fondo per la Judy Garland di Renée Zellweger premiata nello scorso. Se da una parte Andra Day, cantane e attrice statunitense, dà il proprio volto al mito musicale di Billie Holiday nel film The United States vs. Billie Holiday, dall’altra Viola Davis torna ancora più indietro nel tempo per impersonare l’intransigenza e la fama della cantante blues Ma Rainey nell’opera tratta dalla pièce teatrale Ma Rainey’s Black Bottom. Una continuità che si creerebbe e che spessissimo trova nella dicotomia musica-cinema la chiave per interpreti e film di arrivare alla vittoria. Ma questa volta, in questo anno di forti presenze femminili cinematografiche, Carey Mulligan e la cineasta all’opera prima Emerald Fennell danno vita a un personaggio impossibile da ignorare, cosa che Hollywood non ha fatto.

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Promising Young Woman è il lungometraggio d’esordio per l’attrice britannica che ha incanalato nella propria pellicola la rabbia dirompete dei movimenti femminili contemporanei e l’ha restituita a una protagonista decisa a non cedere alle ingiustizie di una società ancora prigioniera di una stringente società patriarcale. A fare da protagonista di questa storia di abusi passati e vendette creative è una Carey Mulligan alla sua seconda nomination ai Golden Globes e “promessa” che anche noi sentiamo di azzardare per la serata dei globi. Il volto dell’attrice diventa maschera di disprezzo verso ambiente irrispettoso verso il sesso femminile, verso le vittime di violenza, verso una giustizia che invece di venir applicata, l’ha privata della sua migliore amica. La Mulligan è impenetrabile nel ruolo di Cassie Thomas, ma ne percepiamo comunque tutta l’ira, tutto il dolore. Quelli che, speriamo, la condurranno alla vittoria e in cui crediamo

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Fare un pronostico per la Miglior attrice femminile in un film commedia o musicale risulta invece più difficile rispetto alla sua controparte drammatica. In gioco c’è la poca alternativa che avrebbe voluto addirittura inserito ai premi un film come Music, ignobile scelta per un altrettanto insignificante film la cui protagonista Kate Hudson, candidata, non presenterebbe assolutamente alcun motivo per cui conquistare il premio. Poco rilevante sembra anche la candidatura di un’adorata attrice come Michelle Pfeiffer, il cui French Exit ancora inedito in Italia non ha ricevuto una robusta eco da far sospettare in una qualche sua vittoria. 

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Ne rimangono così tre di papabili attrici a cui il premio potrebbe venire assegnato, tutte ottime e incredibilmente distanti l’una dal ruolo delle altre. Anya Taylor-Joy ha cavalcato nel 2020 la sua onda, su cui continua a rimanere ben ancorata anche nel proseguimento della propria carriera, che la vede in pole position ai Golden Globes 2021 più per la sua La regina di scacchi nelle categorie dedicate alle miniserie, che per l’adattamento lodevole di Emma della regista Autumn de Wilde. La giovane interprete ha il viso perfetto per far viaggiare lo spettatore indietro nel tempo e la sua protagonista ha tutta l’impertinenza e la sconsideratezza della giovinezza del personaggio tratteggiato da Jane Austen. Una freschezza anche stilistica che immerge perfettamente la ragazza negli ambienti inglesi di fine Ottocento, di cui risulta la miccia più effervescente dell’intera operazione.

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A superarla, però, sono le sue due avversarie Rosamund Pike e Marija Bakalova, un testa a testa tra la satira velenosa di I care a lot e la demenzialità piena di riflessioni sul presente di Borat – Seguito di film cinema. Rosamund Pike torna all’iconicità di un ruolo, dopo quello in Gone Girl – L’amore bugiardo, grazie alla Marla Grayson – anche questo nome da personaggio volenteroso di farsi ricordare – del film di J Blakeson, una tutrice criminale che finge di ricercare il benessere per i suoi clienti anziani, mentre il cui unico obiettivo è perseguire la sua personale ricchezza. La Pike è gelida, sprezzante, non lascia trapelare nulla se non il menefreghismo intorno a tutto ciò che la circonda, a ciò che le impedisce di raggiungere la propria meta. Dai tailleur al caschetto biondo, tutto di Marla grida stile e arroganza, carte che potrebbero portare la Pike e il suo talento gigantesco (e, forse, troppo dimenticato) a vincere.

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Eppure, silenziosamente e in maniera decisamente inaspettata, il nostro Golden Globe commedia o musicale al femminile sentiamo di poterlo puntare sulla giovane sorpresa Marija Bakalova. Non solo la giovane attrice ha dimostrato una comicità travolgente come solo il seguito di Borat poteva contenere, ma le va la grandissima nota di riconoscenza di essere riuscita a stare dietro a un personaggio straripante e incontenibile come il protagonista Sasha Baron Cohen. La Bakalova non è mai da meno vicino al suo co-interprete: non è mai meno divertente, meno assurda, meno insensata. Reggere un mockumentary come l’esagitato Borat non è un’impresa che chiunque avrebbe potuto intraprendere con la stessa abilità, duplice nella sua complessità e nell’ironia che andavano messe insieme. E, quindi, anche la nostra scommessa si fa dissennata, come l’idea che qualcuno voglia prendere realmente parte a un progetto folle e imprevedibile come quello di Borat – Seguito di film cinema

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La 78esima edizione dei Golden Globes si svolgerà a Beverly Hills il 28 febbraio 2021.