Il nuovo appuntamento CineChic by My Red Carpet ci porta a Parigi, tra i balli e gli eccessi del Mouline Rouge! di Baz Luhrmann.

Per celebrare il giorno di San Valentino, abbiamo scelto di viaggiare nel tempo, tornando all’anno 2001, quando uscì il musical che stravolse per sempre le regole del genere. Presentato in concorso alla 54º edizione del Festival di Cannes, Mouline Rouge! di Baz Luhrmann è l’ode al kitsch di cui avevamo bisogno.

Volutamente eccentrico, il film rispecchia l’anima del suo regista, produttore e sceneggiatore. Il cineasta non scende mai a compromessi quando si tratta del suo stile caratteristico: il montaggio veloce e frenetico, l’uso vivido di colori sgargianti e storie sull’amore vero e incrollabile che sono totalizzanti (Romeo + Juliet , Australia e Il grande Gatsby, solo per citarne alcune). Uno stile così definito che difficilmente lascia spazio all’indifferenza dello spettatore, e questa sua cifra stilistica trova la sua bussola in un unico concetto: l’arte del kitsch. 

MOMENTO VOCABOLARIO:

Kitsch ‹kič› s. m., ted. [propr. «scarto»; prob. der. del ted. dialettale kitschen «intrugliare»]. – 1. Nell’uso com., produzione di oggetti presuntamente artistici, ma in realtà caratterizzati da ornamentazione eccessiva e dozzinale, banali e di cattivo gusto. 2. In funzione attributiva o predicativa, non essere sé stessi, assumere atteggiamenti o comportamenti innaturali, non autentici, vestire in modo vistosamente eccentrico e di dubbio gusto, per seguire una moda.

La natura umoristica e ironica del kitsch

È necessario sottolineare che il termine è generalmente utilizzato nella sua connotazione negativa. Ciò è in parte dovuto al fatto che, esteticamente e tematicamente, kitsch è un’arte di vuota appropriazione; guarda spesso all’apparenza di ciò che celebra ma raramente al contenuto. Elementi noti e amati della cultura pop riadattati: è come se stampassimo su di una t-shirt la Gioconda di DaVinci. Ma ciò che fa Luhrmann nel suo Moulin Rouge! trascende il concetto di appropriazione indebita dell’arte, perché con questo film è stato in grado di crearne una sua, rispettando in ogni scena il contenuto popolare che si voleva celebrare, dalle canzoni riadattate agli anni in cui il film è ambientato. 

Welcome to the Moulin Rouge!

Moulin Rouge! racconta la storia di Christian (Ewan McGregor), uno scrittore britannico squattrinato che si trasferisce a Parigi per abbracciare la cultura bohémienne. Lì, incontra per caso Satine (Nicole Kidman), una cortigiana del Moulin Rouge, e si innamora follemente di lei. La ragazza, però, non può ricambiare liberamente il suo amore a causa di un ricco e perfido Duca che pagherà affinché il Moulin Rouge diventi un vero teatro e Satine la sua donna. Con uno stratagemma geniale, Christian riesce ad ottenere il ruolo di scrittore di commedie del teatro che nascerà grazie ai finanziamenti del Duca ed è in grado di continuare la sua relazione con lei. Tra imbrogli e balli scatenati, non è davvero il caso di addentrarci nella trama, perché la pellicola di Luhrmann è un chiaro adattamento cinematografico de La signora delle camelie di Alexander Dumas figlio.

Una storia d’amore drammatica, un approccio esagerato, scene visivamente strabilianti, l’adattamento estetico di culture lontane, l’uso e l’abuso di immagini e di icone della cultura pop: sono tutti elementi che compongono la ricetta perfetta di Moulin Rouge!. Ma cosa rende il film di Baz Luhrmann realmente affascinante? I costumi, la scenografia e la colonna sonora. 

Oggi, in occasione dell’appuntamento CineChic di San Valentino, ci concentreremo sui costumi che vinsero l’Oscar nel 2002. Dietro il mondo scintillante del musical del 2001 troviamo la geniale Catherine Martin, scenografa e costume designer del film, braccio destro, collaboratrice ricorrente e moglie di Baz Luhrmann. 

La Martin, accreditata come costumista insieme a Angus Strathie, nel film ha evidenziato il concetto di kitsch attraverso i costumi, portando alla luce la visione del regista attraverso l’iconico guardaroba di Satine.

Il periodo storico

Lo diciamo subito: lo stile di Moulin Rouge! non tiene conto del periodo storico in cui la vicenda prende vita. Perché? Perché, con audacia, il film tenta di essere un distillato dello spirito della Belle Époque e, allo stesso tempo, una sua traduzione per il pubblico moderno. Cosa vuol dire? Il musical non solo cerca di catturare il brivido vertiginoso e inebriante della peccaminosa Montmartre e le sordide realtà dei bordelli parigini, ma cerca anche di catturarlo in un modo più moderno, affinché il pubblico di oggi (del 2000, in particolare) possa capirlo a 360°. 

Moulin Rouge! va visto come una TRADUZIONE e non solo come una RAPPRESENTAZIONE. Per questo motivo, la costume designer non si limita a reinterpretare le linee guida dell’abbigliamento del periodo, essa è in grado di scatenarsi con le immagini per trasmettere il senso della moda, esprimere l’avanguardia e disegnare la sessualità dell’epoca come voleva il regista.

Il diamante

Moulin Rouge! è una strana combinazione di sfarzo e decadenza, e quale personaggio migliore rappresenta questo concetto se non la Satine di Nicole Kidman. È la ballerina principale, è una star ed è il diamante scintillante al centro della scena. 

La prima volta che la vediamo, si presenta a noi con un costume di scena scintillante simile a un diamante appesa a un trapezio, mentre abbaglia con la sua conturbante bellezza il protagonista maschile, Christian, ma anche noi, il pubblico.
Il costume stesso è estremamente semplice nella sua concezione; consiste in un corsetto di perline con una gonna con frange nella parte posteriore, guanti lunghi da opera di raso nero e un cappello a cilindro. Semplice, ma efficace dal punto di vista della trama: la sua funzione principale nella storia è di stabilire rapidamente e chiaramente il ruolo iconico di Satine. Questo immediato riconoscimento è in realtà un prestito cinematografico: dal cilindro di Marlene Dietrich ai costumi scintillanti di Natalie Wood in La donna che inventò lo strip-tease, questo costume è costruito per adattarsi all’idea che abbiamo di una star del cinema.

Durante tutta la durata della pellicola, ogni abito descrive il percorso della protagonista, che da diamante del Moulin Rouge! e sex symbol si trasforma in donna fragile e innamorata. Iconica è la vestaglia con corsetto nero nella scena della seduzione, ma l’abito che più di altri determina la sua metamorfosi è quello di raso rosso, il quale segna inevitabilmente la fase dell’innamoramento. Il vestito è ottenuto dal mix perfetto tra la moda del periodo e l’atmosfera degli abiti contemporanei da red carpet. Facendosi trasportare dall’amore potente nei confronti di Christian, la trasformazione si compie in una scena molto intima tra i due, l’unico momento nel film in cui è completamente a nudo. Satine qui indossa una semplice vestaglia di cotone, l’esatto contrario della sua usuale artificiosità.

Viaggiando tra culture, in particolare quella indiana della pièce teatrale messa in scena dall’improvvisata truppa di Christian e compagni, è importante descrivere il costume finale di Satine. Un piccolo dettaglio, ma estremamente utile dal punto di vista narrativo perché quell’abito sottolinea il concetto al centro di tutta la pellicola: l’amore purifica e salva le anime. 

E così arriviamo all’ultimo dei costumi di Satine, il più iconico di tutto il film: l’abito che indossa nella scena del matrimonio. Esso combina magistralmente l’apparente semplicità con una stilizzazione estrema condita dall’esotismo metacinematografico. Questo disegn è un autentico capolavoro del dipartimento costumi capitanato da Martin. La sensazione onirica che ne deriva osservandolo aiuta a creare l’atmosfera della scena, elevando Satine e trasformandola in una sorta di angelo, mentre proclama coraggiosamente il suo amore più puro e profondo per Christian, redimendo così se stessa: il suo sentimento per Christian l’ha purificata.

Senza dubbio, il più grande risultato che il costume design ha da offrire dal punto di vista narrativo, un abito che è l’esatto opposto del primo design con cui vediamo Satine. 

Moulin Rouge! funziona perché la sua estetica kitsch è riuscita a trasformare ogni singolo elemento, dal melodramma alla recitazione alle immagini stesse, e appropriandosi di tutto e di più (dall’estetica di Bollywood alla moderna iconografia della Diva, dallo stile dell’animazione dei cartoni animati al melodramma più intenso degli anni ’50), Luhrmann ha creato un mondo più vicino alla fantasia che alla vita reale in cui la libertà, la bellezza, la verità e l’amore sono le uniche cose che contano.