IL FILM AL TEMPO DELLA PANDEMIA: MALCOLM & MARIE è ORA DISPONIBILE SU NETFLIX!

La trama di Malcolm & Marie

Dopo il grande successo dell’anteprima del suo ultimo film da regista, Malcolm torna a casa con la propria fidanzata Marie; qui i due cominciano a rivelarsi l’un l’altro dei fatti che metteranno a dura prova il loro rapporto.

La recensione del film

Nell’era delle polemiche online anche una star come l’adorata Zendaya non ne è rimasta esclusa. L’ultima trovata di fan e spettatori, che hanno ammirato una serie rivoluzionaria come Euphoria per l’inquadratura data sulla (de)formazione della nuova generazione Z, è stata quella di attribuire troppi anni di differenza tra l’attrice e il suo co-interprete John David Washington nella pellicola Malcolm & Marie in arrivo dal 5 febbraio su Netflix. Gli anni, inoltre, non sono nemmeno così tanti, dodici per l’esattezza tra il figlio d’arte e l’ex stellina di casa Disney che, possiamo affermare, dai tempi della sua partecipazione a A Tutto Ritmo ha visto la propria carriera intraprendere ben altra direzione, matura e argutamente ragionata.

Non molti di quelli che criticano il casting di Malcolm & Marie sanno che a scriverne e dirigerne è stato proprio il Sam Levinson creatore di quell’Euphoria tanto osannato, di cui Zendaya è pilastro fin dalla sua prima messa in onda e che continua ad ispirare con gli episodi speciali dedicati tra il dicembre del 2020 e il gennaio 2021 alle sue protagoniste Rue e Jules. Quello che ha fatto Levinson è stato infatti cucire addosso a quella che, a tutti gli effetti possiamo definire la sua musa, un ruolo che la spingesse ancora oltre il talento dimostrato, personaggio curioso in alcuni riferimenti che creerebbero un legame diretto con la Rue della serie HBO, ma che in tutto e per tutto ne tratteggiano un nuovo obiettivo e un inedito tipo di rappresentazione per la performer.

L’ascrivere, infatti, alla venticinquenne Zendaya di non poter affrontare la disfunzionalità di un rapporto logoro come quello della sua protagonista in Malcolm & Marie, imputandole un non essere ancora “abbastanza donna” da relegarla così ai soli ruoli da ragazzina liceale – conferma che può ritrovarsi nella serie di cinecomics Marvel su Spider-Man, già meno attendibile quando si avrà finalmente la fortuna di poter visionare il Dune di Denis Villenueve – stride con la performance che l’attrice riserva nell’opera in bianco e nero. Vero autentico traino dell’intera operazione, girata in gran segreto durante i giorni di quarantena mondiale dovuti alla pandemia di Covid-19, che ha sfruttato un solo luogo, un solo spazio e solamente due interpreti per racchiudere la tossicità di quante più relazioni la pellicola potesse rispecchiare.

In un tipico stilema che vede un duo di attori sferragliare perle e ricordi per instaurare un clima di tensione solamente comunicativo all’interno delle fila di un film costruito primariamente e soltanto sulle loro spalle, Malcolm & Marie ha l’ambivalenza di non saper mai da quale parte far pendere il proprio supporto, danno di due persone incapaci di darsi amore nella maniera più convenzionale che viene richiesta, destinate a staccarsi e rincontrarsi lì dove ogni volta fa sempre più male. La sgradevolezza delle dinamiche relazionali della pellicola trova difficoltà negli snodi che vanno componendo il susseguirsi delle scene illustrate, scricchiolando forzatamente per costringere i protagonisti a trovare motivi per urlare, litigare, scontrarsi, amare. Una costruzione a fatica nelle sue continue ripartenze scena dopo scena, che vengono fortunatamente salvate dall’immediata fluidità che gli interpreti si impegnano a trovare, dovendo a loro volta modularsi sugli sghiribizzi emotivi tanto dei protagonisti quanto della sceneggiatura.

La verità, però, su ciò che riguarda l’identità di Malcolm & Marie è che qualsiasi critica vada a prendere o si esprima nei suoi confronti ha già la risposta incorporata nella sua stessa struttura. Questo perché, quello che vuole mascherarsi come film sulla coppia, film sulla dipendenza distruttiva dei rapporti, è prima di tutto una pellicola sul cinema, sulla ricezione del cinema, su cosa il cinema può essere oggi e su come il cinema viene visto secondo gli artisti dalla classe meno apprezzata dall’intera industria cinematografica ossia quella dei critici. Cinema che parte come premessa iniziale – il mancato ringraziamento di Malcolm nei confronti di Marie alla prima del suo film – e che si propone e ripropone e ripropone fino a inglobare il senso medesimo del rapporto tra i protagonisti, rendendolo miccia per discorsi sulle produzioni odierne, la loro fruizione e il significato attribuito loro dalla società.

Intrecciandosi in maniera simbiotica, potendo separare quasi in sezioni le parti dedicate alla settima arte e quelle legate all’unione malata dei due personaggi, Malcolm & Marie finisce chiudendosi irrimediabilmente su se stesso diventando ostico a sé e allo spettatore voyeurista, a volte chiuso fuori da una casa fatta di vetro, precario come le anime dei suoi protagonisti, a cui diventa alquanto ambiguo guardare dentro senza scorgere altro se non disgusto, incertezza e incomprensioni – come spesso può capitare con i film.

Cinema che è, dunque, parte integrante della relazione di Malcolm & Marie, di cui possiedono il medesimo dente malandato. Un film polemico, un rapportarsi polemico tra uomo e donna le cui ragioni vengono continuamente sovvertite e ribaltate. Non si può stare dalla parte di nessuno, né di lei, né di lui, né del cinema stesso che stiamo guardando. Eppure continuiamo a osservare verso qualcosa che, siamo certi, continuerà imperituro, a rivolgerci in direzione di uno schermo, percependone il dolore, mentre osserviamo dall’interno di una camera da letto una finestra a mo’ di schermo cinematografico, lì verso due personaggi, verso due individui che cercano di tendersi la mano.