Guarda in streaming su Prime Video la prima stagione di The Great Escapists, la serie Amazon Original con Richard Hammond (The Grand Tour) e Tory Belleci (MythBusters) approdata il 29 gennaio 2021.

LA TRAMA DEL FILM:

Partiti in barca da San Diego per una meritata vacanza, le menti scientifiche della tv Tory Belleci e Richard Hammond a seguito di una forte tempesta si ritrovano ad essere naufraghi in solitaria su un’isola deserta. Lontani dai comfort moderni e dalla tecnologia, i due dovranno mettersi d’ingegno per sopravvivere alla dura vita nella natura più inospitale e riuscire forse a tornare a casa. Ce la faranno o rimarranno naufraghi per sempre?

Chiunque abbia visto anche solo un episodio di qualsiasi programma del divulgatore scientifico ed ex militare nordirlandese Bear Grylls, ha senza alcun dubbio provato almeno una di queste sensazioni: sbalordimento, inquietudine, ribrezzo, sconcerto, coinvolgimento, nausea. Che siano le temperature proibitive dell’Alaska, la siccità del Sahara, l’avvicinamento più o meno volontario con bestie selvagge o diete crudiste a base di parti di animali che metterebbero in difficoltà anche il più convinto dei carnivori, quella di Grylls è una mission televisiva volta a mostrare, senza censura alcuna, cosa dovrebbe fare un povero malcapitato semmai dovesse ritrovarsi da solo e senza strumento alcuno in parti del mondo poco civilizzate e ancora totalmente devote alla natura più barbara e inospitale. Survival show volto certamente al sensazionalismo e all’entertainment puro più che ad una reale promulgazione di leggi scientifiche o di conoscenza dei meccanismi della natura, ma di certo, Grylls, ha dato vita ad un genere televisivo e a un tipo di comunicazione che ha provocato critiche, riflessioni e una certa dose di invidia.

Parte forse da un intento simile al suo che mescola scienza nell’intrattenimento The Great Escapists, la nuova serie originale disponibile su Amazon Prime dal 29 gennaio e girata su un’isola a largo di Panama. Definita ufficialmente dalla stessa piattaforma come serie/reality, questa in realtà è un’operazione fortemente ibrida che assembla mockumentary, comedy, tutorial e survival show. Un vero e proprio camouflage di intenti e generi che sfrutta al massimo le capacità di due volti noti nella cosiddetta makeover tv: lo statunitense Tory Belleci, conduttore ed effettista fra gli altri di Matrix Reloaded e Star Wars: Episodio I e II; e l’inglese Richard Hammond, co-conduttore di Top Gear e di Wipe Out.

Raccontato con un continuo alternarsi di piani temporali, The Great Escaspist ci spiega tramite flashback le modalità di sopravvivenza dei due in diverse settimane di vita sull’isola deserta in mezzo al mare. Ma più che a noi, il loro racconto è rivolto a due agenti che li ascoltano molto insospettiti (Joseph Balderrama e Silvana Montoya). Ma il motivo dell’interrogatorio è relegato alla fine delle sei puntate, perché quello del mistero è mero espediente narrativo volto ad un’operazione ben più “alta” che ad uno svelamento di un presunto crimine.

Se il filo inquisitorio rimane da sfondo, sin dalle prime sequenze capiamo che in realtà lo è anche la componente di sopravvivenza. Infatti, una volta che i due ritroveranno il relitto della loro barca spiaggiata e tutti gli strumenti annessi che avevano a bordo, The Great Escapists aguzza l’ingegno (suo e dei suoi protagonisti) e svela la sua facciata da tutorial puro. Tutti gli strumenti, oggetti, ferri, arnesi, elettrodomestici e quant’altro vengono recuperati e parallelamente alle necessità quotidiane dei due tutto tornerà utile a costruire e inventare, maneggiare e sperimentale.

Tory e Richard di certo non rimangono con le mani in mano e tra di loro inizieranno sfide a suon di “Eureka!”  e di leggi scientifiche e della fisica. I due riusciranno a costruire una casa a due piani, un impianto di illuminazione, una batteria per ricaricare il cellulare, una mini automobile, un impianto di acqua corrente. Con l’aiuto della yucca, dei legni e delle infinite proprietà dei nostri liquidi corporei realizzeranno un parco giochi per la festa del 4 luglio, un faro, dei fuochi d’artificio; e ancora macchinari, mongolfiere, piste da go kart, zattere, motori, strumenti per la pesca e hamburger. Man mano che la loro noia viene meno–con quel continuo costruire e spiegare di motori e marchingegni– sfortunatamente quella dello spettatore aumenta (a meno che, ovviamente, lo spettatore stesso non sia già appassionato di tutto quel comparto di ferramenta e bricolage che caratterizza molti hobby nei weekend).

Tra riprese della splendida natura dell’isola panamense tramite droni, battute scambiate nel tono divertente e leggero che evidenziano le differenze linguistiche e culturali tra Inghilterra e Stati Uniti, la serie gioca con le difficoltà di sopravvivenza (il cibo, la scomodità, la voglia di approdare in terra ferma) e le invenzioni leonardesche di architettura e ingegnerie tra il cielo e la terra, tra esplosioni, fallimenti e rivalità.

In sottofondo però rimane la convinzione che quel finto documentario o reality show che sia, non riesca quasi mai a coinvolgere appieno, confinando lo spettatore ad osservare i due costruire, ad ammirare la bellezza di quella natura che tanto ci manca e a far tornare alla mente tutti quei chiari riferimenti cinematografici che sovvengono nel corso della visione. Dalla componente superstiziosa dell’isola di Lost, alla solitudine e la nostalgia con il pallone Winston di Cast Away (quello da volleyball è qui invece un pallone da calcio dal nome Clacson), fino all’idea di riutilizzo di materiali e oggetti visti sempre nel film con Tom Hanks. Dello stupore, della sfida per stomaci forti e del senso di reale e imminente pericolo dei programmi di Grylls, qui è di certo un miraggio, si avverte e si è consapevoli che i due non stanno attraversando alcun disagio o minaccia. Di wild e di tv del reale questa serie ha (volutamente) ben poco, ma di certo troverà spazio in una fetta di pubblico di appassionati o nicchie di amanti dei motori e del fai-da-te. Parafrasando un modo di dire contemporaneo e fortemente cinico di The Great Escapists potremo dire: “bello, ma non ci vivrei”.