Da Tutte le volte che ho scritto ti amo a Tua per sempre, passando per P.S. Ti amo ancora: come Netflix ci ha detto che è ancora possibile essere romantici

Netflix è stato un tocca sana per il genere delle rom-com. Non solo sembra aver riportato in auge un tipo di racconto che ormai si era troppo timidi – o troppo prevenuti – per poter fare, ma ne ha esplorato un’infinità di sfumature, che hanno permesso alle storie d’amore cinematografiche di potersi permettere di giocare con quante più trovate e quanti più toni gli era stato concesso di improvvisare. Molteplici e di qualità sono i titoli che hanno fatto sfottò dell’amore (It’s romantic?, Holidate), che ne hanno indagato le sventure adolescenziali (Sierra Burgess Is a Loser, The Kissing Booth) o che hanno portato una nota di malinconia, fin anche destinata al dramma (L’altrà metà, Raccontami di un giorno perfetto). Sono molti, davvero tanti, e a risaltare su tutti, fin dal suo primo rilascio, è stata una pellicola destinata a diventare iniziale capitolo di un’appassionante trilogia. 

Le premesse di Tutte le volte che ho scritto ti amo sono da attribuire alla scrittrice Jenny Han, al lavoro sulla serie di romanzi dedicati alla sua protagonista Lara Jean, che sul piccolo schermo di Netflix vede la giovane attrice Lana Condor prestarle il corpo. Nata amando l’amore e sperandone il raggiungimento prima ancora che fosse in grado di comprenderne le implicazioni, il prodotto Netflix che è stato per tutte e tre le sue pellicole diretto da Michael Fimognari vede le lettere scritte nel corso della sua vita dalla protagonista a ognuno dei singoli ragazzi per cui la giovane abbia mai avuto una cotta. Qualsiasi periodo scolastico, qualsiasi momento in cui il sentimento della ragazza era talmente forte che, l’unica maniera per liberarsene, era quello di buttarlo su carta.

tutte le volte che ho scritto ti amo

Ri-imparare ad essere romantici

Destino vuole, o chiamata così anche una sorella pestifera più piccola nonché alquanto sveglia, che queste lettere vengano spedite, anche a distanza di anni, scatenano una caduta a domino di imbarazzi e tenerezze che porteranno però Lara Jean ad aprirsi definitivamente all’amore, non più solo riportandolo a parole. A fare da co-protagonista un vero pupillo dello schieramento Netflix, il Noah Centineo di svariate rom-com della piattaforma, faccia simpatica e savoir faire da rubacuori, che conquista Lara e pubblico come i veri eroi romantici sanno fare. È la classicità di Tutte le volte che ho scritto ti amo a spiazzare, oltre alla buffa trovata delle lettere e il modus operandi in cui vengono recapitate. È il sentimentalismo più puro che lo sospinge, che delinea le atmosfere, i dialoghi, le svolte e le emozioni dei personaggi. 

Tutte le volte che ho scritto di amo e, così, anche i suoi due sequel, sono l’esaltazione di un romanticismo mai stato da tempo così puro, che sceglie volontariamente di rispecchiare l’aria sempre trasognata della sua protagonista che, desiderando di vivere in una rom-com da fiaba, vede il racconto volgere a proprio favore. Questa assoluta voglia di intingersi completamente nei più convenzionali standard romantici non penalizza i film, né impedisce loro di risultare una variante fresca per il pubblico giovane a cui vanno riferendosi (o per quei suoi eterni fan mai infedeli ad una buona storia d’amore ben scritta). 

La trilogia, pur nelle sue pecche e nelle sue risalite, è l’opposto di un cinismo infruttuoso o di quelle alternative che, spesso, hanno segnato l’identità di altri tipi di racconti amorosi. Il non voler conformarsi alla canonicità delle rom-com tradizionali, merito comunque perché volontà di varcare nuovi territori e ricercare anche l’opposto di ciò che per lungo tempo ha offerto il cinema, ha come portato alla demonizzazione dell’idea più totale di romanticismo narrativo, quello invece rincorso proprio dalla giovane Lara Jean, capace di ricordarci che non è un male sognare l’amore, anche quando sembra smielato. 

 

 

tutte le volte che ho scritto ti amo

P.S. Scusa per il sequel

Ciò che però, anche, non si sarebbe dovuto fare era avanzare una seconda proposta di film, sempre tratta dai libri della Han, che ricalcasse troppo le dinamiche e gli stilemi del proprio predecessore, cercando di differenziarsi nel proprio racconto, ma ripresentandosi quasi come una copia sfocata e confusa della prima pellicola. Che poi, in fondo, Tutte le volte che ho scritto ti amo e P.S. Ti amo ancora, rilasciato due anni dopo il successo del primo film, non si somigliano nemmeno così tanto, ma le pellicole sono legate a doppio filo soprattutto nel momento in cui ciò che di bello era stato costruito nell’opera iniziale viene usato, stracciato e prestato ad una storia che ha, dalla propria parte, poche idee e apparentemente nessuna intenzione di proseguire in avanti per una propria crescita. 

P.S. Ti amo ancora rischia seriamente di offuscare la struttura del primo film, di presentarsi solamente come usurpatore di una storia che aveva conquistato il pubblico e che quest’ultimo deve veder sciupata da un seguito raffazzonato e sconnesso. Un dispiacere, che viene fortunatamente risanato dalla presa di coscienza della storia sull’impossibilità di poter lasciare gli spettatori con una tale delusione e con il completamento del percorso adolescenziale di Lara Jean che arriva alla sua conclusione nella città delle rom-com per antonomasia: New York.

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Lara Jean scrive a se stessa

Se fino ad ora le pellicole si erano incentrate sulle lettere che la protagonista aveva spedito, Tua per sempre rivolge quell’affettuosità e quell’attenzione alla figura stessa della ragazza, giunta al suo anno finale di liceo, pronta a spiccare il volo verso Standford mano nella mano col fidanzato Peter, ma abbattuta dall’improvviso stravolgimento dei propri piani.

Ritrovando l’autenticità del primo film, abbracciando i propri personaggi e il candore dei loro sentimenti, la terza opera girata da Fimognari è una lettera alla sua protagonista che non è più centro, solamente, di una rom-com romantica, ma di un film sulla presa di coscienza di cosa significa “futuro”, soprattutto quando questo non va secondo i nostri, organizzatissimi, progetti. Tua per sempre ritrova la semplicità, si rifà a quella tenerezza genuina, anche un po’ surreale e caramellosa che aveva avuto Tutte le volte che ho scritto ti amo, ma che questa volta tratteggia le implicazioni di cosa comporta il dover scegliere, parola d’ordine per l’inizio del proprio, personale e indipendente da altri, futuro. 

Una parabola romantica cominciata come sogno da realizzare e finita come tutto ciò che ci aspetta davanti. E, nonostante la presa di coscienza e il principio di una nuova storia, lì proprio dove a noi pubblico ci viene detto di salutare Lara Jean, ecco un’altra stoccata d’amore come la relazione tra la protagonista e il suo Peter ci hanno insegnato: non si deve solo desiderare l’amore, si deve avere la forza e il coraggio di non rinunciarci. Di credere fermamente nella propria rom-com.