Biografie appartenenti al nostro patrimonio che vale la pena omaggiare attraverso la ri-scoperta di quei sentimenti e quei principi comuni che la Rai vuole esaltare: stasera in TV Carosello Carosone. 

Sinossi:

Partendo dalla sua esibizione newyorkese al Carnegie Hall nel gennaio del 1958, il film ripercorre a ritroso l’ascesa ai vertici mondiali di Renato Carosone, cantautore, pianista, direttore d’orchestra e compositore italiano che ha saputo fondere in maniera sorprendente la musica napoletana, il jazz, le melodie africane e quelle americane. Eclettico, talentuoso e grande musicista Carosone ancora oggi è l’unico cantante italiano ad essere rimasto per ben tre volte in testa alle classifiche americane.

«Musica madre mia! Quando mi mettesti al mondo, il mio primo vagito fu un la, ti ricordi? Un la naturale. Le altre note me le hai insegnate dopo. E le ho imparate con fatica, con rabbia, camminando a piccoli passi su quel sentiero irto di difficoltà, quel sentiero di ebano e avorio.» (Renato Carosone, Lettera di un pianista)

CAROSELLO CAROSONE: LA RECENSIONE

Nelle tante storie sul talento e il raggiungimento di un sogno, arriva sempre, o quasi sempre, un momento in cui l’eroe protagonista, abbattutosi moralmente dopo un insuccesso, tende a ponderare l’abbandono. Un ostacolo pronto a minare il percorso appena avviato, insidiando sulla parabola tutta in divenire dell’aspirazione geniale tipica dei biopic, quell’attimo d’incertezza che tutto rimette in discussione. D’altronde è esattamente così, su quelle cadute che si mette alla prova la tempra di un sogno. Ma ci sono casi, rarissimi, in cui la forza e la caparbietà si mischiano ad un’attitudine talmente briosa e ottimista da scompaginare e bypassare qualsiasi esitazione per puntare il dito dritto verso la propria ambizione. Quella di Renato Carosone non è solo il racconto a ritroso dell’enorme successo di un uomo italiano per anni ai vertici delle classifiche americane e simbolo della tradizione culturale più antica, è soprattutto la storia di un talento compreso fin dall’inizio il quale, grazie ad una positività intrinseca e innata, è riuscito a suon di ironia, d’intrattenimento divertito e divertente a far ballare mezzo mondo, in un momento in cui quel mondo stesso tentava di riemergere dalle ceneri della guerra.

In onda in prima serata su Rai1 giovedì 18 marzo, Carosello Carosone rintraccia a partire dal libro Carosonissimo di Federico Vacalebre e dall’esibizione da lui tanto agognata del Carnegie Hall di New York il 6 gennaio del 1958, gli esordi, la vita e la carriera di napoletano straordinario, che ha segnato per sempre l’immaginario del ‘900 grazie ad una fame di musica talmente grande da tramutarsi in ‘fame’ nell’accezione anglosassone del termine per descriverne la popolarità planetaria. Dopo aver ereditato un pianoforte dalla nonna, Renato (Eduardo Scarpetta) rimasto orfano di madre, si diploma al Conservatorio di Napoli e la sua innata capacità d’improvvisazione e la passione per i ritmi sincopati e rivoluzionari provenienti dall’America, gli valgono un primo ingaggio come maestro d’orchestra in Eritrea, allora colonia italiana. Ma la prima esperienza fallimentare nei locali d’Africa Orientale sono tutt’altro che scoraggianti e Renato, tra mille difficoltà, decide di muoversi verso Asmara dove si esibisce nel night-club del teatro Odeon.

Folgorato dalla ballerina di punta del locale, Lita (Ludovica Martino), veneziana di origine e già madre, Renato una volta rientrato in Italia accoglie in famiglia lei e il piccolo Pino, che cresce come fosse suo. Il clamoroso successo arriva con l’assemblaggio di altre due forze della natura: il batterista-fantasista Gegè di Giacomo (Vincenzo Nemolato) e il chitarrista olandese Peter van Wood (Nicolò Pasetti), compagni di un’ascesa ai vertici musicali che andrà oltre alle graffianti e parodistiche esibizioni live del trio, ritrovando nel fortunatissimo incontro con il paroliere Nisa (Flavio Furno) la spalla sulla quale appoggiare le scale compositive al piano, nate in fretta e furia nelle sale d’incisione della Ricordi. A 39 anni e dopo il primato come prima esibizione musicale alla neonata Rai nel 1953, Renato Carosone abbandona le scene nel momento esatto della sua maggior popolarità e dopo un tour planetario di portata straordinaria.

LA MUSICA COME APERTURA VERSO IL MONDO

Poggiato su quell’inconfondibile sorriso aperto al mondo come voleva fosse la sua musica  ̶  “la musica è apertura” diceva  ̶   il film su Carosone diretto da Lucio Pellegrini e prodotto da Sydney Sibilia e Matteo Rovere per Grøenlandia in collaborazione con Rai Fiction, s’inserisce appieno in una ritrovata linea editoriale dell’emittente italiana propositiva e diretta verso il racconto di personalità della cultura, dello spettacolo e del costume amati da molti. Biografie appartenenti al nostro patrimonio che vale la pena omaggiare attraverso la ri-scoperta di quei sentimenti e quei principi comuni che la Rai vuole esaltare soprattutto in un periodo di disillusione e sgretolamento come quello in cui stiamo vivendo. Il progetto, nato dall’ascolto casuale del brano più celebre Tu vo’ fa l’americano, mostra come affermano Sibilia e Rovere “il lato chiaro dell’artista”, scegliendo dunque di mostrare le tappe illuminate di un cammino verso l’olimpo musicale tramite la creazione di un mondo rigoroso ma onirico, calibrato dallo stesso regista, in grado di coinvolgere e rapire grazie ad un’atmosfera fresca e un’impalcatura moderna, pur mantenendo una necessaria attinenza biografica.

EDUARDO SCARPETTA NEI PANNI DI UN NAPOLETANO CON IL SOGNO PER L’AMERICA

È dunque nel suo rapporto ossessivo e necessario con la musica che Carosello Carosone vuole dirigere il suo sguardo, puntando verso quella relazione vitale con i tasti, la scrittura e le inconfondibili esibizioni melodiche nei locali ricostruite esattamente come allora, ovvero in quei mini-show di cabaret e di varietà nei quali i musicisti erano soliti esibirsi in modo irriverente con mollette al naso, tamburi africani e suoni arabeggianti. Una preparazione durata un anno che ha messo alla prova soprattutto lo straordinario interprete principale, Eduardo Scarpetta giovane erede della dinastia teatrale Scarpetta-De Filippo, qui alla dimostrazione recitativa più complessa anche per lo studio musicale e canoro nato grazie all’affiancamento del maestro Ciro Caravano. A rendere omaggio alle sue trovate melodiche, Carosello Carone si avvale anche delle affascinanti musiche di Stefano Bollani (davvero un regalo) giocate sulla riproduzione dei partiti originali e aggiungendo una colonna sonora vera e propria a puntellare organicamente le canzoni originali che hanno fatto la storia come Maruzzella dedicata a Lita, Torero, O’ Sarracino e la parodica E la barca tornò sola.

Ma nonostante il brio, il ritmo coinvolgente, l’effervescenza e l’iconicità avverta nel film e nel suo repertorio, in Renato riaffiorava sovente una vena malinconica che doveva fare i conti con la mancanza e il vuoto lasciato prima dalla madre scomparsa in giovane età (e apparsa come uno spettro accogliente nei panni di Marianna Fontana) e poi con quello della sorella ad appena 15 mesi. Ma Carosone sceglieva di rispondere a quel vuoto semplicemente cantando. Come diceva lui “cantare per ridere in faccia alla morte”. E allora facciamolo anche noi, ridendo con lui. Facciamolo insieme, ora più che mai.