Cherry – Innocenza perduta poteva rappresentare un ulteriore successo per i fratelli Russo fuori dal MCU, ma purtroppo non è stato così

Sinossi del film Cherry – Innocenza perduta:

L’attore Tom Holland è il protagonista di una storia che lo vede protagonista nei vari capitoli di vita da giovane uomo, dal momento del suo innamoramento con la fidanzata Emily (Ciara Bravo) al suo mestiere di soldato, fino alla dipendenza da eroina. 

LA RECENSIONE DI CHERRY – INNOCENZA PERDUTA

Conosciuti ormai a livello mondiale, Anthony e Joe Russo realizzano la loro prima opera lontana dal Marvel Cinematic Universe, portandosi però dietro il loro amichevole Spider-Man di quartiere Tom Holland per ricoprire il ruolo del protagonista. Per farlo scelgono il romanzo, a tratti autobiografico, di Nico Walker e si affidano alla sceneggiatura di Angela Russo-Otstot e di Jessica Goldberg, entrando anche loro nelle schiere delle nuove piattaforme online e facendo del loro Cherry – Innocenza perdura uno dei titoli originali del portare Apple tv. Certamente un altro traguardo per lo spazio digitale che solamente lo scorso anno aveva rilasciato tra i suoi inediti il film della regista premio Oscar Sofia Coppola, la quale aveva portato nel suo On the Rocks la presenza di due star americane quali Rashida Jones e Bill Murray.

A livello di portata è innegabile, dunque, che Apple TV mette a segno un ulteriore passo per la propria credibilità artistica e la legittimazione della fama delle proprie produzioni cinematografiche e seriali. Se, però, On the Rocks ha avuto dalla propria la brillantezza di una commedia intelligente e estremamente ben scritta e orientata, Cherry subisce il trattamento inverso, dove le aspettative che si avevano attorno alla pellicola falliscono sotto ogni aspetto, tecnico e stilistico.

cherry innocenza perduta

Entrare in guerra, ma non nell’interiorità dei personaggi

Quasi a seguire un brutto vizio che sembra aver ormai infettato una buona parte del contenitore hollywoodiano, anche la pellicola dei fratelli Russo sembra un’opera rilasciata ormai fuori tempo massimo, stantia prima ancora di essere guardata, invecchiata precocemente e, forse, mai stata realmente fresca o promettente. Sentore che arriva dalla regia dei veterani del MCU, che pur non potendo attingere ad un budget come quello supereroistico, possono contare sul peso di 10 milioni di dollari (considerati comunque low budget) e sulle potenzialità che, da questi, si è in grado di tirare fuori. È pur vero che non sono i soldi a fare la differenza quando l’impronta intrapresa a priori dala pellicola relega quest’ultima a un contenitore poco interessante visivamente e mal gestito a livello di gusto della messinscena. Regia sgradevole come l’ammuffito contenuto che riporta, senza nessun guizzo creativo ed anzi insicura e confusionaria nel suo essere indietro nei tempi.

Film che, non potendo contare sulla qualità della propria presa registica, si augurerebbe di poter vedere gratificare almeno sotto il punto di vista narrativo, ma che va invece fallendo ulteriormente con una presa totalmente assente, che sia legata al personaggio protagonista o alla serie di individui con cui, nei diversi momenti della sua vita, si ritrova a che fare. Lo script della pellicola non è altro che consequenziale meccanismo che non fa altro se non unire gli eventi senza mai andare al nocciolo del problema, del dramma, del dolore. Una lineare catena di cause ed effetti che impediscono al film di indagare in profondità nelle decisioni che vengono prese, dando solamente una ripercussione approssimativa sull’interiorità teoricamente turbata dei personaggi. Una superficialità che è tutto ciò non ci si aspetterebbe da un film che si strugge nella sofferenza delle dinamiche di guerra, dello stress post traumatico e di cosa significa perpetrare in un orrore senza senso e ingiustificato.

Lo scopo dell’esistenza, quello che cercando i personaggi del film Cherry – Innocenza perduta, è vuoto a tal punto che quell’inconsistenza che il film dovrebbe rappresentare non viene nemmeno riportata adeguatamente, rendendo disagevole più il dover assistere a quell’agonia impalpabile che l’effettiva condizione che il protagonista si ritrova a dover percorrere. Una pecca che subentra tanto nell’assenza della psicologia dei personaggi, quanto nell’idea, infondata, che basti un racconto fatto di esplosioni, indigestione da violenza, droga e dipendenza per condurre emotivamente lo spettatore nella liquefazione a cui sono destinati quegli uomini che vede patire sullo schermo. Non è sufficiente poter fare leva sull’insensatezza della guerra, le maledizioni dell’eroina e la disperazione e l’umiliazione della criminosità per venir compatiti da un pubblico che non può scavare nell’intimità di nessun individuo che gli si palesa davanti. Men che meno poi del suo inconsistente protagonista.

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Quando anche Tom Holland non può risolvere la situazione

Tom Holland continua la sua carriera dimostrando che non è solo il suo fascino affidabile a far presa sull’intero pianeta Hollywood, ma che c’è un motivo per cui sta raggiungendo, velocemente, il successo e la notorietà nel mondo dello spettacolo, che prescinde anche da quell’universo Marvel che gli ha riservato tanta fortuna. Lo ha fatto con Le strade del male, melodramma della casa Netflix che lo inserisce in un’opera corale da cui, però, Holland risalta, mostrando una dedizione attoriale completamente opposta al suo Spider-Man adolescenziale e che lo porta a poter ricoprire quante più parti il cinema e la serialità possano riservargli. Il problema, però, è che il suo protagonista in Cherry non può che rimanere incastrato nelle direttive inoffensive e nella stessa insofferenza verso cui volge la pellicola, da cui è pur vero che l’interprete sa distaccarsi leggermente, ma a cui purtroppo il personaggio in sé rimane tristemente attaccato. Trampolino per poter esaltare che la sua co-protagonista Ciara Bravo non riesce minimamente a sostenere e che, anzi, lo costringe a dover rimediare alle lacune recitative della ragazza, dovendo effettivamente assumersi il peso, drammatico e interpretativo, della pellicola, soprattutto quando deve condividere con l’attrice la scena.

Con una retorica spicciola che poco si presta a poter esplorare con lucidità la formazione di quello che si ritiene, ancora oggi, “l’uomo”, la figura maschile, quell’essere forte, arrogante, predominante tanto da affrontare la guerra e non tirandosi indietro come una “femminuccia”, Cherry – Innocenza perduta non sa bene che carattere avere, figurarsi se è possibile comprendere quello del suo protagonista. Un film inefficace, disorientante, dall’atmosfera ostile da cui si vuole ben presto stare alla larga. Un’opera che non ha nulla dello spaesamento dell’essere giovani, del trauma delle nefandezze umane, del consumo ossessivo di sostanze stupefacenti, unica maniera per tirare avanti. Una pellicola persa proprio come il suo protagonista e quindi, anche lei, destinata a fallire.