Framing Britney Spears è il documentario sulla popstar che ne inquadra gli inizi fino al movimento #Freebritney 

Il movimento Free Britney ha raggiunto nel giro di poco tempo una risonanza sempre più rilevante. Molti si saranno incuriositi vista la peculiarità del nome di questo progetto dichiaratamente a favore di una liberazione per la popstar Britney Spears, a primo sentore quasi ironico fenomeno del web visto l’andamento della scia internet degli ultimi anni, ma che se osservato attentamente rivela aspetti per nulla comici o rassicuranti che vanno inficiando sulla vita vera della famosa cantante. Intenzionati a una reale liberazione per un’artista che si ritiene prigioniera da svariati anni a causa del proprio padre, Jamie Spears, l’iniziativa Free Britney nasce dall’apparentemente ingiusta condizione di conservatorship a cui la cantante deve sottostare e che metterebbe in mano al genitore della donna le decisioni più importanti della vita e della carriera della figlia.

Aspetti finanziari, monetari, lavorativi, sponsorizzazioni, fino a poter decidere quali affetti vedere o frequentare, centellinando le visite e allontanando le persone, rendendo solo una manciata quelle con cui Britney Spears può entrare in contatto. Una pratica diventata nell’immaginario cinematografico risonante grazie alla pellicola velenosissima I care a lot, che vede la propria uscita nello stesso periodo storico in cui la missione Free Britney prospera e si fa conoscere, dando dimostrazione pratica seppur romanzata di quello a cui gli individui portati alla conservatoship devono sottostare, costretti volontariamente o meno a una condizione di tutoraggio.

Se con la conservatorship vengono posti dei limiti per la salvaguardia della persona, la situazione della cantante sembra farsi morsa stringente più che salvifica risoluzione vista la dubbia necessità di questo padre di dover occuparsi con tale prossimità dell’esistenza personale e lavorativa della propria figlia. Presupposto, quello di un’indipendenza auspicata dai fan, che trova riscontro nei procedimenti che la Spears stessa sembra aver rivendicato, andando a processo e cercando di affermare la possibilità di sapersi prendere cura di se stessa, con l’opinione pubblica e una compagnia come quella del The New York Times portata a supporto della propria causa.

framing Britney Spears

Britney Spears e quel periodo storico imprescindibile

È stato proprio quest’ultimo a farsi produttore del documentario Framing Britney Spears, elaborazione di un movimento che viene incentrato dalle sue radici, dando la possibilità allo spettatore di elaborare la costruzione di una prigione dorata, quella andatasi a innalzare attorno all’artista. Sono quindi gli inizi a venir ripercorsi, essenziali per comprendere un racconto che la vuole da promettente stellina del The Mickey Mouse Club a donna adulta impossibilitata di poter vivere alla propria maniera. Il quadro è molto semplice, l’esplicazione altrettanto lineare: Britney nasce a McComb, Mississippi, e diventa la popstar che conosciamo. 

La particolarità di una cantante che ha saputo raggiungere milioni di risultati nella sua carriera fin proprio dal principio, ha bisogno di una collocazione storica per spiegarne la fenomenologia e il significato avuto in quel preciso lasso di tempo, le combinazioni che hanno reso Britney Spears la star che conosciamo oggi, comprese le varie influenze che sono andate a convergere dentro di lei, fino a farla scoppiare in quell’emblematico 2007, anno della nefasta rasatura.

Nell’epoca delle boyband e dello scoppio di MTV, di un’emancipazione ancora lontana della figura femminile che aveva bisogno di passare prima o poi dalla rappresentazione del sesso per poter venir sdoganata del tutto dall’opinione pubblica, Britney è stata punto di coalizione di forze, a favore e contrarie, che ne hanno fatto il simbolo di una marcia ingranata e pronta alla trasformazione. Tutto è passato per Britney: la promessa di innocenza, il diventare grandi, la scoperta della propria sensualità e l’opportunità di renderla misura attraverso cui passare per arrivare al pubblico. È stata la combinazione sesso/innocenza di …Baby One More Time, della sbadata maliziosità di Ops!…I Did It Again, che hanno fatto di Britney capro espiatorio per una società in cui le donne volevano rivendicare la potenza del proprio sesso, ma che dovevano al contempo vivere la cappa di giudizio e condanna dello scandalo Bill Clinton e Monica Lewinsky.

framing Britney Spears

Grazie per tutto Britney

Britney Spears è stato il filtro per una società che attraversava il Duemila e che è andata incontro al ribaltamento dei ruoli facendolo, innanzitutto, grazie a spazi di ricambio generazionale come quello della musica, subendo gli attacchi di una narrazione sfavorevole da sempre per le donne, pur quando (e soprattutto) queste cercavano di tratteggiare individualmente la loro storia. Accuse e pene da scontare sono stati i dardi scagliati in una vita come quella di Britney Spears che, retrospettivamente e non solo, avrebbe dettato la cifra dei cambiamenti avanzati grazie al modo di trattare lo spettro della sessualità senza limiti e senza vergogna, dando libertà a una società che l’avrebbe, a propria volta, privata della sua, ancor prima della conservatorship e travisata da un’esistenza distorta spiattellata sui giornali scandalistici. 

Successo, paparazzi, collasso. Framing Britney Spears ha nel titolo il senso del proprio intento, ciò che vuole vedere racchiuso nella strada ripercorsa in versione documentario della carriera della popstar. Inquadrare (inquadratura = frame) cos’è stata Britney Spears, spezzettarne i vari passaggi di svolta, incastrandoli per lasciarli impressi e senza dare spazio a nessun pettegolezzo. Inquadrare è anche prendersi la responsabilità di ri-scrivere una figura la cui storia è stata sistematicamente decisa da altri, dove la gogna mediatica la faceva da sovrana mostrando un sessismo e una misoginia intrinsechi dei tempi, di cui la giovane è stata catalizzatore ricevendone le ingiustizie più disgustose, risanate solamente dai mutamenti che ha saputo generare nel futuro.

Un documentario che è tappeto di passaggio per arrivare al fulcro del Free Britney Movement, necessario per riuscire a comprenderne i meccanismi e le raccapriccianti dinamiche; sensibilizzando, ma allo stesso tempo informando e cercando di ripristinare una visione da sempre scarsamente a sostegno della maltrattata Spears. Un lavoro che spinge a portandoci anche a ringraziare la stessa Britney, per tutto quello che ha dovuto subire e per cosa ha dovuto affrontare. Per come l’abbiamo trattata e per cosa l’abbiamo criticata. Per tutto quello che ha fatto e che ci ha permesso di essere quelli che siamo oggi