Tra fiction e temi rilevanti, Ginny & Georgia cerca di stare al passo con i tempi, non abbandonando la narrazione melodrammatica

Ginny & Georgia è da settimane nella top 10 dei prodotti più visti su Netflix. La serie originale è una produzione proprio della piattaforma digitale, che va sfornando a ritmi invidiabili film e serie tv, presi da una corsa all’oro che spesso difetta in qualità, per scovare il proprio compendio nel versante opposto del volume da presentare. È sempre più probabile, infatti, trovare pellicole o assetti seriali che sguazzano indisturbati trascinando nel contenitore streaming un carattere di mediocrità su cui spesso sopravvivono gli audiovisivi Netflix, con quest’ultimo che continua ad alternarsi tra la ricerca di popolarità assennata e il riuscire a realizzare narrazioni che abbiano di per sé qualche valore.

È plausibilmente per questo motivo che la serie ideata da Sarah Lampert ha riscosso un successo tale dal punto di vista spettatoriale, per quel connubio che la produzione Netflix è riuscita a bilanciare, tra l’aspetto più mainstream di una storia che ha il sapore del melodramma e l’attualità dei temi e delle citazioni che va a trattare. Ovviamente anche un genere come quello del melò, della fiction propriamente intesa, deve mantenersi al passo coi tempi per permettere alle proprie storie di progredire e di adeguarsi al periodo che si sta vivendo. È pur vero, però, che Ginny & Georgia non solo vuole porsi come alternativa fintamente sofisticata del tipo di racconto narrativo a cui si avvicina, ma crede realmente di poter fungere da doppio specchio tanto di un genere televisivo come il melodramma, che si svecchia grazie alle possibilità dello streaming, quanto di poterlo fare guardando con una certa accortezza a determinati temi e incertezze che è possibile ritrovare all’interno della serie. 

ginny & georgia

Ginny & Georgia e l’enormità dei temi e degli intrecci trattati

Georgia (Brianne Howey) e Ginny (Antonia Gentry) sono madre e figlia arrivate nella cittadina di Wellsbury dopo l’ennesimo trasferimento della loro famiglia, che le due donne vanno formando assieme al piccolo Austin (Diesel La Torraca). Ginny e Austin sono fratelli nati da padri diversi, uomini di un passato losco e traumatico del loro genitore, i cui segreti sono troppo scabrosi da poter essere rivelati, anche ai propri figli. Sono infatti le continue bugie e gli infiniti sotterfugi che Ginny non riuscirà più a sostenere da parte della madre, con cui il rapporto è un continuo susseguirsi di tenerezze, confidenze e scontri. Una stabilità che la ragazza non ha mai avuto a causa della vita misteriosa e ingestibile di Georgia e che, avendola trovata forse a Willsbury, cercherà di mantenere intatta. Sono però innumerevoli le novità che la giovane dovrà affrontare, dai primi rapporti sessuali a un gruppo di amiche mai avuto prima a, infine, il problema costante della propria pelle, lei nata mulatta da un incontro interrazziale, con una madre bianca come la neve e un mondo pieno ancora di pregiudizi.

Come ogni impostazione melò, anche Ginny & Georgia non esula da un compartimento di incastri e rivelazioni che gestiscono gli intrecci della prima stagione della serie. Le dinamiche, purché espresse in maniera magari diversa, si rifanno con chiarezza a una tipologia specifica di narrazione seriale, la quale va quindi arricchendosi continuamente di intrighi e sottotrame, posti per aumentare la quota di coincidenze e conseguenze del racconto. Non ci sono solo le protagoniste Ginny e Georgia, personaggi la cui differenza di età è davvero limitata e di cui si riveleranno minime anche le loro differenze. Ma troviamo il fidanzatino della prima ora, il ragazzo bello e maledetto che ti fa uscire di testa, gli scompensi giovanili che si manifestano come rifiuto di se stessi e come esclusione imposta o auto-imposta in un contesto amicale e scolastico.

I rapporti che intercorrono tra i personaggi e le articolazioni che vanno sviluppandosi fanno però un balzo in avanti per ciò che riguarda i contenuti e le problematiche esplicitate, cercando una sorta di contemporaneità nei loro intenti narrativi, i quali vanno però soffrendo della massiccia dose di tematiche che si sceglie di esplorare. Se da una parte, dunque, Ginny & Georgia cerca solamente l’intrattenimento facile per un pubblico che apprezza il dramma e le continue svolte che possono intraprendere i protagonisti, dall’altra la scrittura della serie tenta di entrare nelle profondità di disagi troppo complessi per essere lasciati solamente alla superficie di quello che vediamo, i quali vanno purtroppo affossandosi vicendevolmente vista la loro quantità e la mala gestione nel poterli esporre soddisfacentemente tutti.

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La doppia natura di Ginny & Georgia

La doppia natura di Ginny & Georgia non può contribuire a un discorso sviscerato sulla volontà di infliggersi dolore carnale, sul non accettare il proprio corpo, ma soprattutto non è mai davvero di impatto quando prova a concentrarsi sulla questione razziale che è certamente costante in Ginny eppure deve sottostare anche questa al copioso volume del proprio racconto. Questioni di un’importanza tale che trovano in Ginny & Georgia il merito di aver voluto portare le suddette realtà a un largo pubblico, ma che si lasciano troppo avvolgere dall’aria fictional della serie, venendone assorbite e non potendone quindi allargare attorno una riflessione che possa scavalcare i confini dello schermo.

Alla sostanziosa massa della serie, la cui bussola della giovane protagonista dovrà capire se orientarsi verso l’appagamento dell’amore o la sicurezza del potere, a Ginny & Georgia vanno aggiungendo continui riferimenti alla contestualità storica e culturale dei nostri giorni, riempiendosi di riferimenti all’ambito pop e mostrandosi vicina alle discussioni contemporanee. Un prodotto perciò ibrido, che tenta di intraprendere una strada di riflessione la quale, per suo timore e suo stile, non può e non vuole farsi analitica, scontando il desiderio di mettersi principalmente in vetrina e facendosi, semplicemente, linfa vitale per appassionati e patiti di amori tormentati, morti inspiegabili e fughe improvvise.

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