Tra cinquine rimediate e premiati inaspettati, The Crown si è rivelata la conferma dei Golden Globes 2021

Golden Globes 2021Che serata! Le sorprese sono state davvero tante, nonostante la noia che incombeva funesta dietro ogni tempo morto tra una nomination in collegamento zoom e un presentatore dal vivo sul palco, ma non si può dire che tutte abbiano ravveduto lo stesso risultato. In una stagione dei premi come quella pandemica che il cinema ha e sta attraversando, era quasi perdonabile l’assurdità di alcune categorie che facevano sorridere per la loro semplice composizione, tra tutte una cinquina di titoli commedia o musicale totalmente insensati, ma ritrovatisi lì con la fortuna di essere, sostanzialmente, i pochi della stagione.

È così che Sacha Baron Cohen legittima una volta di più il suo iconico Borat conquistando il premio per il migliore attore e quello per il miglior film comico con Borat 2 – Seguito di film cinema, arrivato quasi inaspettatamente sulla piattaforma di Amazon Prime e con altrettanta imprevedibilità alla vittoria. O come Rosamund Pike, forse tra le più forti di una categoria quest’anno alquanto debole, ma che con la sua Marla Grayson di I care a lot riconferma il talento dell’attrice.

Non tutti i colpi di scena, però, hanno fatto la cifra delle soddisfazioni ricevute in una serata che ha avuto tanti, molti punti bassi anche nell’assegnazione dei globi dorati, che se potevano giustificare un risultato come quello della vittoria de La regina degli scacchi sulla scia della popolarità ricevuta, non fanno scendere a patti per la vincita di Andra Day sulla Carey Mulligan di Promising Young Woman per la miglior attrice protagonista in un dramma. Certo a ribilanciare le ingiustizie c’è ovviamente la vincita di Nomadland sopra ogni cosa, ma è indubbio che questi Golden Globes hanno seguito la tendenza del voler creare attorno a sé un clima di polemica – ricordiamo lo scandalo sulla corruzione dei votanti per quanto riguarda Emily in Paris -, in cui finiamo vertiginosamente per cadere.

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È per questo che, pur nel disaccordo netto su alcune categorie dei Golden Globes, è bene festeggiare per una vera eccellenza del suo genere, la regina delle serie contemporanee, nonché vincitrice di tutti i premi più importanti a cui era stata candidata. The Crown è stata la luce in fondo al buoi, la certezza della riuscita, il merito che viene premiato e che riconferma la regalità di un progetto mastodontico e riportato con grandiosa manifattura. La serie ideata da Peter Morgan e arrivata alla sua quarta stagione continua a sfornare riconoscimenti soprattutto quando si tratta di dover premiare i suoi interpreti, in un ricambio generazionale che continua a portare alla ribalta regine, futuri re e (non poi così) servili sudditi. 

Non solo The Crown ha vinto il Golden Globes per la miglior serie drammatica del 2021, ma dopo il trionfo della regina Elisabetta II nelle sue due versioni di Clare Foy e Olivia Colman, l’opera ha continuato la sua impresa di far brillare tutto il corollario del cast, portando i riflettori sulle comete Josh O’Connor, Gillian Anderson e Emma Corrin. Tripletta che ha conquistato il massimo riconoscimento per i ruoli del principe Charles, di Margaret Thatcher e di Lady Diana.

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In un gioco di forze, innescate e disinnescate continuamente nel corso delle puntate, sempre sottoposte a quella cappa di rigidità imposta dai protocolli di corte, i personaggi di The Crown vivono della tensione compressa dei loro attori, dove ciò che devono mostrare come necessario è il saper non lasciarsi sormontare dal peso della corona. Non lo fa Josh O’Connor, con un Charles che quella medesima corona vuole portare, impersonando un giovane uomo avaro, egoista e individualista, determinato a vedersi riconosciuto quello che, nessuno, sembra in verità potergli dare. Un interprete delicato nel suo aspetto, ma che entrando nella parte si fa spregevole controparte per la fragilità della sua sposa Diana Spencer, una Emma Corrin rivelazione di The Crown 4 e nuova fonte di infinita ispirazione. 

La principessa Diana di un giovane talento esploso nella riproposta storica – ma senza pretese di attendibilità, è bene specificare per volere della vera famiglia reale – è stata fin dalla sua prima apparizione il vero muro da superare per qualsiasi altra attrice della sua categoria, dove giusto la Olivia Colman co-protagonista della Corrin avrebbe potuto primeggiare. L’attrice britannica di anni venticinque anni ha avuto il medesimo effetto che Lady D ha diffuso nella sua vita: inebriante, accerchiante, un’onda travolgente che ha abbracciato il pubblico, il quale a sua volta ha desiderato di poter sostenere il personaggio. Un ruolo straziante soprattutto in prospettiva di una storia che ancora oggi scombussola l’opinione pubblica, che avrà ormai anche ulteriore affezione sia per Diana in sé, che per un’interprete che ha riportato l’anima di un’icona, facendosi degna vincitrice di un Golden Globes

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E se i due personaggi, Charles e Diana, sono assoggettati alla famiglia regale e al peso che rappresenta nelle loro quotidianità, la Margaret Thatcher di Gillian Anderson si presenta come un pianeta escluso, ma in rotta di collisione; un incursore che deve sgomitare per far valere i propri valori, le proprie motivazioni, non avendo paura di schiantarsi contro la corona.

Gillian si ingobba e si rimpicciolisce su se stessa, porta con la fierezza della Thatcher la capigliatura che ha reso famosa l’inglese e conservatrice “iron lady”, e lavora di fiato per soffiare fuori le proprie battute con un cambio di tono che rappresenta il lavoro sulla vicinanza al reale storico effettuato dall’attrice. Un premio indiscutibile, meritato, come quello ai suoi colleghi britannici. Una serie che doveva vincere, sapevamo avrebbe vinto e, così, alla fine ha fatto. Una sicurezza della serialità per una cerimonia dei premi che ha lasciato con grandi insoddisfazioni, colmate però dalla faraonica portata di una serie come The Crown che ha dimostrato, proprio come la famiglia reale, di potersi ergere in maniera inattaccabile.