Tratto da un famoso articolo di Esquire, L’amico del cuore è la storia vera di una malattia terminale e di un’amicizia imparagonabile

La sinossi de L’amico del cuore:

Nicole (Dakota Johnson) scopre di avere un tumore terminale. Il marito Matthew (Casey Affleck) le sta accanto e, oltre all’uomo, arriverà a dare una mano anche il loro migliore amico Dane (Jason Segel) che, invece di rimanere per due settimane come programmato, si fermerà nella loro casa finché non sarà il momento di dire addio alla donna.

l'amico del cuore

La recensione de L’amico del cuore

L’amico del cuore si basa su un famoso articolo del 2015 scritto dal giornalista Matthew Teague. Una storia vera pluripremiata, che nel momento della propria composizione non ricercava certo tutto il successo che ne sarebbe poi scaturito, ma tentava solamente di essere moto di conforto per chi, con le parole, ha sempre lavorato e in cui ha ricercato una maniera per poter far chiarezza, nel suo animo così come nei suoi pensieri. È un lutto quello che si metabolizza all’interno del lungo pezzo pubblicato su Esquire, ancor più l’arrivo di un male diventato incurabile e che, con il suo sopraggiungere, ha portato con sé anche la presenza di una persona che ha saputo condividere con Matthew Teague il peso e le angustie che l’esistenza aveva riservato.

È un tumore terminale quello che va mangiando l’intestino della moglie Nicole, morta a soli trentaquattro anni. Una lunga relazione, un lavoro che li ha visti spesso separati, due splendide figlie, delle cadute in cui l’amore ha fatto da scala per poter sempre risalire insieme, e infine una malattia troppo prematura e troppo implacabile da porre fine a quell’intenso matrimonio. E, in questo micro universo, un amico instancabile, il caro vecchio Dane forse troppo lontano dalle aspettative che tutti si attendono da lui vista l’assenza di un lavoro stimolante e con una vita sentimentale immatura, eppure fedele come non è mai stato ad altro a quella coppia di inseparabili amici di cui l’uomo, pur nelle sue stesse instabilità, si è preso comunque cura. 

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Il peso della malattia, il peso dell’amicizia

È dedicato a lui il pezzo The Friend di Teague, un Dane che rivive nelle fattezze di Jason Segel nel film L’amico del cuore di Gabriela Cowperthwaite, accanto a Casey Affleck e Dakota Johnson. Se, però, quello che sapeva fare l’articolo del giornalista era restituire una dimensione intima con una commozione che appartiene ai racconti più personali, turbolenti e dolorosi, la trasposizione cinematografica perde quel senso di prossimità che può formarsi tra lettore e parole. Un lavoro filmico che va creando un divario tra la tragicità di un male sopraggiunto troppo presto e uno spettatore appesantito, senza trasporto, dagli eventi che è portato assieme a loro ad affrontare. 

L’alternanza del tempo del racconto, plasmato dai ricordi di quello che è stato e che cerca di sottolineare le difficoltà del presente, non fluidifica una narrazione che finisce all’opposto per soffrire quel continuo andirivieni tra ciò che è avvenuto prima della diagnosi e le conseguenze che sono subentrate poi. E che inoltre non contribuisce alla costruzione della loro unione, di quel legame che dovrebbe renderli indivisibili, ma di cui si coglie solamente il nobile gesto di Dane di trasferirsi, a tempo indeterminato, nella loro casa, aiutandoli con la crescita delle loro figlie e ad alleggerire il carico dei compiti che una malattia mortale trasporta con sé.

Per quanto la nobile azione dell’amico, mai intenzionato a farsi ringraziare o a richiedere quel riconoscimento che chiunque si sarebbe aspettato, intenerisce al pensiero e fa riflettere sulla vicinanza che può instaurarsi tra persone, nel film rimane comunque condizione statica da accettare senza picchi emotivi. Senza sentire mai quel senso di affetto che sarebbe dovuto intercorrere – cosa avvenuta nella vita vera – tra il trio di personaggi, tutti rivolti con attenzione verso gli ultimi tempi di una giovane donna a cui dover dire addio. 

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Amicizia sì, ma unione? 

Mancanza di empatia che sembra partire primariamente da quei tre interpreti, così da sopraggiungere con timore fino al pubblico, che sicuramente comprende e percepisce il dolore che i personaggi vanno attraversando, ma ne rimane escluso a causa di una lentezza di scrittura che rende la visione indigesta e flemmatica. Discordanza tra dispiacere per gli eventi e l’indifferenza per quest’ultimi sottolineata dal mal assortimento dei tre attori Johnson, Affleck e Segel, poco funzionanti nel loro circolo amicale e, per quanto discreti nelle proprie perfomance, visti come pianeti singoli che non riescono a collidere armoniosamente tra loro. Problema dovuto anche alla poca chiarezza con cui la sceneggiatura, composta da Brad Ingelsby, vuole caratterizzare il percorso interiore dei personaggi, non riuscendo a mettere a fuoco alcuna delle profondità dei tre individui, lasciando a metà i discorsi che avrebbero potuto, anche per proprio conto, affrontare.

Un film sfibrante L’amico del cuore, sicuramente per il portato sentimentale che un racconto su una malattia contiene ogni volta, ma altresì per l’aggiuntiva ponderosità che riserva in quanto visione e tolleranza dello spettatore, condizionata da una cappa generale di gravosità su cui va appoggiandosi anche l’onnipresente e logorante colonna sonora di Rob Simonsen. Pubblico che, pur accettando la tristezza insita che queste storie includono, ha bisogno di uno script che sostenga il racconto non adagiandosi sulla palese sofferenza che va arrecando, modellandolo con diligenza fin dalla prima stesura e non lasciando fare alla malattia in sé tutto il lavoro.