La nostra intervista alla giovane attrice Maria Elena Matteucci, alla scrittura della sua prima sceneggiatura on the road

C’è chi durante il periodo della quarantena 2020 ha deciso di prendersi un momento per sé e usufruire di quel tempo che, forse, non aveva mai avuto. C’è chi invece, al contrario, per riuscire a sfuggire dalla costrizione delle mura di casa, ha sentito il bisogno di evadere attraverso la mente, la fantasia, cercando di costruire qualcosa che potesse diventare concreto al di là delle recinzioni e trovasse terreno fertile nella propria passione. È ciò che è avvenuto a Maria Elena Matteucci, giovane attrice che ha trovato nuova linfa nella scrittura di una storia a puntate come la sua serie Moi c’est moi. Questa sono io!, progetto ideato durante il lockdown della primavera 2020 e che la giovane spera di poter concretizzare. 

Classe ’92, laureata in Comunicazione e spettacolo alla Sapienza di Roma e diplomatasi al Centro Sperimentale di Cinematografia nel corso di recitazione, l’attrice ha sentito la spinta per mettersi alla scrittura di una sceneggiatura che potesse esprimere il bisogno di avventura e viaggio proprio in un periodo come quello di una pandemia mondiale, che ha visto queste opportunità sacrificate. Un atto anche di fiducia in sé stessi, di coraggio, quello che la ragazza ha messo nel proprio lavoro e che spera di poter vedere realizzato presto. Tra la ricerca del sé, i racconti on the road e le opportunità del crowdfunding, è Maria Elena Matteucci stessa a parlarci del sogno dietroalla serie Moi c’est moi. Questa sono io!

Maria Elena, la scrittura di Moi c’est moi. Questa sono io! è partita durante un momento delicato come quello del primo lockdown lo scorso 2020. Da cosa è scaturita la spinta che ti ha portata a rendere una semplice scintilla una sceneggiatura completa?

“Durante il primo lockdown sono tornata nella mia città natale, Civitanova Marche. Dopo aver vissuto tanto tempo a Roma, tornare nella mia terra mi ha permesso di dedicarmi maggiormente alla scrittura, ambito che ha da sempre fatto parte della mia vita. Solitamente scrivevo per me e ho collaborato con alcuni siti online. Avevo anche un mio blog che aggiornavo frequentemente. Non mi ero mai approcciata alla sceneggiatura. Devo dire che, però, è stato qualcosa che mi è uscito fuori in maniera naturale. È andata prendendo forma praticamente da sola. In un periodo di fermo come quello dell’anno scorso, e che per il mondo artistico continua a prolungarsi, ho avuto inoltre modo di riflettere sulle difficoltà e le incertezze di questo mestiere, soprattutto per chi è davvero molto giovane e sta cominciando a farsi strada ora nel mondo del lavoro.”

Era qualcosa che desideravi? Poter dare vita a una tua opera?

“Mi sono approcciata al mondo dell’arte sempre a 360°. Ho studiato comunicazione e spettacolo, mi sono diplomata in recitazione, ho scritto recensioni, commenti, flussi di pensiero. Dare vera forma a un progetto come una sceneggiatura, che spero diventi poi una serie, è stato l’incrociarsi di vari pensieri positivi che mi hanno convinta a trovare il coraggio di mettermi in moto. Aver trovato questa forza di volontà dentro di me ha saputo restituirmi una bellissima sensazione. In un periodo come quello della quarantena è stato per me un modo di esprimermi. Essere attiva, non fermarsi nonostante la staticità dello stare a casa, sono sentimenti che alla fine sono convogliati nella sceneggiatura, che è andata proprio trattando del saper cogliere le occasioni, di non avere timore. Di iniziare ad agire per ottenere ciò che si vuole.”

maria elena matteucci

Parlaci infatti meglio di questo Moi c’est moi. Questa sono io!, della storia che lo compone e delle sue protagoniste.

“Moi c’est moi. Questa sono io! è il racconto di tre ragazze, tre donne, che hanno bisogno di esprimere se stesse. A causa di un evento improvviso il trio di personaggi è costretto a partire e, da questo viaggio, sapranno sia cogliere aspetti del loro carattere inaspettati, sia potranno affermarsi definitivamente come persone con la propria identità e personalità. Proprio come la storia è venuta fuori da sé, anche l’improntarla molto sull’universo femminile è stato un aspetto che si è presentato spontaneamente. Volevo lasciare spazio alla figura della donna, alla sua bellezza, non solo estetica. E in più sono finita per farmi circondare anche da un team al femminile, dalla montatrice, all’organizzatrice generale fino all’assistente alla regia e non solo. Alla regia, però, ci sarà il mio compagno Francesco Gaudiello, anche lui da tempo alla ricerca di un’opportunità simile. Sono felice, infatti, che la nostra sia una troupe under 30, così da poter dare possibilità a tanti giovani talenti di potersi esprimere.”

Tre donne diverse tra loro, che però si ritrovano insieme a percorrere la stessa strada. Chi sono questi tuoi personaggi e chi li andrà ad interpretare?

“Le protagoniste sono Emi, Mati e Niki. Tutte e tre presentano una doppia natura. C’è Mati che è sia molto fresca e leggera, sia estremamente sicura di sé, una donna positiva e convinta nel proprio lavoro. Niki, invece, ha questo eterno scontro dentro di sé tra l’adulta e la ragazzina, ed è ferma in una fase della vita in cui sei cresciuta eppure ci sono ancora aspetti del tuo passato che ti tengono rinchiusa in una sorta di limbo. Poi c’è Emy, il personaggio che interpreterò io stessa. Emy ha molto di me: il suo restare costantemente aggrappata ai sogni, lo stare dietro ai suoi mille pensieri. Anche nello scrivere le altre due protagoniste ho tenuto in qualche modo a mente le attrici che avrei voluto e che, fortunatamente, hanno accettato: Simona Di Bella è Niki, l’ho conosciuta tanti anni fa e sono contenta che, nonostante l’esserci perse di vista negli anni, ha comunque accettato; poi c’è Elisabetta Mirra nel ruolo di Mati, anche lei come me proveniente dal teatro. Sono contenta perché hanno entrambe molto carisma e si sono dimostrate da subito entusiaste del progetto.”

Per fare in modo di rendere Moi c’est moi. Questa sono io! realtà avete avviato una campagna di crowdfunding, così da poter finanziare la puntata pilota.

“Esatto, abbiamo lanciato la raccolta fondi l’8 marzo, in una data simbolica visto anche il portato femminile del progetto. Abbiamo lanciato il crowdfunding con una bella festa online e siamo arrivati già a duemila euro. Ne mancano ancora un po’ per l’obiettivo dei cinquemila euro che ci siamo prefissati, ma trovo il crowdfunding un’idea bellissima per far sentire il pubblico parte integrante di un’opera. Inoltre i nostri sostenitori avranno anche diritto a delle ricompense: in base al budget che si vuole donare si può diventare o produttori della serie, o sponsor o passare una giornata sul set e portare a casa foto e gadget. Per questo viaggio on the road ci divideremo tra le Marche e il Lazio, i cui luoghi saranno trasformati ogni volta a seconda delle esigenze della scena.”

Quali sono le atmosfere a cui hai pensato per Moi c’est moi. Questa sono io!? Hai qualche film o serie tv da cui prendi ispirazione?

“È una domanda difficilissima, quasi come quando ti chiedono il tuo film preferito. Sicuramente nel momento della scrittura saltano fuori tantissime opere che ho visto o letto nel corso del tempo e che sono andate poi confluendo all’interno del lavoro. Penso ad Ettore Scola, a una sitcom come Friends che mi ha segnata per la sua leggerezza e il ritmo delle battute, o a trii iconici come quello delle protagoniste de Il club delle prime mogli. Ciò che però più desidero è che possa passare il messaggio che ho provato a lanciare con questa storia: non trascurare mai la propria forza di volontà. Spero che la serie riesca a mandarlo anche attraverso qualche piattaforma.”

E tu, come pensi uscirai da questo viaggio delle tue protagoniste?

“Con i viaggi è sempre così, sai come parti, ma non sai come torni. Sicuramente voglio dimostrare a me stessa che, anche soltanto con l’uragano che si ha dentro, è possibile fare grandi cose.”