Raya e l’ultimo drago riporta alla narrazione classica che punta sulla fiducia 

SINOSSI: 

 Nel regno di Kumandra, terra abitata da un’antica civiltà, 500 anni prima gli uomini e i draghi vivevano insieme in armonia. Tuttavia i draghi si sono sacrificati per proteggere l’umanità da una forza malvagia. Anni dopo quella stessa minaccia, i Druun, è risorta e una guerriera di nome Raya è determinata a trovare l’ultimo drago per riunire il popolo.

raya e l'ultimo drago

La recensione di Raya e l’ultimo drago

Disney torna a sfruttare il proprio portale plus. Dal 5 marzo sulla piattaforma streaming della casa di Topolino, la strapotenza disneyniana accoglie tra i propri titoli l’inedito originale Raya e l’ultimo drago, vittima di una pandemia che, seppur vede forse l’apertura delle sale cinematografiche in un futuro prossimo alquanto vicino (ma, solamente, se consumatosi in zone gialle), ha dovuto virare su lidi sicuri come quello dell’on demand domestico, approfittando coscienziosamente del proprio spazio virtuale. Procedimento che segue i passi del precedente live-action Mulan, facendosi anche questo a pagamento nonostante l’abbonamento di cui gli utenti Disney + usufruiscono, che per poter vedere nella propria casa il film diretto da Don Hall e Carlos López Estrada dovranno aggiungere un’ulteriore quota equivalente al prezzo famigliare di un biglietto per la visione al cinema.

Trapassando sulla legittimità della richiesta aggiuntiva di un costo per un singolo prodotto che, comunque, ha permesso nel complesso di far superare a Mulan il box office guadagnato da un film proiettato sul grande schermo nell’estate 2020 come Tenet, quello che ci si augura per Raya e l’ultimo drago è la volontà dello spettatore di voler spendere per questo adorabile cartone animato una cifra che vada oltre il pagamento mensile del casalingo Disney +. Uno svago privato nelle mura della propria casa, ma che la condizione personale non depotenzia per una delle migliori storie della Disney degli ultimi anni, di cui ci si augura comunque una prossima uscita cinematografica pur a seguito del suo iniziale rilascio.

raya e l'ultimo drago

Quando essere eroi significa lasciera spazio agli altri

Raya e l’ultimo drago è dunque non miglior film d’animazione, ma miglior storia. Quella educativa e perfetta per il pubblico della produzione animata, semplice racconto a cui non servono sprizzi di genialità assoluti per poter parlare a chiunque, che non ricerca soltanto la spettacolarità visiva, ma si addentra con attenzione nelle spinte e nei motivi dei suoi personaggi e protagonisti. Una linearità pregna di un significato funzionale che funge da denominatore nelle linee narrative della trama di Raya e l’ultimo drago, il quale gode di una bellezza portata estremamente ai confini della naturalezza, dove gli unici artifici sono i connotati fiabeschi di un universo immaginario dominato un tempo dai draghi, ma che ritrova in aspetti incredibilmente umani le risoluzioni ai propri quesiti.

Raya e l’ultimo drago ci porta nel centro di una civiltà che cerca di riportare in vita la propria Kumadra, unione tra popoli spezzata dopo un momento di terrore del passato devastato dagli inarrestabili Druun. I Druun, frutto della discordia e del risentimento che possono fermentare all’interno delle persone, vennero fermati grazie al sacrificio di Sisu e dei suoi fratelli draghi, i quali permisero agli uomini di poter annullare il sortilegio che li tramutava da umani in statue, vedendo però decadere l’era della protezione di queste creature mitiche su il territorio terrestre. Quando il padre Benja della protagonista Raya, sovrano del regno di Cuore, uno dei cinque appartenenti alla vecchia Kumandra, tenterà di ripristinare una fratellanza tra clan, la frenesia dei Druun tornerà ad infuriare, costringendo Raya a trovare una soluzione per ridare forma umana al padre trasformato in pietra e cercare di rimediare agli errori e ai tradimenti di una società divisa dall’invidia e dalla paura.

Se la Kumandra di Raya e l’ultimo drago è il punto focale dell’intero cartone animato di Don Hall e Carlos López Estrada, era indubbio che la giovane protagonista avrebbe dovuto affrontare difficoltà che, dal singolo che vediamo intraprendere il viaggio, si sarebbero allargate a una comunità di personaggi corali, essenzialmente spalle, ma non per questo meno fondamentali. Una collettività ristretta, un circolo simbolico di quel superamento delle differenze che tanto sembrano segnare una società che crediamo ad oggi evoluta, ma che la Disney ci riconferma chiusa e ostile verso coloro che sono pur sempre gli “altri”, per un messaggio palese pur nella sua assente retorica da film d’animazione.

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Tutti noi siamo Kumandra

Raya viene così affiancata non solamente da quell’”ultimo drago” che le è spalla per tutto il film, ma diventa polo per una simbolica rinascita di quella Kumandra che, nata da pochi, può riportare in vita l’esistenza condivisa e pacifica necessaria tra popoli. La protagonista è ben presto pedina di un insieme che Raya e l’ultimo drago fa passare come obiettivo più grande, dove è la fiducia negli altri a farsi gesto simbolico per una rinascita che non può avvenire per mezzo di un solo eroe e in cui il mostrare di esserlo passa proprio dallo spazio che sappiamo lasciare all’altro. Dalla vicinanza, dal sapere che chiunque può fare la cosa giusta. Aprirsi e affidarsi diventa la cifra con cui poter aspirare a un mondo migliore, non solo sapendo di essere leali, ma credendo che tutti siano in grado di dimostrarlo.

Nel metaforico rispecchiamento di un universo che dovrebbe riscoprirsi fedele e speranzoso nella potenzialità di poter abbattere i confini e ritrovarsi protetti da una congiunta cappa di serenità e prosperità condivisa, Raya e l’ultimo drago si fa richiamo di ottimismo per un cartone che tocca picchi di classicità, ma non per questo stantii nell’ottica delle produzioni disneyniane. Un film d’animazione che non tenta la sorpresa, che non punta all’emotività, ma funge esattamente e solamente come racconto mitologico per una terra considerata lontana, ma che racchiude l’auspicio, per coloro che lo vedranno, di saper apprendere l’importanza dell’affidamento, del saper dare fiducia e di sapere, a propria volta, riceverla. Una storia che aspira a far diventare tutto il mondo Kumandra e non solamente quello della fantasia.