Dal creatore de La casa di carta, arriva la nuova serie Sky Rojo con protagoniste tre prostitute in cerca di libertà. Dal 19 marzo, su Netflix.

La serialità spagnola funziona e Netflix lo ha capito bene. Dopo il successo mondiale di un prodotto come La casa di carta, seguito a stretto giro (seppur con meno risonanza) da Vis a Vis – Il prezzo del riscatto, la piattaforma ha deciso di concentrarsi ulteriormente sulla produzione questa volta totalmente originale di una serie con radici latine, scegliendo proprio lo stesso creatore dei due successi nominati Álex Pina, il quale va collaborando con la collega di fiducia Esther Martínez Lobato. I due ideatori danno dunque vita al locale Las Novias Club nel bel mezzo del deserto  tinerfeño in Sky Rojo, nonché alla storia che lo popola e che vede protagoniste le sue tre prostitute Coral, Gina e Wendy.

Ad interpretare le donne in fuga, dopo che quest’ultime hanno mandato all’ospedale il loro pappone Romeo lasciando all’uomo come regalo d’addio il cranio spaccato in due punti, sono Verónica Sánchez, Yany Prado e Lali Espósito, le quali vanno componendo una parte degli intenti che Netflix ha voluto investire per il suo nuovo lavoro. Le attrici, infatti, sono nomi e volti rinomati soprattutto sulla scena spagnola nazionale, con la Sánchez tre volte nominata ai Premi Goya, la Prado tra i componenti del cast di La reina soy yo, candidata nel 2020 a cinque Premios TVyNovelas, e la giovane Espósito che, pur solamente classe ’91, ha già una carriera alle spalle partita nel 2007 tra recitazione e canto, che l’ha portata all’incisione di sei album sia in studio che live, e a una lunga lista di lavori divisi in ambito cinema e serie tv.

sky rojo

Sky Rojo: il successo pensato a tavolino da Netflix 

Anche le controparti maschili di Sky Rojo non possono essere da meno, così da poter soddisfare le aspettative di fama che Netflix sembra aver organizzato a tavolino. C’è Enric Auquer, forse meno conosciuto a livello di pubblico, ma pur sempre vincitore di un Goya come miglior attore esordiente nel 2019 per Quien a hierro mata. C’è Miguel Ángel Silvestre, il Lito Rodriguez di Sense8. E, infine, la vera e propria star della serie, Asier Etxeandía, tra le più intense performance cinematografiche del 2019 accanto a Antonio Banderas per Dolor y Gloria.

Netflix prepara così la propria squadra e, per assicurarsi una presa sul pubblico, il quale sa di poter contare sempre sulle storie e lo stile spagnolo quando si tratta di viaggi fuori di testa, la inserisce in un racconto fatto di sesso e violenza, che la serie può esprimere perciò al massimo della propria forma. Pur puntando, quindi, quasi su una convenzionalità che è ben cosciente di poter avere presa facile sul pubblico, Sky Rojo non si risparmia e spinge il proprio concentrato sessuale e brutale al massimo dell’espressione, non riportandoli con esasperazione o rendendo intollerabile la visione, ma scegliendo una natura esplicita tutta rivolta alla crudezza che vuole riportare. 

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Prostitute, madri, lavoratrici, fuggitive: donne

Ciò che rischierebbe di sfociare presto nel volgare in Sky Rojo, si dimostra in verità funzionale ad inquadrare il contesto di prigionia e abuso che le sue protagoniste erano costrette a subire, arrivate al supplizio tanto da essere pronte a compiere gesti estremi, tutto pur di poter ritrovare la propria indipendenza e libertà. Quello “sky rojo” del titolo è infatti il divano in semipelle rosso su cui le protagoniste aspettavano come merce in vendita i loro vogliosi clienti. E se quest’ultimi erano intenzionati a qualsiasi azione, anche la più estrema, pur di soddisfare le proprie fantasie sessuali, allora così la serie è pronta a riportare tale brutalità al pubblico, a utilizzare un linguaggio pesante, scurrile, non semplicemente per creare battute e dialoghi ad effetto, bensì per poterne restituire un senso di clausura e oltraggio per un club in cui tutto è permesso.

Questo porta Sky Rojo a voler e poter esagerare, come solo la Spagna con le sue produzioni sa fare. E così la serie parte come una corsa sfrenata in cui fermarsi equivale a dover affrontare un futuro peggiore di quello che si è lasciato. La salvezza è soltanto lontano dal Las Novias Club e per agguantarla l’opera consegna alle sue protagoniste una narrazione che si alterna tra i momenti del passato e ciò che devono compiere ora, nel presente, anche contro i loro desideri, tutto per poter proteggere il loro futuro. Un’opera seriale su come queste prostitute, donne, madri, lavoratrici guardano al mondo e come, di inverso, vengono guardate. E come non vorranno mai più essere assoggettate, maltrattate, sminuite, per una serie che rivendica la loro sopravvivenza e ne restituisce un’energia rigenerante.