Tra la passione per la vela e il desiderio di vivere il primo amore, Sulla stessa onda presenta molte ingenuità, ma rimane pieno della dolcezza dei suoi personaggi 

Sinossi del film Sulla stessa onda:

Sara (Elvira Camarrone) ha una malattia degenerativa che potrebbe vederla presto su una sedia a rotelle. Nel frattempo, però, si innamora di Lorenzo (Christian Roberto) da cui viene ricambiata, a cui però non dirà del suo male.

La recensione di Sulla stessa onda

Netflix e Mediaset vanno collaborando insieme per la prima volta e il risultato è Sulla stessa onda, che contiene esattamente i principi che entrambe le aziende avvalorano da tempo, mescolandoli assieme e tirando fuori l’unico risultato possibile. Da una parte, vista la linea editoriale scelta dalla casa di produzione e distribuzione streaming, il desiderio di incentrare il più possibile le proprie storie su dinamiche di tipo giovanile, in pieno teen movie e con protagonisti che a malapena sanno cosa significa pagare una bolletta. Dall’altra c’è uno dei colossi della tv generalista, contenitore spesso del peggio che il tubo catodico ha saputo originare e specializzato in melodrammi indigesti seppur sorprendentemente guardati.

Entrambe sanno perciò perfettamente cosa aspettarsi l’una dall’altra, tentando un’ibridazione che sappia comprendere i propri bisogni, così da allinearli insieme per cavalcare, appunto, Sulla stessa onda. Questo diventa il titolo del debuttante alla regia Massimiliano Camaiti, alla direzione dei giovanissimi Elvira Camarrone e Christian Roberto, romance a sfondo drammatico dove la malattia è motore della narrazione, nonché condizione da dover essere affrontata dai due ragazzi. Il film si fa quindi ascrivibile a quella categorizzazione di opere che vedono l’innamoramento e la degenerazione di un male andare di pari passo, confluire nel medesimo impegno del sostenersi, quanto quello del combattere, che non può che finire col far piangere lo spettatore.

sulla stessa onda

Sulla stessa onda e lo sguardo amorevole sui suoi personaggi

Per quanto Sulla stessa onda si avvicini soddisfacentemente alle aspettative di commozione che da un film simile ci si attende, rimane comunque alle proprie spalle quella madre superiora televisiva che troppo spesso confluisce nella tecnica e nei toni dell’opera, che si fa quindi meno riuscita di altri nomi della piattaforma, ma nonostante questo superiore a tutte quelle fiction passate sullo schermo della tv di casa.

La qualità che permette a Sulla stessa onda di non venir necessariamente associata a quelle tipologie di racconto televisivo forzatamente emotive e fintamente naturali è il desiderio manifesto di rispettare con ricerca e attenzione le varie tappe che compongono le storie cinematografiche dedicate al versate romantico. E il film fa questo seguendo una linea ben definita che parte già da prima nel momento della scrittura, che per quanto scolastica e molto improntata sulla facilità e la comprensione del testo, cadenza con giudizio il proprio percorso e le sequenze da rispettare, componendo una sceneggiatura completa senza guasti e solida su cui poter costruire.

È sicuramente merito dei suoi attori protagonisti se il film riesce a non scadere in macchiettistiche riproduzioni della realtà, con personaggi giovani solitamente ripresi in Italia come totalmente fuori dalla conoscenza di chi li tratteggia e questa volta invece ripresi con una comprensione e una dolcezza che non sempre il cinema nostrano gli ha riservato. Camaiti si affeziona, infatti, ai suoi personaggi, li conforta e li incoraggia sia in quella che è una storia sul vivere, che una storia sull’amare e il lasciarsi amare. Volendo bene a propria volta a quei Sara e Lorenzo così ingenui e, per questo, da coccolare, pur quando per entrambi è il momento di approcciarsi con gli aspetti più dolorosi della vita. 

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L’acerba tenerezza dei suoi interpreti

Elvira Camarrone e Christian Roberto sono incredibilmente acerbi tanto nel loro sentimento, quanto nella maniera in cui vanno rappresentandolo, ma sta proprio qui la dolcezza della loro recitazione e dei personaggi che vanno rappresentando. Entrambi pronti a crescere dentro e fuori la pelle dei protagonisti, interpreti la cui scorza deve ancora venir ben forgiata, ma che già presenta la possibilità di un’evoluzione per il futuro della propria carriera e lo smussamento di quelle asprezze tutte legate alla loro giovane età. 

Avanzando al medesimo ritmo dell’accettazione di una malattia che peggiorerà ben presto e il voler però con ogni forza poter vivere quello che, a tutti gli è effetti, è il primo grande amore, Sulla stessa onda difetta in una pessima fotografia che appiattisce ogni guizzo a richiamo proprio di quelle improbabili fiction televisive, ma compensa con la voglia di metterci tutto il proprio cuore. Energie contrastanti tra dilettantismo e gradevolezza, sufficienti per chi sa di avere la lacrima facile